
di Giuseppe Augieri
Qualche volta i numeri fanno male. Ma aiutano a capire.
E’ passata sotto silenzio la riunione a Kazan dei BRICS, l’insieme dei Paesi che stanno creando un centro di potere economico, militare, culturale, sociale, politico opposto a quello occidentale. Ne ho parlato più volte. Qualche commentatore, tra l’altro di spessore, definisce questa “un summit dell’oriente mondiale”: quasi come la questione ci possa interessare poco. Vediamo.
Alla riunione di Kazan i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa, allargatisi a gennaio 2024 con l’ingresso di Emirati Arabi Uniti, Egitto, Arabia Saudita, Iran, Etiopia e Argentina), partecipano 36 Paesi del mondo, interessati a questo nuovo “polo” e 13 di essi (Turchia, Indonesia, Bielorussia, Cuba, Bolivia, Malaysia, Uzbekistan, Kazakistan, Tailandia, Vietnam, Nigeria, Uganda e Algeria) sono candidati ad entrare nel gruppo. Ma quale riunione “dell’Oriente”? Ma si capisce politicamente cosa sta maturando? E cosa sul piano economico?
Ed, allora, ecco i numeri. Prima delle nuove adesioni!!. La popolazione dei BRICS è pari al 47% della popolazione mondiale, ma in termini di mercato il 53%. IL PIL mondiale è di circa 105.000 miliardi di dollari. Gli USA rappresentano il 25% di questo totale, il G7 nella sua interezza il 46%. I BRICS, ad oggi, il 29%. Ma questi numeri sono destinati a cambiare velocemente: gli economisti concordano nel ritenere probabile un PIL in crescita del +189% per i BRICS e del +50% per i Paesi del G7 entro il 2050. E poi ci sono i nuovi ingressi che si stanno decidendo…..in questa “inutile riunione dell’oriente del mondo?”. Viva la miopia.
Se il contrasto tra Cina ed India ha rallentato alcune operazioni – ad esempio la creazione di una moneta di riferimento nelle transazioni commerciali che sostituisca il dollaro – questa situazione può sbloccarsi in poco tempo: ed allora l’esplosione dei BRICS super allargati sarà devastante. Non ci piace, ma la creazione di un secondo polo per il predominio del mondo è già avvenuto. Prosit.
Se l’Europa non assumerà una sua unità politica per essere – in ogni campo – autonoma e rappresentare così “il terzo polo” sarà schiacciata senza pietà. E’ la risposta alla domanda di come possiamo noi posizionarci. L’Europa non vale poco sul piano economico. Ripeto i dati del PIL rispetto a quello mondiale: USA 25%, BRICS 29%, Europa 18%. Ma l’Europa non c’è, né politicamente, né come prospettive di sviluppo, né come innovazione, né come costruzione sociale. Non ci si può fermare alla sola denuncia, che però va fatto con tutta la forza possibile. Sandro Roazzi so che condividi questi miei pensieri. Nella corsa al “si salvi chi può”, già in atto, i più deboli in Europa non avranno scampo. La ripresa dei nazionalismi, anche quelli sinora tenuti nascosti come per Francia e Germania, sta maturando anche per questo motivo. Il contrasto ad essi va affrontato esigendo rispetto per il proprio Paese – i pot-pourri non servono – ma sviluppando politiche che siano di respiro europeo: nella tenuta dei conti e però nella spesa produttiva; nel risveglio di valori tradizionali e nel loro aggiornamento non ideologizzato; nel riformismo con obiettivo welfare anche negoziando con la grande finanza un patto tutto nuovo. Perché anche la grande finanza, che pure non ha problemi visto che è in entrambi gli schieramenti, sta decidendo cosa fare.
Tutte operazioni complesse: le strade per realizzarle, che sembrano contrastarsi, devono invece convergere. La risposta è nel metodo delle mediazioni, nel lavoro fuori dello schema del “bianco e nero”, nei confronti e non solo scontri, ed anche in un sano nazionalismo. Il nucleo di lavoro politico per un cambio di prospettiva. Senza lasciare “morti” sul tappeto: rallentano ed impediscono soluzioni.
Sta sorgendo un nuovo equilibrio che mette in forse le poche certezze che ancora qualcuno si ostina ad avere. Rinnovarsi o perire? Si, lo slogan ritorna; e il “perire” non è un’ipotesi di scuola. Vale per molti Paesi. L’Italia tra questi e, temo, per prima. Una sconfitta non può essere nel programma di nessuno: non vorrei essere nei panni di chi ne porterà il peso maggiore.





