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Cancro: studio osservazionale su ivermectina e mebendazolo sotto esame

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due farmaci antiparassitari, ivermectina e mebendazolo

La ricerca rientra nel campo del “drug repurposing”

Un recente studio pubblicato nel 2026 ha attirato l’attenzione della comunità scientifica per la valutazione di due farmaci antiparassitari, ivermectina e mebendazolo, in pazienti oncologici.

L’analisi, basata su dati del cosiddetto “mondo reale”, non è uno studio clinico controllato ma un programma osservazionale volto a raccogliere informazioni preliminari sull’uso di questi farmaci come possibili terapie adiuvanti nel trattamento dei tumori.

La ricerca ha coinvolto 197 pazienti con diversi tipi di cancro, molti dei quali avevano già ricevuto chemioterapia, radioterapia o interventi chirurgici. Dei partecipanti, 122 hanno completato il follow-up a circa sei mesi, fornendo i dati principali per la valutazione dei risultati.

I pazienti hanno assunto una combinazione di ivermectina e mebendazolo, con capsule contenenti 25 milligrammi di ivermectina e 250 milligrammi di mebendazolo, generalmente somministrate una o due volte al giorno.

Secondo le informazioni auto-riportate dai pazienti, il 32,8% ha dichiarato di non avere più evidenza di malattia, mentre il 15,6% ha segnalato una regressione del tumore. Un ulteriore 36,1% ha indicato una stabilizzazione della condizione oncologica.

Sulla base di questi dati, gli autori dello studio hanno calcolato un rapporto di beneficio clinico dell’84,4%, che include sia i miglioramenti che la stabilità della malattia. La popolazione studiata era clinicamente eterogenea: circa un terzo dei pazienti aveva malattia in progressione al momento dell’inizio del protocollo.

Molti hanno continuato a ricevere trattamenti oncologici convenzionali durante il periodo di osservazione, come chemioterapia, radioterapia o interventi chirurgici, rendendo difficile isolare l’effetto specifico dei farmaci antiparassitari. Il trattamento è stato generalmente ben tollerato.

Circa il 25% dei pazienti ha riportato effetti collaterali, prevalentemente lievi e legati a disturbi gastrointestinali, e la maggior parte dei partecipanti ha completato il protocollo previsto. L’adesione complessiva alla terapia è stata considerata elevata dagli autori dello studio.

Nonostante l’interesse suscitato dai dati, lo studio presenta limiti significativi dal punto di vista scientifico. Essendo osservazionale, basato su questionari auto-compilati e privo di gruppo di controllo, non consente di stabilire con certezza l’efficacia dei farmaci nella gestione del cancro.

Inoltre, il tasso di risposta al follow-up è stato pari al 62%, introducendo la possibilità di un bias di selezione nei risultati riportati.

Gli stessi autori precisano che i risultati devono essere considerati come indicazioni preliminari utili per generare nuove ipotesi di ricerca, ma non come prova definitiva dell’efficacia dei farmaci.

La ricerca rientra nel campo del “drug repurposing”, ovvero il riutilizzo di farmaci già approvati per altre patologie per possibili nuove applicazioni terapeutiche. Al momento ivermectina e mebendazolo sono farmaci approvati per il trattamento di infezioni parassitarie e non sono riconosciuti come terapie oncologiche efficaci dalle linee guida internazionali.

Per chiarire eventuali benefici reali nel contesto oncologico saranno necessari studi clinici controllati e su larga scala.

La comunità scientifica sottolinea che, fino a quando non saranno disponibili prove più solide, i pazienti devono affidarsi esclusivamente a terapie oncologiche validate e seguire le indicazioni dei propri medici. Lo studio osservazionale, pur aprendo nuove piste di ricerca, non modifica le linee guida terapeutiche attuali.

Autore

  • Massimo Blandini

    Massimo BlandiniMassimo Blandini, per oltre trent'anni nelle Forze dell'Ordine e negli apparati di sicurezza nazionale, svolgendo incarichi operativi e di analisi nei settori controspionaggio, contrasto al terrorismo internazionale e criminalità organizzata transnazionale e attività OSINT. Ha conseguito la laurea in Scienze dell'Educazione e master universitari in ambito criminologico, investigativo, forense, sicurezza e intelligence. Docente di sostegno, counsellor professionista, collaboratore di agenzie investigative e istituti di ricerca. Direttore editoriale dell'Osservatore Meneghino.

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