
La svolta a Dubai c’è stata, ma non è quella auspicata da Papa Francesco, testimonial della religione green della setta californiana del capitalismo woke.
Al COP28 di Dubai è rientrato sulla scena mondiale il nucleare.
La svolta si è determinata con l’adesione di 22 paesi alla Declaration to Triple Nuclear Energy, un accordo che li impegna a triplicare la capacità di produzione di energia nucleare globale entro il 2050.
I paesi aderenti sono: Stati Uniti, Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Ghana, Ungheria, Giappone, Corea del Sud, Moldavia, Mongolia, Marocco, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Ucraina, Emirati Arabi Uniti e Regno Unito.
L’Italia non ha aderito alla dichiarazione, in quanto, come ha spiegato la presidente Giorgia Meloni, per il momento ha preferito tenere una posizione interlocutoria.
Intervistata dai giornalisti a Dubai tra un incontro e l’altro, Meloni ha detto: «Bisogna essere sempre molto pragmatici e non ideologici, io non ho preclusioni su nessuna tecnologia che possa essere sicura». Poi ha aggiunto che la «vera sfida» per l’Italia è la fusione nucleare, una tecnologia su cui l’Italia «è più avanti degli altri», e non la più tradizionale fissione.
Sta di fatto, pur con il dovuto pragmatismo, che il tabù del nucleare è caduto e che ci si incammina verso la vera alternativa al petrolio e al carbone.
In questo nuovo cammino verso l’energia pulita, l’Italia ha molte cose da dire.
Nei mesi scorsi, infatti un accordo da 50 milioni di euro in 5 anni tra Enea, il consorzio europeo Eurofusion e Cineca ha dato il via ad un supercomputer di ultima generazione per studiare come generare energia dalla fusione nucleare.
Il supercomputer, in grado di eseguire 47 milioni di miliardi di operazioni al secondo, dovrebbe entrare in funzione alla fine del 2023 presso la sede del Cineca a Casalecchio di Reno (Bologna) per simulare la fisica del plasma che si genera all’interno dei reattori.
Il nuovo supercomputer arricchisce l’importante rete italiana del supercalcolo, che ha visto nel 2020 l’entrata in servizio del sistema Marconi, tra i primi 10 al mondo, e successivamente del Leonardo, al quarto posto al mondo.
“Per rispondere adeguatamente alle esigenze della comunità Eurofusion abbiamo elaborato una specifica tecnica, basata sulle più moderne e innovative architetture di calcolo, al cui sviluppo ha contribuito in modo determinante il Dipartimento Enea di Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili con la Divisione per lo Sviluppo dei sistemi per l’informatica e l’Ict”, osserva Alessandro Dodaro, direttore del Dipartimento Enea di Fusione e tecnologie per la sicurezza nucleare e referente dell’accordo per l’Agenzia.
Il nuovo supercomputer sarà dedicato esclusivamente alla fusione nucleare, una tecnica ancora in fase di sperimentazione, che sfrutta lo stesso meccanismo che avviene all’interno delle stelle per produrre sulla Terra energia pulita in modo sicuro e sostenibile.
Ad oggi il maggior progetto internazionale sulla fusione è Iter, International Thermonuclear Experimental Reactor, in fase avanzata di costruzione in Francia, a Cadarache, e che ha l’obiettivo di dimostrare la fattibilità della produzione di energia da fusione su scala commerciale, integrando le diverse tecnologie all’interno di una centrale elettrica.
L’Italia contribuisce al cammino verso la fusione in particolare con il progetto Dtt (Divertor Tokamak Test), la macchina sperimentale presso il Centro Ricerche Enea di Frascati (Roma) e il consorzio Rfx.
Nel 2016, con il supporto della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), l’Italia ha infatti avviato la costruzione dell’impianto sperimentale DTT, una struttura destinata a diventare il principale polo di ricerca sulla fusione in Europa e una delle più grandi al mondo. Questo progetto coinvolge diverse entità italiane, tra cui Eni, Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e varie università.
Il nostro Paese ha sia il know-how scientifico e tecnologico che le risorse industriali per emergere come un leader globale nello sviluppo dell’energia da fusione nucleare. Tuttavia per farlo è necessario che gli attori nazionali, sia pubblici che privati, collaborino in modo sinergico. L’Italia può ergersi come punto di riferimento in Europa e non solo, ma bisogna agire e reperire le ingenti risorse finanziarie necessarie se si vuole cogliere questa opportunità.
L’Italia comunque già offre un contributo importante scientifico e tecnologico alla ricerca sul nucleare attraverso il consorzio Iter, una collaborazione internazionale partecipata oltre che dalla UE anche da Stati Uniti, Russia, Cina, India, Corea del Sud e Giappone.
Inoltre, il Consorzio RFX (grazie alle risorse di personale e finanziarie assicurate da CNR, ENEA, INFN e dall’Università di Padova e ai contributi derivanti dalle collaborazioni europee ed internazionali) sviluppa il sistema di riscaldamento fondamentale per accendere le reazioni di fusione in Iter, integrando a Padova le competenze scientifiche e tecnologiche di Europa, Giappone e India. In particolare, le attività di ricerca e sviluppo riguardanti il progetto Iter e la fusione nucleare sono lo sviluppo della sorgente di ioni negativi (di idrogeno o deuterio) chiamata Spider e dell’iniettore di neutri, battezzato Mitica, che costituisce il prototipo di sviluppo del principale sistema di riscaldamento del plasma indispensabile per innescare il processo di fusione nucleare in Iter per mezzo di altri due iniettori gemelli di quello che è in corso di sviluppo a Padova.
RFX partecipa alla realizzazione e alla messa in servizio del tokamak JT-60SA in Giappone, un altro progetto significativo per Iter e per ottimizzare il funzionamento delle future centrali elettriche a fusione nucleare. Oltre agli studi per DTT e Demo (primo prototipo di centrale a fusione), il Consorzio RFX approfondisce le conoscenze sulla fisica dei plasmi (dove il plasma è il quarto stato della materia).
Il progetto DTT, è stato lanciato il 19 gennaio 2020, ed è l’unico nuovo tokamak europeo realizzato in un’alleanza tra ricerca (ENEA, con il contributo di gruppi di ricerca italiani) e industria (ENI) che costituisce il primo grande esempio di sinergia tra strutture di ricerca pubbliche ed imprese private.
L’Italia, da quanto si apprende, è dunque in perfetto assetto per essere uno dei leader mondiali nella svolta dell’energia atomica.
La dichiarazione siglata a Cop28 dice che i paesi firmatari si impegneranno a sviluppare o incrementare la produzione di energia nucleare globale e che per farlo investiranno sulla costruzione di nuove centrali nucleari, oltre a migliorare quelle già esistenti.
L’energia nucleare, dice la dichiarazione, è il modo più rapido ed efficace per smettere di usare i combustibili fossili, facilitando così la transizione energetica, come sostenuto di recente anche dall’IEA, l’Agenzia internazionale dell’energia.
La svolta è avvenuta, il nucleare è tornato ad essere un’importante opportunità. Ora si tratta, con pragmatismo e abbandonando atteggiamenti ideologici, di operare affinché alle dichiarazioni subentrino i fatti.





