
I problemi per Volodymyr Zelensky non sono solo al fronte con i russi, ma anche al fronte interno, dove sempre più sembra crescere il dissenso nei confronti della sua politica.
Il fronte con i russi fa registrare il fallimento della controffensiva e una ripresa della pressione russa nella zona di Kupiansk.
Gli armamenti sono insufficienti, ma soprattutto sono insufficienti ormai gli uomini, perché molti sono morti, moltissimi sono feriti e tanti sono fuggiti all’estero.
Il conflitto procede verso la fine del suo secondo anno e le Forze armate ucraine hanno una necessità sempre più evidente di personale per sostenere gli sforzi di quella che, soprattutto al fronte sud orientale, si è trasformata in una guerra di logoramento. E tutto ciò, peraltro, in un confronto diretto con la Russia, un Paese che – stando ai dati precedenti all’inizio del conflitto – contava una popolazione di 145 milioni di persone, oltre tre volte superiore a quella dell’Ucraina, pari a circa 43 milioni. Stando agli ultimi dati pubblicati dall’Eurostat – aggiornati al 7 novembre – oltre 4 milioni di ucraini si sono registrati al sistema di protezione temporanea dell’Ue, mentre sono complessivamente 6,2 milioni gli ucraini che si sono rifugiati in vari Paesi del continente europeo. Analizzando questi numeri, inoltre, emerge come dall’inizio della guerra 650 mila uomini in età di leva avrebbero lasciato il Paese. Lo scorso 5 novembre il ministro della Difesa ucraino Rusten Umerov ha annunciato un’importante riforma in ambito militare, con il passaggio dal servizio di leva al reclutamento. Ufficialmente, tale misura mira a ottimizzare l’efficienza delle Forze armate ma è evidente l’introduzione di chiari parametri che mostrano le difficoltà in cui versa l’Ucraina. Nella riforma, infatti, si annunciano, oltre al reclutamento, il passaggio al servizio militare a contratto e l’introduzione di attività di addestramento intensivo per i cittadini in età di leva e la necessità di garantire pari opportunità a uomini e donne. Uno dei temi, infatti, è proprio quello delle donne nei ranghi delle Forze armate, un dato in crescita determinato dalla sempre maggiore carenza di uomini in età adatta a svolgere il servizio militare. Secondo il ministero della Difesa, circa 43 mila donne prestano servizio nelle Forze armate ucraine, un aumento di circa il 40 per cento rispetto al 2021, l’anno precedente all’invasione russa. Se all’inizio del conflitto, peraltro, le donne combattevano soprattutto nelle formazioni paramilitari aggirando le regole, con il passare delle settimane dall’inizio della guerra, sono state abolite le restrizioni che impedivano loro di ricoprire ruoli come mitragliere, comandante di carri armati e cecchino. Inoltre, è stato innalzato il limite di età per le reclute di sesso femminile da 40 a 60 anni, lo stesso in vigore per gli uomini. Questi dati riflettono l’enorme prezzo che la guerra ha richiesto alle Forze armate di Kiev.
Il dissenso è ampio tra le sfere dei fedelissimi del governo di Kiev.
Ultimamente sono stati licenziati in Ucraina i vertici dell’agenzia per la cyber difesa, con accuse di corruzione: si tratta di Yurii Shchyhol, direttore del Servizio di Stato per la protezione delle comunicazioni speciali e delle informazioni, e il suo vice, Viktor Zhora.
Che in Ucraina la corruzione sia un problema enorme è vero, ma è altrettanto vero che le accuse di corruzione servono ormai, come si è ben capito, a mettere in atto purghe che eliminino tutti coloro che dissentono dalla linea del leader che continua a sostenere, nonostante la realtà, che l’Ucraina sconfiggerà i russi e libererà ogni centimetro del patrio suolo.
La fine del conflitto, infatti, nonostante Zelensky, sembra essere entrato nel novero delle possibilità delle cancellerie occidentali.
Il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, e il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, hanno, infatti, elaborato un “piano segreto” per porre “presto fine” alla guerra mossa dalla Russia contro l’Ucraina. A tal fine, il capo dello Stato ucraino, Volodymyr Zelensky, dovrebbe essere “costretto a negoziare” con l’omologo russo Vladimir Putin e ad accettare “brutali compromessi”.
Ad affermarlo è l’autorevole quotidiano “Bild”, che sostiene di aver ottenuto notizie sul progetto in circolazione tra le “capitali occidentali”. In particolare, la rappresentanza permanente degli Stati Uniti presso la Nato ha comunicato che gli Usa continueranno a sostenere l’Ucraina “affinché possa arrivare nella posizione più forte possibile alle trattative” con la Russia, “quando sarà il momento”.
Secondo “Bild”, questa prospettiva è condivisa dal governo tedesco, che si è posto come obiettivo principale mettere l’ex repubblica sovietica “in una posizione negoziale strategicamente buona”, basata sull’attuale prima linea del fronte. Da qui, Zelensky dovrebbe trattare con Putin sulla “sovranità e integrità territoriale” del suo Paese.
Una fonte nel governo tedesco ha affermato: “Zelensky deve capire che così non si va avanti, deve rivolgersi alle parti libere del suo Paese e dichiarare che si deve negoziare”.
Il piano di Germania e Usa dovrebbe quindi prevedere di fornire all’Ucraina le armi “esattamente necessarie” in qualità e quantità affinché le sue Forze armate possano “mantenere l’attuale linea del fronte”, non per riconquistare i territori sotto occupazione russa. In questo modo, Zelensky dovrebbe giungere alla conclusione che “continuare una guerra su un fronte bloccato non ha alcun senso per il suo Paese”.
Usa e Germania avrebbero elaborato anche “un piano B” che vede, come “alternativa” ai negoziati tra Ucraina e Russia, “un conflitto congelato senza accordo tra le parti”. In questo scenario, il fronte verrebbe a consolidarsi come “nuovo confine” tra i due Stati e si produrrebbe una situazione come quella prevista dagli accordi di Minsk del 2014, “soltanto senza Minsk”.
L’esecutivo di Scholz, come era da aspettarsi, ha respinto le indiscrezioni di “Bild”, comunicando che “spetta all’Ucraina determinare gli obiettivi militari e politici della sua lotta difensiva contro l’aggressione russa”. La Germania è “fermamente al fianco dell’Ucraina” che sosterrà “per tutto il tempo necessario” nella difesa della sua “sovranità e integrità territoriale”, ossia nella sua “sopravvivenza”. A tale scopo, il governo tedesco è in stretto contatto con alleati e partner.
A guardare in faccia la realtà è il capo di Stato maggiore delle Forze armate ucraine, Valery Zaluzhny, il quale, in un editoriale pubblicato sul settimanale britannico “The Economist” lo scorso 11 novembre, ha riconosciuto il fatto che l’addestramento e il reclutamento delle truppe stanno diventando una sfida seria per l’Ucraina. “La natura prolungata della guerra, le limitate opportunità di rotazione dei militari schierati lungo la linea di contatto, le lacune legislative che sembrano eludere la mobilitazione, riducono significativamente la motivazione dei cittadini a prestare il servizio militare”, ha scritto il generale che ha riconosciuto, di fatto, quella che è la realtà del momento: l’Ucraina ha bisogno di più personale militare, e ne ha bisogno adesso. Zaluzhny, inoltre, ha ammesso che è stato un errore ritenere che le Forze armate russe si sarebbero fermate a causa delle massicce perdite subite dall’inizio del conflitto e ha indicato la costituzione in Ucraina di un fronte di riservisti ben addestrati come una delle cinque priorità per vincere la guerra.





