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CRAXI, LAVERITA’ SUL DEBITO PUBBLICO

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di Gianvito Caldararo
Prima di affrontare l’argomento, la premessa è doverosa. L’Italia è il Paese del debito pubblico: da sempre elevato e difficile da gestire, come sottolineano nel libro “Storia del debito pubblico in Italia” Leonida Tedoldi e Alessandro Volpi ( Editori Laterza ). Un problema che ha sempre accompagnato tutta la nostra storia, sin dal momento dell’unità d’Italia.
A partire dal 1992 è divenuto l’asse centrale di tutta la politica nazionale: prima con le ingenti misure e tagli per entrare nell’euro, poi con i limiti imposti dal rispetto dei parametri del trattato di Maastricht. Craxi è ingiustamente accusato di aver aumentato in maniera enorme il debito pubblico.
Lo ha detto Salvatore Bragantini sul “Corriere della Sera”, in cui Craxi veniva accusato di aver raddoppiato dal 60% al 120% il debito pubblico. Notizia infondata e subito ripresa e diffusa dal giornalista e opinionista Gian Battista Barbaceto sul Fatto Quotidiano. In altra occasione fu il giornalista e scrittore Corrado Augias, che imputava a Craxi di “essere il responsabile del nostro pesante debito pubblico”.
Al coro si aggiunse anche il giornalista Bruno Vespa, che pur riconoscendo i meriti del governo Craxi, rimproverava al leader socialista  “un controllo bando sulla spesa pubblica”. Invece, il rigore e la durezza con cui il governo Craxi affrontò il dilagare della spesa pubblica e i conti della finanza pubblica gli furono riconosciuti finanche dal suo più severo censore, Eugenio Scalfari. Infine, giunse uno studio di un certo economista, Brusco, che considerava Craxi responsabile dei governi dal 1980 al 1992 e non già dall’agosto 1983 all’aprile 1987.
Gli attribuisce una non meglio precisata “responsabilità politica” anche di quei governi successivi che avevano effettivamente sperperato, costringendo la Banca d’Italia a frequenti svalutazioni. La verità è che quando Craxi assunse la guida del Governo il rapporto debito/Pil era del 65% e quando cessò dalla carica di Presidente del Consiglio, il rapporto debito/Pil era il seguente:  a fine anno 1986 pari all’80,9% e con una inflazione al 16,5% e a dicembre 1987 l’89,1% e l’inflazione al 4,5%.
Tra l’altro, la smentita allo studio del non tanto noto economista, veniva dalle considerazioni di tutto il mondo, che lodavano Craxi per la capacità eccezionale nell’aver preso un Paese in pieno fallimento  e riportarlo all’avanguardia dei paesi industrializzati in soli 4 anni. Come pure va ricordato che le agenzie di rating assegnarono al Governo Craxi il massimo delle valutazioni. Craxi, quando a settembre 1983 presentò la proposta di politica economica, disse: “La progressione del disavanzo pubblico è impressionante. Arrestare un torrente in piena non è cosa facile. Vanno costruiti nuovi argini per avviare un contenimento ed un risanamento graduale. Dobbiamo recuperare risorse di cui ha bisogno la vita produttiva”. In altri termini, il disavanzo doveva essere fermato e portato a graduale riduzione. Secondo Craxi, la priorità anche in ordine di tempo era assegnata alla ripresa economica. Infatti, nei quattro anni di Governo Craxi, la crescita economica marciava a ritmi superiori alla media dell’U.E. (Unione Europea).

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