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CGIL E UIL CINGHIA DI TRASMISSIONE DI PD E M5S

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Proclamare uno sciopero generale di venerdi 17 porta male, ma soprattutto porta male la trasformazione del sindacato nella cinghia di trasmissione del Pd da parte della Cgil e del M5S da parte della Uil.

Lo sciopero generale è una modalità estrema, ma a quanto pare, Cgil e Uil, più che alla contrattazione, che sarebbe lo strumento principale di un sindacato, tendono ad essere la base sociale di un’opposizione che di base sociale in proprio ne ha sempre meno e che appare sempre più isolata anche nel contesto internazionale.

Trascinare i sindacati su un terreno politico di opposizione, del resto, come ha chiaramente detto la Commissione di Garanzia, ha come effetto quello di depotenziare gli scioperi già proclamati da alcuni settori per interessi specifici.

In una nota della Commissione, emessa dopo l’incontro con i due sindacati, si legge: “Lo sciopero, così come proclamato dalle confederazioni sindacali (con esclusione di numerosi settori) non può essere considerato, come da consolidato orientamento della Commissione, quale sciopero generale, ai fini dell’applicazione della disciplina che consente delle deroghe alle normative di settore sui servizi pubblici”.

Secondo la Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sull’esercizio del diritto di sciopero, quindi, lo sciopero indetto da Cgil e Uil non può configurarsi come generale perché esclude circa 16 settori ed è spalmato su 5 giorni: trattandosi di uno sciopero plurisettoriale deve rispettare le normative dei settori. La delibera del 2023 prevede una serie di deroghe alle normative solo in caso di sciopero generale; se non è tale, vanno applicate le singole discipline di settore, come la durata (non 24 ore) e la rarefazione.

Perciò lo sciopero non può aver luogo nel trasporto aereo e nel Corpo dei Vigili del Fuoco per la concomitanza di scioperi proclamati da altri sindacati.

Solo infatti nello sciopero generale è eccezionalmente previsto che possano interrompere il servizio per 24 ore i lavoratori di tutti i mezzi di trasporto, aerei, navi, treni.

Per rispettare le indicazioni della Commissione, Cgil e Uil dovrebbero quindi limitare lo sciopero a 4 ore nei trasporti escludendo il comparto del trasporto aereo.

Se il sindacato non ottempererà alle limitazioni richieste, come minaccia la Uilt, vi è la possibilità che il ministro dei Trasporti precetti i lavoratori o che la Commissione apra un procedimento di valutazione per applicare delle sanzioni.

Dalla logica di trasformare i sindacati in soggetti politici dell’opposizione si smarca la Cisl. Che ha intrapreso una via che recupera in parte le linee sindacali della Bitmestimmung.

La Cisl non si fa “travolgere da supposte egemonie” di altre organizzazioni sindacali, ha infatti detto ieri il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra intervenendo a Rai Radio 1 a “Giù la maschera”.

“Il sindacato – ha detto Sbarra – s’indebolisce quando risponde a una logica di pensiero unico che mortifica le diverse sensibilità, che nel nostro Paese per fortuna esistono nella comunità nazionale e per noi si chiama pluralismo. Noi rispondiamo al mandato che ci arriva dalla nostra base, dai nostri associati”, ha detto ancora Sbarra “e non ci facciamo travolgere da supposte egemonie di altre organizzazioni sindacali”.

La Cisl – ha spiegato ancora Sbarra – ha convocato una manifestazione nazionale il 25 novembre a Roma, in piazza Santi Apostoli, in una giornata di sabato “per limitare i disagi ai cittadini e per non caricare di ulteriori sacrifici i lavoratori con l’astensione di una giornata lavorativa, ma anche per evitare che le tensioni sociali le portiamo nelle aziende che in questa fase non hanno alcuna responsabilità rispetto a un contenzioso che abbiamo con il governo sui contenuti della manovra economica”.

“In Italia – ha aggiunto Sbarra – le regole sullo sciopero sono molto chiare a garanzia sia del sindacato che dei cittadini. Non a caso c’è questa commissione prevista dalla legge che è chiamata ad adattare, a contemperare l’esercizio del diritto allo sciopero e quello legato ai diritti della persona nell’ambito dei servizi pubblici”.

Sbarra ha poi detto che la Cisl ha “dato un giudizio articolato alla manovra economica”, pensando che risponda a una loro “forte sollecitazione la misura legata al taglio al cuneo contributivo: portiamo a casa per tutto il 2023, 4-10 miliardi di euro, come beneficiari 14 milioni di lavoratori per ridurre le tasse”. Inoltre, pensa che sia “altrettanto importante l’accorpamento delle due aliquote Irpef al 23%, l’innalzamento a 8.500 euro della no-tax-area anche per i lavoratori dipendenti come già avviene per i pensionati”.

Ancora, il segretario Cisl ha detto di ritenere che “sia altrettanto importante l’azzeramento delle tasse sui fringe-benefit fino a 1.000 euro anche per i lavoratori che non hanno carichi familiari, la proroga della detassazione al 5% sui frutti della contrattazione decentrata”. E poi, secondo Sbarra, “c’è una misura particolarmente interessante in manovra: ci sono 8 miliardi – 5 per il pubblico impiego, 3 per il sistema sanitario – che consentono di avviare la fase dei rinnovi dei contratti pubblici”. Due dei cinque mld del pubblico impiego “arriveranno a tutti i lavoratori pubblici entro Natale, con una indennità che copre la vacanza contrattuale”. Ci sono, ha detto ancora Sbarra “misure di sostegno alle famiglie, alla natalità, 30 giorni ulteriori di congedo parentale”.

Insieme alle luci – ha detto infine Sbarra – vediamo anche molte ombre, ed è la ragione per la quale ci mobilitiamo nelle prossime giornate e nelle prossime settimane”. Sbagliata – ha giudicato Sbarra – “la stretta sulle pensioni, l’ulteriore penalizzazione per chi ricorre a quota 103, assolutamente inaccettabile ridurre le aliquote e i rendimenti per medici, infermieri, personali degli enti locali, maestre d’asilo”.

Le tre confederazioni, ben lontane da ogni possibile unità sindacale, si stanno muovendo su linee radicalmente diverse, con una Cisl pragmatica, che guarda ai fatti, ai numeri, alle luci e alle ombre e contratta e una Cgil e una Uil che, assieme, si pongono come cinghia di trasmissione dei partiti dell’opposizione.

Della crisi del sindacato è testimonianza il calo degli iscritti e del tasso di sindacalizzazione (vedi dai Ocse-Ictwss).

Tasso di sindacalizzazione

Da un’analisi di Italia Oggi, si evince che le principali sigle sindacali stanno perdendo ogni anno migliaia di iscritti. Dal 2011 al 2022, i tesserati hanno registrato una contrazione di circa 850mila persone, di cui oltre 582mila al Sud, pari a poco meno del 70% del calo complessivo.

A pagare il dazio più salato, in valori assoluti, è la Cisl: meno 491mila iscritti. Segue la Cgil con un calo di 476mila tesserati. In controtendenza la Uil, che registra un +118mila iscritti. Sette regioni accusano le contrazioni maggiori: Campania (-197mila iscritti), Sicilia (-132mila), Lombardia (-99mila), Calabria (-96mila), Puglia (-94mila), Piemonte (-62mila) e Lazio (-54mila).

I dati – afferma Italia Oggi – derivano dai siti ufficiali delle sigle sindacali e sono, pertanto, parziali.

Anche l’Ocse raccoglie numeri sulle adesioni al sindacato. La cosiddetta densità (Trade union density), definita come il numero di iscritti netti in proporzione ai dipendenti (sono esclusi, dunque, coloro che non fanno parte della forza lavoro, disoccupati ed autonomi), conferma un calo costante di iscrizioni dal 2013. In base ai numeri estratti al 31 agosto 2023, il tasso di penetrazione del sindacato sul totale dei lavoratori è sceso dal 35,7% di dieci anni fa al 32,5% del 2019. E se calano gli occupati, calano pure gli iscritti in valore assoluto.

Va detto che i dati a disposizione sono forniti dagli stessi sindacati e non sono verificabili, in quanto i sindacati non mettono in pratica il testo unico sulla rappresentanza del 2013, che prevedeva, fra le altre cose, la certificazione da parte dell’Inps del numero di iscritti a ogni sigla.

https://www.uil.it/documents/Rappresentanza_TestoUnicoConfindustria_10gennaio2014.pdf

Come riferisce linkiesta.it, uno studio condotto da tre ricercatori (Cyprien Batut, Usysse Lojkine e l’italiano Paolo Santini) per la Copenaghen Business School, ha analizzato gli iscritti ai sindacati in sette Paesi europei e ha rilevato l’anomalia italiana: dai primi anni Duemila nel nostro Paese c’è una divergenza evidente tra il numero degli iscritti al sindacato dichiarati da Cgil, Cisl e Uil e il numero di quelli che nei sondaggi si dichiarano iscritti a una sigla sindacale. Nei dati forniti dai sindacati siamo intorno al 32-33 per cento di sindacalizzazione, nei sondaggi ci si ferma al 22-25 per cento. In pratica dieci punti di differenza.

Paolo Santini, il ricercatore italiano che ha partecipato allo studio, ha ricordato – come riferisce linkiesta.it – come nel 2017 l’Inps riportava un tasso di sindacalizzazione del 25 per cento nelle imprese di Confindustria, molto più basso del 40 per cento dichiarato dalle tre maggiori confederazioni, ma in linea con la stima della Copenaghen Business School. A riprova di questo, ci sarebbe anche la minore adesione dei lavoratori agli scioperi, secondo la serie ricostruita dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo).

I sindacati italiani, durante gli ultimi decenni, hanno sempre più perso forza contrattuale e si sono burocratizzati, divenendo, di fatto, degli uffici plurifunzione per l’Inps e per lo Stato.

Inoltre, la tendenza in atto da decenni, riguarda la sindacalizzazione dei pensionati, che sono la vera massa di iscritti delle tre confederazioni, in quanto si avvalgono dei servizi delle stesse per l’accesso ai dati pensionistici, per la dichiarazione dei redditi e via discorrendo.

Fatti tutti i dovuti conti, se il sindacato segue le logiche politiche della cinghia di trasmissione, sempre più intercetterà la stessa base di partiti di riferimento e sempre meno farà il suo mestiere.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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