Sulla perenne onda del populismo
Come per Mani Pulite, sono stati i diretti interessati, i PM, i giudici, ovvero quelli che l’hanno iniziata e gestita, a sostenere, poi, che era stato un errore e che furono fatte molte forzature.
E che, spenti i riflettori, quello che si diceva di voler colpire è restato integro. Che “non fu la giustizia a fallire, ma la volontà di dire tutta la verità”.
A quel tempo, furono in tanti a dare addosso a chi, di quel “processo”, denunciava la sostanziale falsità ideologica e i rischi delle sue conseguenze.
Come per Craxi, sul quale, in una sorta di gara a chi arriva un po’ più in là di altri, molti si sono affannati, poi, a evidenziare che non fu Mani Pulite a ucciderlo ma una campagna politica, complice il PCI, sostenuta da un “accordo di fatto” tra magistratura e giornali.
Che Craxi fu scelto come vittima sacrificale e sacrificabile. Pentimento ammirevole, che resta tardivo e colpevole, ma, soprattutto, incompleto.
A quel tempo, ma ancora oggi, in tanti diedero addosso al “cinghialone”, mettendo in dubbio una dignità, che andrebbe rivisitata senza remore.
Come per Berlusconi, condannato una sola volta nei 30 processi ai quali è stato sottoposto, con uno dei giudici di quella condanna che poi chiese esplicitamente scusa per quella sentenza che definì “una porcheria”.
Porcherie da non confondere con quelle della sua vita privata: quest’ultima disdicevole ma non illegale. Sulla quale è stata creata un battaglia, esempio di invidia nobilitata a moralismo poco meno che bigotto. E cancellando, così, la “obbligatorietà” di leggerla tutta, quella vita e quell’esperienza.
Come per le denunce sull’esistenza di correntismo nella magistratura, considerate poco meno di un reato, sicuramente un attacco alla Costituzione e che poi, oggi, mentre si avvicinano le elezioni del nuovo CSM e la cruda realtà non può più essere nascosta, vedono il Presidente di ANM e l’ex Presidente del Comitato per il No ad affrettarsi nel denunciare “i guasti del correntismo”.
Poi, in comune questi omicidi politici hanno quell’avverbio di tempo nel nostro Paese senza tempo.
Dicono di assenza del coraggio di capire, della voglia di verità, senza l’esigenza morale di fare i conti con la propria storia, che, negli ultimi 35 anni, è stata buia come non mai.
E lo è stata soprattutto perché l’esagitazione violenta e intrisa d’odio che si è voluto fare delle piazze, compresi il populismo più becero e la menzogna come strumento di informazione, utilizzate come sostituto di una capacità politica che, con queste vicende, è stata uccisa.
Tant’è che oggi, resta, visibile cadavere di una società che urla il suo disprezzo allontanandosi dal momento elettorale.
Un maggioranza silenziosa, strumentalizzata anche in questo suo silenzio. Che non starà ferma ancora a lungo.
Poi ci meravigliamo di Vannacci.
Sul rapporto tra populismo e destra ho già detto il mio pensiero: il primo è sempre l’avanguardia della seconda. Ma ancora non si capisce.
Lo ripeto: chi di populismo colpisce, di populismo perisce.





