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L’ITALIA, IL PAESE DAI PRIMATI NEGATIVI

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di Gianvito Caldararo
Dopo la notizia che l’Italia è il Paese con il più elevato numero di “Fake news” ( notizie false ), ora arriva la notizia che è il Paese con il  numero più eccessivo di “querele temerarie”, note con l’acronimo Slapp (Strategic Lawsuit Against  Public Partecipation), cioè azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica.
Il fenomeno delle “Fake news ” è così diffuso al punto che un Gruppo parlamentare ha deciso di presentare una proposta di legge per la istituzione di  una “Agenzia contro la disinformazione”, sulla falsariga di quanto hanno già fatto altri paesi, come la Svezia o la Francia. I presentatori della proposta di legge, hanno sostenuto che “è indispensabile attrezzarsi contro il fenomeno delle fake news perchè è dovere delle istituzioni tutelare il diritto di ciascuno a una informazione libera e corretta”.
Con l’avvento dei social network l’informazione è cambiata drasticamente: un titolo, una foto, il frammento di un video orientano lettori (ed elettori) più di ogni ragionamento. E troppo spesso le notizie non devono essere vere ma verosimili e virali. Secondo i presentatori del disegno di legge, “il cittadino non è messo in condizioni di scegliere liberamente, di farsi una opinione chiara: viene confuso ad arte. Da qui la vulnerabilità del sistema”.
Dopo le fake news, l’Italia si presenta come il Paese dove è più diffuso il sistema delle “Querele temerarie”, cioè di “Slapp”. Una Slapp non è altro che una querela temeraria, cioè azioni legali vessatorie che hanno lo scopo di intimidire e zittire le voci critiche. Sono delle vere e proprie intimidazioni.
Lo studio commissionato dall’Europarlamento dà le dimensioni del fenomeno: in Unione Europea sono i politici a ricorrere più di tutti alle Slapp (quasi il 43% delle querele temerarie parte da esponenti politici). E fra tutti i Pesi europei, proprio l’Italia è quella dove le “Slapp” assumono dimensioni più ingombranti: Italia con il 25,5%, Spagna con il 17% e la Grecia con il 12,8%.
La direttiva europea è in gestazione e necessita una intesa tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione U.E. Secondo il rappresentante della FEJ ( European Federation of Journalists ), Camille Petit, i negoziati sono tutt’altro che positivi.
A fronte di un Parlamento europeo con una posizione più avanzata, i governi – cioè il Consiglio – spingono invece in direzione opposta. La nostra Corte Costituzionale più volte ha invitato il Parlamento a rivedere la legge sulla stampa, che presenta profili di incostituzionalità. La Corte nella decisione del 22 giugno 2021, prendendo atto della mancanza di intervento, ha nuovamente invitato il Parlamento a promuovere una riforma che possa bilanciare in maniera adeguata “la libertà di manifestazione del pensiero e la tutela della reputazione individuale”.
Sulla base del dato disponibile al 2017, sono state presentate 9.479 querele per diffamazione  a mezzo stampa, di cui solo il 60% sono state successivamente archiviate e di cui solo il 6,6% è stato rinviato a giudizio. Lorusso della FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) ha affermato: “le querele bavaglio sono un fenomeno diffuso, soprattutto in sede civile come richiesta di risarcimento danni esorbitante con l’intenzione di tentare di impedire ad un giornalista o all’editore di occuparsi di un caso o bloccare una inchiesta.
Innescando, soprattutto per colleghi freelance o precari, quel chilling effect (effetto agghiacciante) più volte stigmatizzato dalla Corte Europea dei Diritti Umani che nei fatti si traduce in una limitazione della libertà di stampa”. Ora si resta in attesa della direttiva europea e dell’intervento del Parlamento italiano.

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  • Redazione

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