Home Politica LO STATO MONDIALE A GUIDA TECNOCRATICA NEI PROGETTI DEI FABIANI

LO STATO MONDIALE A GUIDA TECNOCRATICA NEI PROGETTI DEI FABIANI

0

Un unico centro di controllo mondiale, accompagnato dalla collettivizzazione della proprietà e dalla eliminazione degli Stati sovrani, dove per “collettivizzazione si intende la gestione degli ordinari affari dell’umanità mediante un comune controllo responsabile per tutta la comunità”.

L’affermazione è di Herbert George Wells, un fabiano che ha scritto ”New World Order” nel 1940, a pochi mesi dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Lo scrittore, quattro volte candidato al premio Nobel, vagheggia un governo mondiale socialista fondato sul primato della scienza in linea con i fabiani (Fabian Society), i quali manifestano l’aspirazione a uno Stato mondiale a guida tecnocratica.

Tecnocrati, ottimati alla guida di uno Stato mondiale, è esattamente quanto si stava attualmente realizzando in Occidente, nell’illusione che il resto del mondo fosse prono ai desideri di una ristretta élite di possidenti.

“La necessaria natura di tale controllo – confessa candidamente Herbert George Wells – il modo per conseguirlo e mantenerlo, deve ancora essere discussa”.

Non è mancato, in seguito, il procedere di progetti volti a realizzare l’idea fabiana resa nota dallo scrittore e oggi ne paghiamo le conseguenze.

L’autore del “New World Order”, Nuovo Ordine Mondiale, un concetto ormai divenuto realtà politica, è definito dal suo traduttore in italiano, il reverendo Marco Lupi Speranza “caricato dei concetti di purezza razziale, apportati dalle correnti a sostegno dell’eugenetica”.

“Wells – aggiunge Marco Lupi Speranza – punta il dito contro il “popolo degli Abissi”, ovvero giudei, neri, ammalati, melanconici, minorati mentali, ecc., asserragliandosi nella torre d’avorio dell’élite scientifica. […]. Tra le sue amicizie, collaborazioni, frequentazioni, troviamo ad esempio Julian Huxley, direttore generale dell’UNESCO e promotore dell’eugenetica”.

Anche di queste idee abbiamo oggi un fiorire di concretizzazioni, come l’invito, per fare un solo esempio, all’eutanasia ai disabili e, addirittura, ai senza casa, nel fintamente democratico Canada, punta avanzata di una deriva antidemocratica in atto nell’Occidente.

Il Nuovo Ordine Mondiale” nello stesso anno della sua pubblicazione fungerà da stimolo a Lord J. Sankey nella preparazione di una bozza di quella che poi diventerà la Dichiarazione per i Diritti dell’Uomo (la “Sankey Declaration of the Rights of Man”), incorporata di fatto nel 2003 nella Costituzione dell’Unione Europea.

Leggere il testo di Wells fa una certa impressione, in quanto, nel tratteggiare la società anteriore alla prima guerra mondiale, sembra scrivere delle nostre generazioni post seconda guerra mondiale.

“Nel 1914 – scrive Wells – quasi nessuno in Europa o in America al di sotto dei cinquanta anni aveva mai visto alcuna guerra all’interno del proprio paese”.

Siamo più o meno nelle stesse condizioni, salvo essere precipitati in una guerra europea che, comunque, rimane isolata e tutta a carico del popolo ucraino.

In quegli anni, scrive Wells “vi fu un crescente attrito riguardo la spartizione delle materie prime delle regioni dell’Africa; i Britannici soffrirono di una russofobia cronica in considerazione delle vaste disponibilità dell’Est”.

Sembra di leggere la cronaca di questi giorni.

La russofobia britannica, vera ossessione, è sotto gli occhi di tutti, ma, soprattutto è sotto gli occhi di tutti il fatto che la Russia possieda gran parte delle materie prime strategiche e che assieme alla Cina abbia operato in profondità in Africa per accaparrarsi le materie prime strategiche presenti in abbondanza nel continente.

“È stato istituito – scrive ancora Wells – il tribunale dell’Aia e c’è stata una costante diffusione dei concetti di arbitrato e di diritto internazionale. Sembrava davvero ai più, che i popoli della terra si stessero insediando nei loro vari territori con un’espressione litigiosa anziché bellicosa”.

Esattamente come ora. Solo che il tribunale dell’Aia si è dimostrato, allora come ora, sostanzialmente inutile.

Ed eccoci ad un altro punto che sembra descrivere quanto avviene sotto i nostri occhi: “La vita economica – questa la descrizione di Wells – era in gran parte diretta da imprese private irresponsabili e da una finanza privata che, a causa delle loro personali sostanze, erano in grado di operare transazioni unificanti in una rete che prestava poca attenzione alle frontiere e al sentimentalismo nazionale, razziale o religioso. Gli “affari” assomigliavano molto di più ad un commonwealth mondiale piuttosto che ad organizzazioni politiche. C’erano molte persone, specialmente in America, che immaginavano che gli “affari” potessero alla fine unificare il mondo, e che i governi sarebbero colati a picco nella subordinazione delle sue maglie. […] Per tutto quel periodo la Lega delle Nazioni è stato il narcotico del pensiero liberale nel mondo”.

Sostituisci Lega delle Nazioni con Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) e il quadro è esattamente quello odierno.

Ed eccoci giunti al punto cruciale dell’analisi di Wells: “Sono il sistema dell’individualismo nazionalista e l’attività imprenditoriale non coordinata a rappresentare il male del mondo, ed è l’intero sistema a dover sparire. Deve essere sostituito o ristrutturato fino dalle fondamenta. Esso non può sperare di “cavarsela” amabilmente, dispendiosamente e pericolosamente, per una seconda volta. Pace nel mondo significa per prima cosa rivoluzione. Sempre di più tra di noi iniziano a rendersi conto del fatto che non può significare meno di questo. La prima cosa, quindi, che deve essere fatta per concepire i problemi fondamentali della pace nel mondo è quello di rendersi conto che stiamo vivendo alla fine di un preciso periodo della storia: il periodo degli Stati sovrani”.

La soluzione del problema sta, secondo il fabiano Wells, “nell’abolizione dei confini degli Stati sovrani esistenti e consolidati e la loro fusione in una qualche più grande Pax”. “Dobbiamo – scrive Wells “radunare le relazioni umane sotto un comune controllo di prevenzione della guerra”.

“Ora deve essere chiarito – aggiunge Wells perché si capisca bene dove vuol andare a parare – che queste due cose, la manifesta necessità di un controllo collettivo mondiale per togliere di mezzo i conflitti e l’esigenza, della quale meno frequentemente si fa ammissione, di un controllo collettivo della vita economica e biologica dell’umanità, sono aspetti di un unico identico processo”.

Per eliminare i conflitti è necessario un processo di controllo collettivo della vita economica e della vita biologica dell’umanità.

Cos’è il globalismo delle multinazionali e della finanza se non il controllo collettivo della vita economica operato da tecnocrati e da ottimati che operano secondo linee politiche che sono decise al di sopra degli Stati nazionali sovrani e, pertanto, della democrazia?

E che cosa è la pretesa dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) di imporre regole agli Stati in materia sanitaria se non il controllo della vita biologica dell’umanità?

E che cosa è l’ideologia green e climatica, con i suoi corollari tesi a decidere cosa dobbiamo mangiare, cosa dobbiamo bere, se non il controllo della vita biologica dell’umanità?

E che cosa è il transumanesimo propugnato dal progressimo, maschera del nazismo e dello stalinismo, se non il controllo biologico dell’umanità?

E che cosa è l’invito all’eutanasia per i più deboli o lo sfoltimento delle masse sul pianeta, se non un’idea malthusiana e nazista di controllo della vita biologica degli esseri umani?

Basta leggere quanto scriveva Wells, uno dei più influenti fabiani, estimatore dell’Unione Sovietica, per capire che quanto si sta realizzando nell’Occidente che pretende di essere democratico è stato ampiamente progettato molti anni fa.

Ovviamente, così come avviene ora e secondo la logica fabiana di essere “lupi travestiti da agnelli”, Wells si mette la maschera buonista e scrive: “Questo è il punto in cui la Lega delle Nazioni è andata totalmente a pezzi. Era legale, era politica. Era stata ideata da un ex-professore di storia all’antica, assistito da alcuni politici. Ha ignorato la vasta disorganizzazione della vita umana causata dalle rivoluzioni tecnologiche, dalle grandi imprese e dalla finanza moderna che stava prendendo piede, di cui la Grande Guerra era poco più che un sottoprodotto. Era stata costituita come se nulla di tutto ciò stesse accadendo. Questa tempesta bellica che ora sta imperversando su di noi, a causa della continua frammentazione dei governi in un mosaico di Stati sovrani, è solo un aspetto del generale bisogno di un consolidamento razionale delle vicende umane. Lo Stato sovrano indipendente, con la sua perpetua minaccia di guerra, armato con le risorse della moderna meccanica atrocità, è solo l’aspetto più palese e terrificante di quello stesso desiderio di un coerente controllo generale che rende sovradimensionate, indipendenti e sovrane le organizzazioni imprenditoriali private e le aggregazioni d’impresa che sono socialmente distruttive. Dovremo comunque essere alla mercé dei “Napoleoni” del commercio e degli “Attila” della finanza, anche se non ci fosse più al mondo nemmeno un cannone né una nave da guerra né un carro armato né un’uniforme militare. Dovremo ancora essere venduti ed espropriati. La federazione politica, dobbiamo mettercelo nella testa, senza una contemporanea collettivizzazione economica è destinata a fallire. L’attività di una forza di pace che desidera realmente l’armonia in un mondo nuovo, implica non solo una rivoluzione politica, quanto una profonda rivoluzione sociale, anche più intensa che la rivoluzione tentata dai Comunisti in Russia. La Rivoluzione Russa ha fallito non per via del suo estremismo ma a causa dell’impazienza, la violenza e l’intolleranza del suo esordio, per mancanza di lungimiranza e povertà intellettuale. La rivoluzione cosmopolita di un collettivismo mondiale, che è l’unica alternativa al caos e alla degenerazione sotto gli occhi del genere umano, deve andare molto più in là di quella russa; dev’essere più approfondita e meglio concepita, e la sua realizzazione richiede una spinta molto più eroica e più decisa”.

Non male come capacità di dissimulazione.

Il fatto è che la collettivizzazione di cui parla Wells è il mondo di cui parla il fabiano pentito Orwell.

Superior stabat lupus, inferior agnus. La morale di Fedro l’abbiamo imparata. Ora si tratta di aprire completamente gli occhi e di non farci prendere per i fondelli dai falsi profeti della democrazia e del socialismo quando, di fatto, ci vogliono gregge da dominare economicamente e da modificare biologicamente.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui