Molti considerano l’antisemitismo una forma di razzismo ed equiparano le due cose, ma si tratta di un errore e non solo perché, con tutta evidenza, gli ebrei non sono una razza.
Il razzista ritiene che da certe caratteristiche fisiche non essenziali degli esseri umani (colore della pelle, forma degli occhi eccetera) derivino differenze sostanziali, di tipo etico ed intellettuale, fra gli stessi. Chi ha la pelle di un certo colore o una certa forma degli occhi sarebbe “superiore” o “inferiore” a chi ha colore della pelle o forma degli occhi diversa. L’ideologia razzista trasforma l’inessenziale in essenziale, instaura differenze etiche ed ontologiche fra le persone partendo da ciò che in queste è del tutto secondario. Questo basta ed avanza per rifiutare nella maniera più netta qualsiasi tipo di razzismo.
Dal razzismo però non deriva, meglio non deriva necessariamente, l’odio verso le razze considerate “inferiori”. I membri delle cosiddette “razze inferiori” sono destinati ad occupare permanentemente l’ultimo gradino della scala sociale, al limite possono essere comprati e venduti come schiavi, ma, se stanno al “loro posto” li si può trattare anche con paternalistica benevolenza. Di solito il razzista non odia i membri delle “razze inferiori”, né medita di sterminarli. Spesso li considera alla stregua di animali: esseri che hanno di certo uno status etico ed ontologico diverso dagli esseri umani ma non necessariamente meritevoli, per questo, di essere odiati o sterminati.
Il discorso è radicalmente diverso nel caso dell’antisemitismo. L’antisemita non considera intellettualmente “inferiori” gli ebrei, al contrario spesso li ritiene estremamente intelligenti ed astuti. L’antisemita considera malvagi gli ebrei, ritiene che siano alla costante ricerca del predominio mondiale. L’ebreo domina la finanza mondiale, oppure è il leader di tutti i movimenti rivoluzionari, il perfetto nichilista. Astuto e perverso usa il potere politico o il denaro per disgregare le società in cui si è surrettiziamente introdotto. L’ebreo non è l’essere inferiore che “deve restare al suo posto”, no, è un nemico perfido e potente che tutto e tutti vuole dominare.
Non ci può essere paternalistica benevolenza nei confronti dell’ebreo esattamente come non può esserci benevolenza paternalistica nei confronti di un ragno velenoso che si sia introdotto nel nostro letto. L’ebreo non va sfruttato, va odiato, emarginato, recluso ed alla fine massacrato.
L’ebreo non deve occupare l’ultimo gradino della scala sociale, spesso occupa il primo. No, l’ebreo va spazzato via dalla società come si spazzano via da casa nostra gli insetti velenosi. Se, tralasciando tutte le enormi differenze, un telegrafico paragone può essere fatto fra l’antisemitismo ed il classismo fanatico dei comunisti. Per gli antisemiti l’ebreo è un po’ come per i comunisti fanatici è il borghese: non un “essere razzialmente inferiore” ma uno spietato sfruttatore da odiare, combattere, eliminare, spesso fisicamente. I manifesti propagandistici che mostrano Lenin che con la scopa spazza via i borghesi dal mondo ricordano sinistramente quelli dei nazisti raffiguranti il prode ariano che dal mondo spazza via gli ebrei, significativamente rappresentati col cappello a cilindro tipico dei grandi finanzieri.
A Londra in questi giorni è stato devastato un cimitero ebraico. Si devasta un cimitero non perché si considera che questo ospiti le salme di “esseri inferiori”. No, lo si devasta perché chi vi è sepolto non merita neppure il rispetto che si deve alla morte. Perché si odiano in pari misura i vivi ed i morti.
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