La decisione di adottare i dazi fino al 102,5% per i prodotti cinesi, soprattutto per le autovetture e le batterie, rappresenta una svolta epocale nella politica economica dell’amministrazione Democratica statunitense, la quale subisce una profonda metamorfosi fino a dimostrarsi molto simile a quella precedente conservatrice della presidenza Trump.
Una strategia che fa intravedere un cambiamento epocale nella politica economica statunitense, rispetto la quella degli ultimi decenni pesantemente ispirata dalla ideologia del WTO, in simbiosi con la piu deleteria espressione liberista e speculativa.
L’amministrazione Biden adotta, con questo cambiamento un nuovo pragmatismo economico, il quale individua come obiettivo il mantenimento del primato all’interno del mercato statunitense dei prodotti americani e soprattutto mira al mantenimento dell’occupazione americana.
Una politica inaugurata dalla precedente amministrazione conservatrice Trump con “American first”, che ora viene adottato anche da quella democratica in un contesto internazionale molto problematico.
Ovviamente, è molto facile immaginare che ci saranno delle decise reazioni da parte del Colosso cinese in termini di rappresaglia commerciale, le quali tuttavia non sembrano impensierire gli Stati Uniti, forti anche dei primi effetti di una politica di riallocazione produttiva (reshoring) inaugurata, appunto, dall’amministrazione precedente ed ovviamente della autonomia energetica.
In questo contesto, quindi, gli unici a pagarne le spese di questo nuovo conflitto commerciale tra i due maggiori colossi economici mondiali, oltre a Taiwan abbandonata al proprio destino o peggio considerata come il prossimo scenario di guerra, saranno sicuramente gli appartenenti all’Unione Europea.
Quest’ultima, infatti, non da oggi risulta priva di una visione strategica economica ed assolutamente distratta da tematiche etiche, per di più avvolta all’interno di un delirio ideologico e quindi assolutamente svincolata dal contesto contemporaneo.
I suoi stessi obiettivi politici ed economici non sono di certo rappresentati dal mantenimento degli asset strategici, ma dalla adozione di visioni ideologiche, i cui costi ricadranno interamente sui cittadini sia in termini di perdite posti di lavoro che economici a causa del costo dei vari adeguamenti ambientali imposti.
In altre parole, mentre gli Stati Uniti dimostrano, anche all’interno di una prospettiva elettorale, di individuare come prioritari il mantenimento e lo sviluppo dei primati industriali e tecnologici, l’Unione Europea, Commissione e parlamento europeo all’unisono, continua ad essere preda di un’ideologia assolutamente nefasta rappresentata dalla transizione ecologica ed energetica.
Grazie alla adozione di questo neopragmatismo economico adottato dall’amministrazione Biden gli Stati Uniti grodranno di uno scenario economico e sociale positivo.
Viceversa, l’Unione Europea ancora oggi rimane impantanata in una ideologia di retroguardia, la quale come inevitabile conseguenza determinerà il definitivo ed decisivo declino del continente europeo.
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