
La cancel culture è il cancro devastante dell’Occidente, metastatizzato da una guerra cognitiva scientemente orchestrata da una cupola finanziaria speculativa e da sedicenti filantropi ed elaborata in quel laboratorio polivalente che è la California: un incubo transumanista.
Jean Assman, nel suo saggio: “La memoria culturale” mette in evidenza la radicale differenza tra il “noi” e il “voi” e prende in esame il banchetto rituale del séder, “il quale non è altro che una grande lezione per i bambini sull’esodo dall’Egitto”. [i]
La lezione si svolge con quattro domande e altrettante risposte, ma ci concentreremo su quelle del bambino saggio e su quella del bambino cattivo.
Il bambino saggio si comporta secondo quanto è scritto nella Bibbia (Dt, 6, 20-21): “Se tuo figlio domani ti chiederà: «Che cosa sono le testimonianze, le leggi e gli statuti che il Signore, nostro Dio, vi ordinò?», dì a tuo figlio: «Noi fummo schiavi del Faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano forte….».[ii]
Qui il “voi” del figlio saggio è integrato con il riferimento a leggi, testimonianze e statuti e con quel “nostro Dio”, che fa del noi e del voi una cosa sola.
Nelle domande del bambino cattivo esiste solo il voi e così, Jean Assman, ricorda un passo dell’Haggadáh (raccolta di interpretazioni) laddove è scritto: “Com’è che chiede il bambino cattivo? «Che cosa è per voi questa cerimonia?». ? «Per voi?», non anche per lui! Orbene, dato che si esclude dalla comunità, fagli abbassare la cresta e rispondigli: «Perciò Dio ha fatto questo per me, quando uscii dall’Egitto»: «Per me», non per lui”. (Haggadáh). [iii]
Il riferimento al sedér ebraico di Assman mette a fuoco il tema fondamentale riguardante il cancro della società che si chiama cancel culture, ossia l’erasione della cultura, la quale “sviluppa quella che che si potrebbe definire la sua struttura connettiva”, “lega l’uomo al suo prossimo creando, in quanto «universo simbolico» (Berger e Luckmann), uno spazio comune di esperienze, di attese e di azioni” e “lega anche lo ieri all’oggi, modellando e mantenendo le attuali esperienze e ricordi fondanti”. [iv]
Appartenenza, identità, struttura connettiva, ma anche testimonianze, leggi e statuti sono la base fondante del “noi”.
La cancel culture, come il bambino cattivo, parla di “voi” e vorrebbe cancellare quel “noi” perché dire “noi” significa fare i conti con l’intera storia del “noi”, mentre dire “voi” significa proiettare, evitando così di fare i conti, o peggio, cancellando alla memoria altrui la storia.
Dire “voi” significa anche togliersi dalla storia per perpetuare le ideologie che nella storia hanno prodotto infamie.
È questo, ad esempio, il motivo per il quale l’ebreo Soros è un assertore della cancel culture, volendo farci dimenticare delle speculazioni sulla lira e sulla sterlina e del fatto che da giovane l’ebreo György Schwartz (il suo nome originario) dava una mano ai nazisti a espropriare i suoi fratelli ebrei e che non se ne è mai pentito.
Di György Schwartz, il nome originale di Soros, così scrive, in George Soros e la Open Society, Roberto Pecchioli: “Fu forse il padre a instillare per primo nel piccolo Gyorgy il cosmopolitismo e il fastidio per le identità che diverrà uno dei suoi tratti caratteristici. L’occupazione nazista costrinse la famiglia a numerosi spostamenti e il giovanissimo Soros fu fatto passare per il figlioccio cristiano di un collaboratore degli occupanti impegnato nella confisca dei beni della fiorente comunità israelitica. Questa macchia giovanile gli è stata spesso rimproverata, ma non ci sentiamo di addossare particolari responsabilità a un adolescente che cercò senza dubbio di destreggiarsi senza eccessivi scrupoli nella bufera con l’aiuto del padre. Pure, è stupefacente che, in un’intervista al canale Fox News dell’11 novembre 2010, egli abbia considerato quei drammatici giorni «probabilmente il periodo più felice della mia vita»”.
Un altro esempio lo pone Roberto Pecchioli sul Nuovo Giornale Nazionale (https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/opinioni/17565-la-versione-di-larry-fink-direttore-di-black-rock.html), dove scrive dell’ebreo “Larry Fink, presidente e direttore esecutivo di Black Rock, il più grande fondo d’investimento del mondo, le cui partecipazioni nelle maggiori entità finanziarie e industriali del pianeta sfiorano i diecimila miliardi di dollari, cinque volte il PIL italiano. La sua ruvida franchezza permette di comprendere i veri moventi del livello più elevato del potere. La lettera annuale che Fink rivolge agli investitori di Black Rock – sottolinea Roberto Pecchioli – è attesa come un oracolo, influenza i mercati finanziari e orienta – o mette in crisi – gli investimenti, l’industria, le borse. È indubbiamente più autorevole di gran parte dei leader politici mondiali. Sostanzialmente, è il padrone della sfortunata Ucraina, di cui ha rilevato a prezzi di saldo gran parte dell’economia. Sarà l’attore protagonista, a guerra finita, della ricostruzione del paese e la sua volontà ha un forte impatto sulle scelte americane nello scenario ucraino. Ogni sua parola, ogni singolo intervento pubblico ha un rilievo che oltrepassa l’ambito economico e finanziario”.
Ebbene, Pecchioli scrive: “Idee, idiosincrasie, previsioni del settantaduenne ebreo californiano influiscono direttamente sulla nostra vita. Gran finanziatore del partito democratico Usa, è uno dei sostenitori delle nuove idee woke della cultura dominante americana, il radicalismo “risvegliato”, concretizzato nell’agenda ESG (Environmental, Social, Governance), diventata fattore decisivo, obbligo extra economico delle imprese occidentali. Per i sostenitori, la certificazione relativa – in assenza della quale è assai difficile ottenere crediti, accedere al sistema di comunicazione, entrare nei salotti buoni finanziari, competere sui mercati – è la prova di meccanismi virtuosi legati alla tutela ambientale, alla biodiversità, alla riduzione delle emissioni di CO2 (E); di criteri “sociali” relativi al benessere dei lavoratori (S); delle scelte “ etiche” e politiche aziendali (G). Nei fatti, si tratta di ancorare – costringere – le aziende ad assumere i pregiudizi ideologici della nuova cultura “risvegliata” in ogni ambito: quote razziali e di genere per dipendenti, dirigenti, per le minoranze sessuali LGBT, adesione a tutte le manie del neo-progressismo americano”.
Eccoci arrivati ad un altro ebreo bambino da collocare nella narrazione del sedér.
Una delle narrazioni correnti, anche in questo caso frutto della guerra cognitiva in atto da tempo, è quella in base alla quale gli ebrei sarebbero una sorta di potere occulto che vuole comandare il mondo, mettendo assieme, in un unico fascio, il bambino saggio e il bambino cattivo del sedér.
Non vi è dubbio che i Soros e i Fink, così come i loro degni compari, fanno parte di quelli che dicono “voi”, senza integrare con il riferimento a leggi, testimonianze e statuti e con quel “nostro Dio”, che fa del noi e del voi una cosa sola.
La cupola finanziaria speculativa è nel sedér il bambino cattivo, per il quale è scritto: “Lo spiegherai al figlio tuo, in quel giorno dicendo: «E’ a causa di quel che il Signore fece per me, quando uscii dall’Egitto».
Ecco il segno della ribellione alla cancel culture: la risposta “per me”.
Se tu mi dici “voi”, ti rispondo “per me”, perché tu non sei degno di essere annoverato tra i “noi”, sei un traditore dell’umanità, un altro da “noi”, un alieno
[i] Jan Assman, La memoria culturale, Biblioteca Einaudi
[ii] Jan Assman, La memoria culturale, Biblioteca Einaudi
[iii] Jan Assman, La memoria culturale, Biblioteca Einaudi
[iv] Jan Assman, La memoria culturale, Biblioteca Einaudi





