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DOVERI DELLA SOCIETA’ E DEI GENITORI VERSO I BIMBI

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di Francesco Pontelli

La terza infanzia comincia a sei (6) anni e finisce sostanzialmente con la quinta elementare dopo la quale si entra nella fase della pubertà.
Dopo la tragedia della Povera Giulia si moltiplicano le proposte per applicare all’interno della scuola dei nuovi metodi educativi (*) che avrebbe il compito di creare un substrato culturale ed interrelazionale  finalizzato alla diminuzione dei reati contro le donne. 
A questi progetti si aggiungono interventi anche di personalità più complesse (la cui elaborazione presuppone una maggiore maturità) all’interno delle scuole elementari e quindi dell’infanzia. 
L’istituzione elementare assieme all’ambiente degli affetti familiari  dovrebbero,  invece, assicurare una stagione di assoluta serenità ai bimbi, la quale nelle fasi successive dello sviluppo dovrebbe rappresentare un porto sicuro ed un punto di forza e rappresentare un valore rassicurante. 
Nessuno contesta l’eterogeneità del genere umano e come questa rappresenti di per sé un aspetto incontestabile, ma la presenza di particolari personalità presuppone da parte dei ragazzi  un minimo di maturità la quale può essere patrimonio solo degli studenti quantomeno delle scuole superiori.
In altre parole, ancora una volta la politica di basso profilo sfruttando l’emotività scatenata dalla tragedia della Povera Giulia, sta tentando di esautorare le famiglie nella difficile gestione dei propri figli in nome di una Superiore ideologia  statale.
Questi nuclei familiari da tempo si trovano tra mille difficoltà e cercano di far quadrare il bilancio familiare sia economico che affettivo,  ed alle cui evidenti difficoltà lo stato non provvede attraverso il finanziamento di servizi a loro sostegno.
Al contrari relegandole ad  un ruolo sempre meno centrale, lo stato vorrebbe creare   nuovi interventi “formativi” i quali comunque rappresentano nuovi capitolati  di spesa pubblica.
Come degli speculatori ideologici e politici si cerca di introdurre ed istituzionalizzare la marginalizzazione della stessa famiglia invece di aiutarla, proprio perché dalla sua debolezza cresce la  forza di uno stato etico.  
Anche introducendo precocemente delle figure complesse ed articolate rispetto al periodo  dell’infanzia.
In più, questo tipo di intervento dello Stato rappresenta  un approccio ideologico per nulla supportato da riscontri oggettivi come evidenzia il diagramma proposto e relativo all’incidenza dei femminicidi all’interno di altri paesi europei, i quali dovrebbero  rappresentare  il riferimento politico ed ideologico avendo adottato da tempo i medesimi modelli educativi. 
Il dovere, invece, di una società come della famiglia rimane quello di garantire la serenità di quei bambini il cui valore rassicurante si esprimerà soprattutto nel periodo adolescenziale e successivamente in quello adulto.
Non si faccia l’errore di tramutare una tragedia come quella della Povera Giulia in una battaglia politica ma soprattutto ideologica e identitaria, quando invece si dimostra 
assolutamente speculativa con l’obbiettivo di svilire il ruolo della famiglia la quale invece necessiterebbe di un maggiore sostegno anche attraverso il finanziamento di servizi aggiuntivi.
Il Presidente della Repubblica ha ricordato  come la famiglia rappresenti il nucleo fondamentale di una società.
Mai come ora questa richiede attenzione ed aiuti e non certo modelli educativi assolutamente autoreferenziali in quanto puramente ideologici.
 
(*)
1. educazione sessuale ed affettiva 
2. decreto Zan 
3. altri modelli molto più arditi in termini di sessualità 
 
 

Autore

  • Redazione

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