Il pensiero non può che correre alla tragedia che è avvenuta, per l’ennesima volta, in Toscana, come succede in tante parti del territorio italiano. Basta una caduta eccesiva di pioggia che crea disagi e disastri ed anche qualche morto.
La natura in pochi giorni è stata inclemente e ha messo in ginocchio questo territorio.
I danni delle copiose piogge sfiorano stime da capogiro a cui poco realisticamente i singoli Comuni riusciranno a far fronte se non ci sarà un consistente intervento da parte dello Stato.
In quei giorni all’isolamento di interi quartieri, causati dall’impraticabilità delle vie di circolazione, si sono aggiunti numerosi guasti sia alla rete idrica sia a quell’elettrica, facendo rimanere così anziani e intere famiglie nelle loro case senza luce e senza acqua.
Il contraltare della tragedia, come sempre, sono i soccorritori tutti, eroi che si sono strenuamente spesi, rischiando in prima persona e che sono l’immagine migliore di questa terribile vicenda, un’immagine di solidarietà, di forza e di voglia di vivere dei toscani e di tutta l’Italia unita.
Qualcosa di incredibile per cui è difficile trovare parole e forse la cosa migliore è proprio rimanere in un rispettoso silenzio di quanti questi giorni piangono aver perso i loro beni e non speculare su queste tragedie, come purtroppo a volte fanno i mass media che focalizzano l’attenzione nell’immediato per poi gettare tutto nell’oblio pochi giorni dopo.
Questa enfatizzazione mediatica è per l’appunto temporanea ma il dolore rimane e segna le persone che ne sono indelebilmente colpite e, allora, quali sono le risposte che possiamo dare e quali sarebbero le scelte che dovremmo prendere d’ora in avanti per evitare che tutto ciò si possa ripetere?
Certo la furia della natura non si può prevedere e forse nemmeno controllare ma sicuramente l’uomo può e dovrebbe rispettarla.
Evitando polemiche sul caso specifico, sono ormai fin troppi anni che una sparuta parte delle società civile e non solo lancia allarmi contro gli abusi edilizi, la mancanza di infrastrutture, la carenza di pulizia del territorio e gli eccessi della cementificazione del suolo e forse sarebbe il caso, anche dopo i numerosi eventi sismici, che si agisse finalmente sul recupero, sulla cura e sulla messa in sicurezza del patrimonio immobiliare esistente, pubblico e privato, ponendo un freno alla speculazione edilizia e mettere in sicurezza tutto il territorio. Costerebbe meno la prevenzione che l’intervento successivo dopo i disastri.
La natura può essere ingestibile ma non lo è, al contrario, l’incuria dell’uomo nella progettazione della cura del territorio e dell’edilizia.
Bisogna ripartire perciò da controlli capillari e puntuali sull’esistente per garantire quanto meno il dovuto adeguamento sismico e idrogeologico di quelle strutture, cosa che purtroppo è stata fin troppo limitata o ancor peggio non è mai avvenuta.
Qui però entra in gioco una componente fondamentale per rendere tutto questo possibile, ossia il ruolo e la funzione delle istituzioni dello Stato.
Perché a chi ha profetizzato l’eccessiva burocratizzazione della macchina del Paese, demonizzandola e riducendola sempre più all’osso, risponde l’evidenza dei fatti, ossia l’impossibilità delle articolazioni dello Stato più prossime ai cittadini di prevenire problemi purtroppo imprevedibili o quanto meno di corrervi ai ripari.
Purtroppo, i questi anni ha vinto un neo liberismo che ne ha smantellato le funzioni.
L’impianto delle “nuove” proposte politico-economiche e finanziarie si è concentrato, purtroppo, principalmente sui tagli alla spesa pubblica, senza mai valutare le ricadute sui costi sociali.
L’attacco principale si è sviluppato contro la Pubblica Amministrazione, riducendone gli investimenti e parallelamente diminuendo il livello del benessere, della civiltà, della solidarietà e delle pari opportunità di tutta la comunità.
Come se al ridursi del perimetro di azione dello Stato, tanto ambito dai dogmi neoliberisti perorati dalle politiche di spending review, si risolvessero tutti i mali e le inefficienze dello Stato.
Queste come altre critiche sono solo strumentali, finalizzate a sostenere l’abolizione totale dell’intervento dello Stato e quella quasi completa della Pubblica Amministrazione, anch’essa da ridurre ai minimi termini come lo stesso perimetro dello Stato.
Queste teorie stanno mostrando, invece, solo che all’indietreggiare dello Stato e all’eclissarsi dei suoi corpi intermedi corrisponde proporzionalmente l’avanzare dei disservizi, dei disagi e delle diseguaglianze.
Oggi la macchina amministrativa versa in condizioni molto difficili per la mancanza di strumenti, la pochezza di stimoli professionali, la fatiscenza di sedi e della tecnologia in uso ormai superata e la carenza di mezzi, strumenti e organico.
Per la rilevanza sociale dei servizi che offre, sarebbe opportuno investire nella Pubblica Amministrazione piuttosto che svilirla con continui tagli lineari.
Questa linea politica non corrisponde alla storia di un Paese come l’Italia, radicato su una Costituzione che affida allo Stato il compito di garantire e promuovere la coesione sociale, onde consentire la libera partecipazione dei cittadini alla vita della comunità nazionale.
Per queste ragioni, noi ribadiamo che per tutti, a prescindere dal ceto e dal luogo di nascita, devono continuare ad essere garantiti i servizi pubblici essenziali dalla Pubblica Amministrazione, altro che voler l’Autonomia Differenziata.
Bisogna porsi, tutt’al più, il problema di come renderli più produttivi e di come renderli vicini alle esigenze della gente, intervenendo nel funzionamento delle strutture di erogazione delle assistenze, apportandovi criteri come la modernizzazione, la professionalità, la tempestività e la qualità del servizio offerto.
In particolare voglio ricordare il corpo dei vigli del fuoco che si impegnano sempre in queste sciagure che si abbattono sul nostro Paese. Sono servitori dello Stato di cui tutti noi non possiamo che essere fieri, ma che si trovano a fronteggiare situazioni di emergenza con squadre il più delle volte mutevoli, nelle quali ai contrattualizzati a tempo indeterminato si affiancano numerosi vigili a tempo determinato se non a chiamata.
In effetti, da circa vent’anni, ossia da quando il debito pubblico è diventato la priorità delle priorità, la politica economica risparmia sistematicamente sulla manutenzione delle infrastrutture e dilapida le poche risorse disponibili in spese improduttive.
La macchina dello Stato deve riprendere linfa, c’è bisogno di investire e di ridare slancio all’intervento dello Stato nelle scelte di peso della politica economica e di prevenzione, non rimanendo più schiavi di ciechi tagli lineari della spesa pubblica.
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