
di Nino Orlandi
Nuovo giro, altro report. Ma si è capito che dietro c’è il solito luridume, per citare un caro amico.
Per fortuna nessuno, tranne chi piange se sente l’inno dell’Unione Sovietica, chi va in vacanza a Cuba o qualche parente, gli crede più.
Stavolta a bacchettare l’Italia sotto il profilo della libertà di informazione è un documento firmato dal consorzio Media Freedom Rapid Response, cofinanziato dall’Unione Europea. Con la partnership, tra gli altri, della Federazione Europea dei giornalisti: la stessa organizzazione guidata da quel Ricardo Gutierrez che, dopo la pubblicazione del rapporto europeo sullo Stato di diritto, aveva gridato alla deriva illiberale dell’Italia, chiedendo a Bruxelles di avviare una procedura di infrazione contro Roma.
Nella «missione» del consorzio europeo, realizzata tra il 16 e il 17 maggio scorsi, si ripercorrono gli stessi rilievi del recente rapporto Ue. Dalle querele temerarie ai presunti tentativi di «censurare» la Rai. Solo che stavolta c’è di più. Alla stesura dell’atto di accusa di 26 pagine hanno collaborato, in qualità di stakeholders, alcuni giornalisti italiani. E fin qui nulla di troppo di strano. Se non fosse che tra i cronisti che hanno partecipato al lavoro che dipinge una svolta autoritaria del governo italiano nel rapporto con i media, ci sono una serie di firme note per l’ostilità contro l’esecutivo di Giorgia Meloni. Giornalisti che lavorano, guarda caso, per testate più all’opposizione dell’opposizione, che tutti ben conoscono.
Ma, tornando ai giornalisti, spicca chi è stato protagonista di più di un battibecco con Meloni durante conferenze stampa e punti stampa della premier con i cronisti al suo seguito. Un quotidiano ha prontamente pubblicato un articolo in cui si dà conto del report europeo. «Il rapporto di Media Freedom: con il governo Meloni la libertà di stampa è a rischio», è il titolo di un pezzo pubblicato in questi giorni sul sito online del cennato quotidiano.
Ma altri fanno di più. I due testate, guarda caso, affidano il resoconto sul rapporto, che parla di libertà di stampa a rischio, agli stessi giornalisti che hanno collaborato al lavoro di Media Freedom Rapid Response.
«Il report europeo sulla libertà di stampa boccia ancora l’Italia», campeggia su un sito di un noto quotidiano. A curare il pezzo è un soggetto che appare anche in calce al report in qualità di stakeholder. Identica operazione fa un altro giornalone, il quale pubblica un articolo sul documento anti-Meloni a firma di chi compare anche tra chi ha collaborato al report-denuncia. Del pari si dica riguardo un altro quotidiano, palesemente anti governativo.
Una giornalista, il cui nome evoca un arcinemico del governo, si occupa per il suo giornale della missione del Media Freedom Rapid Response e figura tra i giornalisti coinvolti nell’iniziativa.
A completare il quadro anche qualche radio ed altri in ordine sparso, compreso chi, ovviamente legittimamente e in piena libertà dichiara di aver votato una nota pasionaria cacciatrice di nazisti.
Da Propagandopoli è tutto.





