
Oggi vi intratterrò sulle eroiche imprese di Carlo, detto Martello, re dei Franchi, che acquisì tale soprannome poiché, nella battaglia di Poitiers, brandì il famoso martello di Thor.
Vi narrerò, poi, le gesta di Pipino il Breve, così appellato a causa del coito precoce di cui soffriva…
E sciorinerò, con incurante protervia, un ulteriore profluvio di minchiate medievali senza averne la minima competenza.
Se poi anche facebook oscurerà il mio post ritenendolo “disinformativo o ingannevole” ne denuncerò la censura, perché ognuno di noi deve essere libero di esprimersi.
Tale libertà è inviolabile, anche quella di fare figure escrementine.
Per cui, se io che non so nulla di storia medievale, devo essere libero di dire scemenze sull’argomento, anche l’esimio professor Barbero, che invece ne è un luminare, è libero di fare altrettanto su temi di natura giuridica.
E nessuno lo deve censurare.
Anzi, ritengo le argomentazioni addotte dal professore così palesemente inesatte, che bene avrebbero fatto a rimanere ad imperitura memoria per sostenere la Riforma della Magistratura.
Qualcosa di giusto però l’ha detta…
Della sua spericolata filippica salvo solo l’esordio.
«Io sono di sinistra, e questo lo sanno tutti» esordisce Barbero, «Ma proprio per questo c’è bisogno che io dica che anch’io voterò NO?»
In realtà non ce n’era affatto bisogno.
Perché un uomo di scienza che, nelle scelte che richiedono analisi e conoscenza, confessa di farsi condizionare dall’ideologia politica, si qualifica da solo.
Invece, purtroppo (per lui) Egli afferma di aver “studiato da vicino la questione”.
Ma dal risultato dei suoi studi ne esce una magistrale conferenza accademica sui fischi per fiaschi, un trattato sulle lucciole per lanterne, uno spericolato torneo cavalleresco dove il professore di storia medievale si getta, lancia in resta, inanellando una sfilza di errori madornali…
Non ne azzecca una neanche per sbaglio.
Il dotto luminare esordisce sentenziando sull’inutilità del referendum attinente la “separazione delle carriere” tra giudici e pubblici ministeri, poiché, a suo dire, di fatto “tale separazione già esiste”.
Ma se avesse veramente studiato, avrebbe compreso che quello che in realtà parzialmente già esiste è la separazione delle funzioni non delle carriere.
E’ infatti vero che oggi, dopo la riforma Cartabia, i passaggi delle funzioni dall’una e dall’altra parte sono minimi (chi fa il pubblico ministero può passare a fare il giudice solo una volta, e viceversa).
Ma non è questo il problema!
Il vero problema sono le carriere, e cioè le promozioni, i trasferimenti, le assegnazioni degli incarichi, i procedimenti disciplinari.
Provvedimenti che oggi vengono decisi da un unico Consiglio Superiore della Magistratura composto sia da pubblici ministeri che da giudici.
Sono quindi anche i pubblici ministeri che, in quella sede, decidono le sorti dei giudici.
A questo punto, il professore è in grado di spiegarci come può essere “terzo ed imparziale” un giudice la cui carriera è affidata a collegi di cui fanno parte i pubblici ministeri?
Se poi ci aggiungiamo che i componenti del CSM hanno raggiunto quello scranno solo grazie all’appoggio delle correnti politiche in seno alla magistratura, la catastrofe è completa.
Proprio per evitare tale assurdità, la riforma si pone due obiettivi.
Il primo è di separare le due figure creando due CSM differenti: uno per i PM, l’altro per i Giudici.
In tal modo i Giudici avranno il loro organo di autogoverno e saranno del tutto indipendenti dai PM.
Il secondo è quello del sorteggio per l’elezione dei componenti dei CSM, annullando così ogni controllo e potere dei partiti politico-giudiziari nella gestione della Giustizia.
Ma evidentemente per l’insigne studioso tali aspetti non sono degni di nota.
Anzi, secondo la sua analisi la Riforma intaccherebbe finanche la “separazione dei poteri” al punto che il cittadino si troverebbe dinanzi una magistratura che «prende ordini dal governo».
Non ho idea in quali testi di studio distopici il professore abbia rilevato tale apocalittica notizia.
Di sicuro non nella Riforma, nella quale è scritto, nero su bianco, che la magistratura, composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente, costituisce un Ordine autonomo e indipendente da ogni potere e i due CSM saranno presieduti entrambi dal Presidente della Repubblica (e non certo dal ministro della Giustizia).
Ma forse costui oltre che della Storia antica è esperto anche di Storia fantascientifica e quindi capace di prevedere il futuro…
Ma è sull’Alta Corte Disciplinare, prevista dalla Riforma per valutare con maggiore serietà gli errori dei magistrati, che il professore dà il peggio di sé.
Infatti Barbero afferma che se prima le funzioni disciplinari erano regolate dal CSM, composto in maggioranza da magistrati, e solo in parte da membri Eletti dal Parlamento, ora nell’Alta Corte c’è uno sbilanciamento in favore della politica.
Beh, Barbero è indubbiamente esperto di Storia ma difetta in Matematica.
Infatti i componenti dell’Alta Corte saranno per 2 terzi magistrati e solo per un terzo membri “laici”.
Ma non finisce qui.
A suo dire, mentre i magistrati che comporranno l’Alta Corte saranno estratti a sorte, quelli “laici” saranno scelti dal Governo.
In verità se è pur vero che i magistrati che comporranno il conclave saranno estratti a sorte, analoga cosa accadrà per i membri che non appartengono alla magistratura.
Infatti costoro verranno estratti a sorte da un elenco di professori di università in materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di esercizio, che il Parlamento (e non certo il Governo) compilerà mediante elezione.
Insomma una débâcle totale di un uomo di scienza, che sembra prestato alla propaganda e che arriva a confondere le funzioni con le carriere, il sorteggio con la nomina, il governo con il parlamento.
Eppure, malgrado ciò, ritengo abbia tutto il diritto di esprimere le sue opinioni, pur se non condivisibili, e finanche le sue analisi, pur se totalmente sballate.
Nessuno può ergersi a censore.
Tantomeno i social e segnatamente facebook.
E’ sufficiente, dati alla mano, dimostrare l’infondatezza delle asserzioni da qualunque fonte provengano.
Ritengo che ormai abbiamo sviluppato gli anticorpi per i soloni che pontificano.
Se qualcuno ancora non l’ha fatto, non ci sarà alcuna censura che lo salverà dell’ignavia e dalla labirintite mentale nella quale pascola.
Per cui va lasciata piena libertà di espressione, anche quella di dire sciocchezze…e di fare una brutta figura.





