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SCIOPERO: GUERRA DI NUMERI, MA LA REALTÀ È FLOP

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“Traffico regolare su tutta la rete di Rete ferroviaria italiana, con adesioni intorno al 5 per cento, nessun treno soppresso sull’Alta velocità, adesioni sotto il 16 per cento del personale sui treni regionali”.

Visto dal versante dei binari ferroviari lo sciopero è un flop.

Il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha reso noti i dati provvisori relativi allo sciopero di ieri.

Come si può notare dalla tabella allegata, il dato complessivo è sotto il 6%.

Tabella sciopero 2

Ovvia la soddisfazione del ministro Matteo Salvini alla luce dei numeri.

“Non ho sconfitto Landini – ha detto Salvini – , ma è la vittoria del buonsenso: una minoranza ha legittimamente avuto la possibilità di manifestare, senza bloccare milioni di italiani”.

Del resto, Salvini ha offerto, con la precettazione, tutti gli alibi possibili al possibile flop dello sciopero.

Se andiamo a vedere sul campo, il venerdì nero per treni, mezzi pubblici, taxi e Ncc è, forse, stato meno nero di quanto si potesse pensare.

Sono molti, infatti, a Roma, come riferisce Adnkronos, ad aver scelto di non aderire allo sciopero generale promosso da Cgil e Uil, che prevede lo stop dei servizi dalle 9 alle 13 di ieri.

Al terminal dei bus della stazione Trastevere di Roma, gli autobus in sosta e pronti a partire, sono diversi. “No, non sciopero, sono entrato da due mesi in azienda e, in tutta onestà, mi servono i soldi”, racconta all’Adnkronos Marco, giovane autista dell’Atac. “Ho una famiglia da mantenere e un mutuo da pagare”, aggiunge, “per questo ho scelto consapevolmente di lavorare”. “Non scioperare oggi è una mia personalissima decisione”, racconta Paolo, che a bordo del 719 attende che gli ultimi passeggeri finiscano di salire sul bus. “E’ una mia convinzione personale che non ha nulla a che vedere con i soldi, con il portare ‘la pagnotta a casa’. Semplicemente non credo che questo sia uno sciopero sensato”. Con lui concorda Valerio, un altro autista dell’Atac: “Ho una mia visione di sciopero e questo non mi sembra un vero sciopero. Mi pagano per lavorare e quindi oggi sono qui”.

La situazione non è diversa al piazzale dei taxi, di fronte alla stazione Trastevere. Qui, gli autisti sono disposti in fila ordinata, in attesa dei clienti. “No, non sciopero”, racconta all’Adnkronos Michele, tassista con vent’anni d’esperienza. “Lavoro come lavorano tutti i miei colleghi, onestamente penso che l’1% di noi abbia scioperato oggi; non c’è stata nemmeno una grande comunicazione nei nostri confronti, quindi, semplicemente, stamattina sono montato sul mio taxi e mi sono messo a lavorare”. “Non penso sia uno sciopero che ci riguarda”, gli fa eco Claudia, una giovane tassista. “Ieri nelle nostre chat si è parlato della questione sciopero, ma nessuno ha scritto di aderire. Alla fine che c’era lo sciopero l’abbiamo saputo prima dai giornali”.

A Milano i dipendenti Atm hanno rinunciato alla mobilitazione. Il trasporto pubblico locale di Milano non potrà partecipare allo sciopero perché una settimana fa alcuni lavoratori, rappresentati da Al Cobas, avevano aderito a un’altra agitazione. Come ha sottolineato la commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero “deve intercorrere un intervallo di almeno 20 giorni, a prescindere dalle motivazioni e dal livello sindacale che ha proclamato lo sciopero”.

Lo sciopero non ha coinvolto direttamente il personale Trenord, anche se potevano aderire i lavoratori delle imprese che gestiscono le infrastrutture, Ferrovienord Spa e Gruppo FS italiane.

Nonostante i numeri, di ben altro avviso sono le due sigle sindacali che hanno indetto lo sciopero.

La stima indicata dagli organizzatori Cgil e Uil di Roma e Lazio è di 60mila persone in piazza del Popolo per la manifestazione nazionale.

Secondo Filt Cgil e Uiltrasporti sarebbero state “altissime le adesioni” allo sciopero generale di Cgil e Uil nei trasporti con punte del 100% in alcuni settori come i porti e fino all’80% nella logistica.

“Alte” le adesioni anche nei settori sottoposti all’ordinanza di precettazione come il trasporto pubblico locale e ferroviario dove l’adesione media è del 70%.
“Noi siamo qui perché rappresentiamo la maggioranza di questo Paese, di chi paga le tasse e con il lavoro tiene in piedi il Paese e che oggi non viene ascoltato da questo governo: in questo modo il governo sta portando a sbattere il Paese e noi non lo permetteremo. Noi a differenza del governo abbiamo in testa di dare un futuro al Paese, ai giovani”.

Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, dalla manifestazione in piazza del Popolo nel giorno dello sciopero con la Uil. “Siamo noi che con le nostre tasse paghiamo gli stipendi anche a chi è in politica e nel governo”, aggiunge, non senza un deriva demagogica evidente.
“La risposta che c’è oggi in questa piazza dimostra che non il sindacato, non Landini o Bombardieri, ma le persone non vogliono rinunciare alla democrazia e ai loro diritti. Se il governo è capace di ascoltare, allora cambi idea, smetta di fare cavolate e ritiri la precettazione e finalmente apra la trattativa anche con noi che stiamo avanzando proposte per migliorare questo Paese. Se pensa di non ascoltarci noi continueremo fino a che non otterremo risultati”. Landini sottolinea che la precettazione “è un atto che parla da solo e che nella storia democratica e repubblicana di questo Paese non si è mai visto, mai da nessun governo”.
“Tutte le piazze sono strapiene come non si vedeva da anni. Questa giornata è la risposta più bella, forte, intelligente e più ferma che potevano dare a chi ha pensato di precettare e mettere in discussone il diritto di sciopero. Questo è un vero e proprio attacco alla democrazia”, dice Landini. “E loro non li ha precettati nessuno, hanno scelto di esserci”.

A parte le piazze, che, come sempre sono stimate in un modo dagli organizzatori e in un altro dalle autorità di pubblica sicurezza, nei trasporti, il Mit stima la partecipazione “al 5% in Rfi e “sotto il 16%” per quanto riguarda il personale sui treni regionali. Dati in netto contrasto con quelli forniti dai sindacati.

I rapporti di forza, come si usava dire un tempo, si misurano sui dati reali e i dati reali dicono che Cgil e Uil hanno fatto flop. Poi le narrative si sprecano, ma la realtà è più forte delle narrative e quando la realtà ti dice che hai fatto flop ti rimane solo di alzare più alta la voce.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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