
di Paolo Zanotto
Le recenti elezioni presidenziali in Argentina, in cui ha trionfato la coalizione La Libertad Avanza (LLA)[1], rischiano di spingere il paese sudamericano sull’orlo dell’anarchia. Questa è l’impressione, soggettiva e intimamente negativa, manifestata dalla maggior parte degli osservatori politici nostrani. Tuttavia, quello che viene espresso come un giudizio di valore, cela intrinsecamente un’inconsapevole analisi oggettiva. In effetti, il neoeletto presidente Javier Milei milita attivamente nel Partido Libertario (PL)[2], sostenendo d’ispirarsi al pensiero “anarco-capitalista”[3]. L’anarchismo individualista teorizzato dagli autori libertarian[4], tuttavia, nulla ha a che spartire con l’anarchia d’impronta social-comunista come quella di un Pierre-Joseph Proudhon né, tantomeno, col concetto d’instabilità e disordine sociale associato all’illegalismo professato dai bombaroli ai primi del Novecento. All’opposto, solo l’equilibrio donato dal reciproco rispetto di un contratto liberamente stipulato fra le parti è in grado di garantire l’attuabilità del modello ultraliberale, come spiegava Bruno Leoni[5].
Probabilmente non esiste il sistema politico perfetto a livello universale, ma ogni popolazione ne ha uno che le si confà in maniera più congeniale. La Socialdemocrazia, ad esempio, può forse andar bene per la Svezia; e un diffuso sistema di welfare State si adatta anche a paesi come la Germania, che posseggono una forte identità nazionale. Uno Stato assistenziale calato in realtà come l’Italia, invece, rappresenta una vera disgrazia, perché lo sperpero massivo di denaro pubblico finisce unicamente per impinguare una classe parassitaria come quella politica (spesso e volentieri anche corrotta e inefficiente), depredando la classe produttiva della propria legittima fonte di sostentamento. Albert Jay Nock, del resto, spiegava che «esistono due e solo due metodi o due mezzi tramite i quali possono essere soddisfatte le necessità e i desideri dell’uomo. Uno è la produzione e lo scambio di ricchezza; tali sono i mezzi economici. L’altro è l’appropriazione senza compenso della ricchezza prodotta da altri; questi sono i mezzi politici. […] Lo Stato […] è l’organizzazione dei mezzi politici»[6]. Nel caso specifico, poi, sosteneva Indro Montanelli già negli anni Novanta del secolo scorso, conviene parlare solo di “Italiani”, giacché per l’“Italia” non s’intravede alcun futuro[7].
Jorge Luis Borges, a sua volta, riteneva che l’uomo argentino, non identificandosi con lo Stato a causa dei governi pessimi che di solito tendono a caratterizzare quelle realtà, si configurasse come un mero “individuo” anziché come un “cittadino”[8]. Se, come siamo propensi a ritenere, Borges aveva ragione, per l’Argentina non c’è miglior governo di un non-governo. Minor intromissione statale equivale a maggior libertà individuale. Quella libertà di arrangiarsi da soli, per gli argentini come per gl’italiani, è una vera e propria manna dal cielo, poiché abbiamo in comune almeno un paio di caratteristiche: da una parte un forte tessuto sociale, le cui fibre sono composte di una popolazione dinamica e resiliente, contraddistinta da una spiccata creatività e un’innata voglia di fare; dall’altra uno scarso senso della Cosa pubblica e un altrettanto vago sentimento di appartenenza nazionale che tocca il suo apice in occasione dei mondiali di calcio. L’Italia è la terra del campanilismo e dei particolarismi, non le appartengono né la storia accentratrice della Francia né lo spirito nazionalista della Germania. Allo stesso modo, l’Argentina è terra di gauchos, spiriti liberi che mal sopportano il giogo della piovra statale che coi suoi tentacoli pretenderebbe di avvinghiarli mentre cavalcano liberi per las pampas, così come loro acchiappano le proprie prede lanciando le boleadoras.
La piattaforma politica del Partito Libertario argentino, in realtà, non si rivela così radicale come lascerebbero intendere i suoi slogan elettorali[9]. Alcuni punti programmatici del nuovo presidente argentino, nondimeno, meritano la debita attenzione. Fra questi, in particolare, la proposta di abolizione della Banca Centrale, che rappresenta un cavallo di battaglia dei teorici libertari. I pensatori della Scuola Austriaca dell’economia, infatti, spiegano come l’emissione di moneta rappresenti oggigiorno un’attività statale svolta in condizioni di monopolio, ma che denaro e banche storicamente altro non siano se non il risultato dello sviluppo spontaneo di transazioni commerciali fra privati. Il loro assorbimento da parte dello Stato costituirebbe un fenomeno relativamente recente e conseguente a un intervento di tipo autoritario da parte di esso. Secondo Friedrich August von Hayek, in tale prospettiva, il ritorno a un sistema privatistico di banche e valute in concorrenza si rivelerebbe non soltanto possibile ma auspicabile, rappresentando l’unico mezzo per combattere l’inflazione cronica di cui sono responsabili i governi con il loro sistema di emissione monetale[10].
Nel proprio saggio del 1994 The Case Against the Fed Murray Rothbard criticava duramente l’attuale sistema bancario, basato sulla “riserva frazionaria”, portando avanti di pari passo la causa per l’abolizione delle banche centrali[11]. Rothbard aggiungeva alla teoria austriaca un modello sistematico per spiegare come il denaro venisse, in realtà, distrutto: a suo avviso, infatti, lo Stato avrebbe cospirato con la Banca Centrale e l’industria bancaria al fine di accrescere il loro mutuo potere e reciproca ricchezza tramite la svalutazione, definita come l’equivalente odierno della “tosatura della moneta”. A poco a poco, il denaro della società avrebbe avuto sempre meno a che fare con la sua forma originaria, fino a venire sostituito con carta, equivalente ad “aria rarefatta”, per meglio servire l’interesse dello Stato[12]. Nel breve trattato del 1963 What Has Government Done to Our Money? Rothbard affrontava le argomentazioni a favore di una moneta completamente svincolata da qualunque tipo di pianificazione o controllo centralizzato e, per contro, metteva in luce gli svantaggi arrecati dalla commistione del sistema politico con quello monetario. Articolato in tre parti principali, nella prima di esse l’opuscolo descriveva l’apparizione della moneta in un mercato totalmente libero e la maniera in cui questo avrebbe ordinato – secondo un processo autoreferenziale – il sistema monetario nella sua forma più soddisfacente; nella seconda parte, quindi, esso perseguiva l’intento di porre in evidenza il chiaro turbamento prodotto dall’intromissione governativa e il modo in cui questa conducesse, inesorabilmente, alla produzione di distorsioni economiche nell’armonia naturale del libero mercato, di conflitti sociali, nonché di perniciosa inflazione nel sistema monetario[13].
Sempre nel solco della teoria austriaca dei cicli economici, Jesús Huerta de Soto, nel suo ponderoso trattato di economia Dinero, crédito bancario y ciclos económicos, ha compiuto una ricerca sulle cause delle fasi espansivo-recessive che periodicamente travolgono il sistema economico internazionale. In tale sede egli ha spiegato dettagliatamente come la banca a riserva frazionaria, in virtù dei privilegi che le sono concessi dai governanti, sia in grado di aumentare il denaro in circolazione creandolo letteralmente “dal nulla” (ossia senza la copertura di risparmio) attraverso un processo di espansione creditizia, vale a dire prestando a un tasso d’interesse più basso. Il sistema bancario, secondo quanto emerge dall’approfondita analisi dell’economista spagnolo, risulta essere un sistema piramidale composto da banche private le quali godono di un privilegio concesso loro dal legislatore che altera il tasso d’interesse[14]. Nel sistema creditizio attuale, effettivamente, v’è uno squilibrio notevole fra quanto una banca riceve con i depositi reali e quanto, per contro, cede attraverso i prestiti. Sebbene lo squilibrio venga tollerato, tuttavia, essa deve rispettare il duplice freno della “solvibilità” e della “liquidità”. Essenzialmente per ovviare al pericolo del difetto di liquidità è stata predisposta, per legge, una “riserva monetaria”, che viene affidata al criterio prudenziale delle singole banche. V’è, poi, una “seconda linea di riserva” (secondary reserve) o “riserva bancaria”, costituita sostanzialmente da prestiti ad hoc della Banca Centrale (o anche di altri istituti di credito). La stessa unione di entrambe le riserve rimane pur sempre soltanto una frazione dei depositi ricevuti: esse, pertanto, tecnicamente costituiscono, di fatto, una riserva “frazionaria”[15].
A tale impostazione si oppone quella corrente di pensiero, incarnata fra gli altri proprio da Rothbard e Huerta de Soto, la quale ritiene che le banche commerciali dovrebbero conservare un “coefficiente di cassa” del 100% per i depositi “irregolari” – relativi, cioè, a beni “fungibili” – poiché in essi si trasferisce al depositario la proprietà (al pari di quanto avviene col “mutuo”) e la disponibilità (come nel “comodato”) della cosa specifica (nella fattispecie, le banconote con quel determinato numero di serie, che sono state versate in “conto corrente”). Tuttavia, non essendo dei “prestiti”, bensì mantenendo pur sempre l’essenza di meri “depositi”, il cui fine primario è rappresentato dalla “custodia” del bene ricevuto, il depositante conserva la proprietà e la disponibilità in ogni momento della quantità e qualità equivalente, pena il reato di “appropriazione indebita” ascrivibile alle banche insolventi, anche solo potenzialmente o momentaneamente[16].
Javier Milei non è un politico di professione, ma un outsider antisistema che s’ispira a simili teorie. Non è difficile figurarsi, di conseguenza, perché l’establishment lo avversi con tanto astio e tenti di denigrarlo con tutti i mezzi a sua disposizione, definendolo nel migliore dei casi un “populista” e nel peggiore, con l’armamentario retorico ormai collaudato, un “fascista” (una connotazione ideologica che in realtà si colloca agli antipodi di quella propugnata da Milei). Non sappiamo se il nuovo presidente sarà in grado di realizzare questi ambiziosi progetti, ma quel che è certo è che essi trovano spazio e consenso nell’arena politica per la prima volta grazie a lui. L’Argentina potrebbe dunque convertirsi, nei prossimi anni, nel laboratorio politico dell’avvenire: il prototipo di un nuovo modello economico-sociale a cui guardare con attenzione al fine di riformare (o meglio smantellare), una buona volta, anche i nostri apparati statali che in termini marxiani non esiteremmo a definire ampiamente “obsoleti”.
[1] Cfr. La Libertad Avanza, in “Wikipedia. La enciclopedia libre” [https://es.wikipedia.org/wiki/La_Libertad_Avanza].
[2] Cfr. Partido Libertario (Argentina), in “Wikipedia. La enciclopedia libre” [https://es.wikipedia.org/wiki/Partido_Libertario_(Argentina)].
[3] Il composito nucleo teorico afferente all’universo libertarian è stato ampiamente analizzato in Paolo Zanotto, Il movimento libertario americano dagli anni Sessanta ad oggi: radici storico-dottrinali e discriminanti ideologico-politiche, Siena, Università degli Studi di Siena – Dipartimento di Scienze Storiche, Giuridiche, Politiche e Sociali, 2001.
[4] Cfr. David D. Friedman, The Machinery of Freedom: Guide to a Radical Capitalism, LaSalle (IL), Open Court, 1989 [1ª edizione: New York, Harper & Row Publishers, 1973], trad. it. L’ingranaggio della libertà. Guida a un capitalismo radicale, Introduzione di Armando Massarenti, Macerata, Liberilibri, 2005 [1ª edizione: 1997]; Murray N. Rothbard, For a New Liberty: The Libertarian Manifesto, San Francisco, Fox & Wilkes, 1985 [1ª edizione: New York and London, Macmillan Publishers, 1973], trad. it. Per una nuova libertà. Il manifesto libertario, Introduzione di Luigi Marco Bassani, Macerata, Liberilibri, 2004 [1ª edizione: 1996]; Id., The Ethics of Liberty, New York, New York University Press, 1998 [1ª edizione: Atlantic Highlands (NJ), Humanities Press, 1982], trad. it. L’etica della libertà, A cura di Luigi Marco Bassani, Macerata, Liberilibri, 2021 [1ª edizione: 1996];
[5] Cfr. Bruno Leoni, Freedom and the Law, New York, D. Van Nostrand Company, 1961, trad. it. La libertà e la legge, Introduzione di Raimondo Cubeddu, Macerata, Liberilibri, 1995.
[6] Albert Jay Nock, Our Enemy, the State, New York, Vanguard Press, 1935, trad. it. Il nostro nemico, lo Stato, A cura di Luigi Marco Bassani, Macerata, Liberilibri, 1994, p. 37.
[7] Cfr. Intervista di Alain Elkann a Indro Montanelli, Settembre 1990 [https://www.youtube.com/watch?v=cLgdHijpaQg].
[8] «El argentino, a diferencia de los americanos del Norte y de casi todos los europeos, no se identifica con el Estado. Ello puede atribuirse a la circunstancia de que, en este país, los gobiernos suelen ser pésimos o al hecho general de que el Estado es una inconcebible abstracción; lo cierto es que el argentino es un individuo, no un ciudadano»: Jorge Luis Borges, Nuestro pobre individualismo (1946), in Id., Otras inquisiciones, Madrid, Alianza Editorial, 1997 [1ª edizione: Buenos Aires, Ediciones Emece, 1952], p. 57.
[9] https://www.partidolibertarionacional.com.ar/plataforma
[10] Cfr. Friedrich A. von Hayek, Denationalization of Money: The Argument Refined, London, The Institute of Economic Affairs, 1978 [1ª edizione: The Denationalization of Money, 1976], trad. it. La denazionalizzazione della moneta, Presentazione di Lorenzo Infantino, Prefazione di José Antonio de Aguirre, Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino Editore, 2018.
[11] Cfr. Murray N. Rothbard, The Case Against the Fed, Auburn (AL), The Ludwig von Mises Institute, 1994, trad. it. Il caso contro la Federal Reserve, Independently published, 2022 [1ª edizione: 2020].
[12] Una sintesi della visione libertaria in materia creditizia è contenuta nell’opuscolo di Marcello Mazzilli, Stato? No grazie! Il manuale libertario, ovvero l’ABC del libertarismo, Treviglio (BG), Leonardo Facco Editore, 2007, pp. 97-105.
[13] Cfr. Murray N. Rothbard, What Has Government Done to Our Money?, Auburn (AL), The Ludwig von Mises Institute, 2008 [1ª edizione: Colorado Springs, Pine Tree Press, 1963], trad. it. Lo Stato falsario. Ecco cosa i governi hanno fatto ai nostri soldi, Introduzione di Piero Vernaglione, postfazione di Fabio Gallazzi, Treviglio (BG), Leonardo Facco Editore, 2005.
[14] Cfr. Jesús Huerta de Soto, Dinero, crédito bancario y ciclos económicos, Madrid, Unión Editorial, 2009 [1ª edizione: 1998], trad. it. Moneta, credito bancario e cicli economici, Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino Editore, 2013.
[15] Le “misure dell’accantonamento alla riserva obbligatoria”, altresì dette sistema della “riserva frazionaria”, costituiscono la percentuale dei depositi bancari che, per legge, una banca commerciale è obbligata a detenere sotto forma di contanti o di attività facilmente liquidabili. Tale riserva rappresenta l’insieme delle poste contabili che, in percentuale rispetto ai depositi, un istituto di credito non può erogare. Nel 1957 le banche erano tenute a mantenere in riserva il 25% del deposito, nel 1970 la percentuale fu ridotta al 15% circa, mentre oggi la riserva frazionaria ammonta ad appena il 2% (in alcuni casi perfino lo 0%).
[16] Cfr. Jesús Huerta de Soto, op. cit., cap. I “Naturaleza jurídica del contrato de depósito irregular de dinero”, pp. 9-34 (cfr. pp. 9-23 in particolare) dell’edizione originale spagnola.





