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TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE

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di Bruno Chiavazzo
Ci sta provando in tutti i modi la premier Meloni a spostare l’attenzione dai veri nodi politici ed economici che si aggrovigliano sempre più in Italia. Vola per il mondo, fa accordi con l’Albania per gli immigrati in cui la sostanza è che affittiamo un pezzo di terra extraeuropea per metterci dentro persone alle quali dobbiamo garantire “vitto, alloggio, lavatura e stiratura” tanto per citare il grande Totò nel Turco napoletano.
Si è inventata una riforma costituzionale fondata sul premierato che non esiste in nessuna altra parte del mondo, convinta che se andasse in porto gli italiani la voterebbero a furor di popolo. Certo che è aiutata da un’opposizione inconcludente, per non dire correa, che pensa di risolvere il problema con le manifestazioni e le bandiere rosse al vento, trainate dal capo della Cgil, Landini, che appare il vero leader altro che Schlein o “l’utile idiota” Conte, com l’ha definito Beppe Grillo.
Nel contempo la Meloni continua a coltivarsi i suo orticello elettorale, blandendo i balneari (l’ultima trovata è stata quella di mettere all’asta solo le spiagge libere, rinnovando “ad libitum” le concessioni in essere), i tassinari che fanno come gli pare e i coltivatori diretti. Inasprisce le leggi al grido di “ordine e disciplina”, ma le città sono sempre più invivibili e pericolose, soprattutto per le donne. Sui suoi guai familiari ha steso una cortina di silenzio, non se ne parla così come dei congiunti piazzati nei meglio posti dell’Amministrazione.
Ma tutti i nodi vengono al pettine, soprattutto quando c’è il pettine, che nel caso di specie è rappresentato dalla Commissione Europea che nel silenzio della maggioranza dei media italiani, continua a tempestare di lettere il governo italiano chiedendo conto del Patto di Stabilità, del Mes e dei gravi ritardi accumulati sul Pnnr. La Meloni contava sull’allargamento della sua parte politica in Europa, ma gli è andata buca anche su quello, la Polonia ha mandato a casa i cattoreazionari del Pis e in Spagna il socialista Sanchez ha formato il governo.
Alla Meloni è rimasto il figlioccio di Putin, l’ungherese Orban, al quale prima o poi qualcuno chiederà a che titolo continua a stare in Europa. Per non parlare della sua maggioranza con Salvini sempre più in modalità “papeete” e Tajani che non rappresenta più neanche i figli del fu Cavaliere. Intanto a Roma a Colle Oppio è stata restaurata la “grotta” che è stata la sezione dell’MSI dove Giorgia si iscrisse fin da giovanissima. Un luogo di “culto”.

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  • Redazione

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