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CRAXI E LE FAKE NEWS

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di Gianvito Caldararo
Il prossimo 19 gennaio ricorrerà il 23esimo anniversario della morte di Bettino Craxi e speriamo che sia giunto il momento di mettere da parte le polemiche e le fake news e di poter parlare di Craxi in maniera serena. Poter discutere e comprendere quanto realizzato da uno dei principali protagonisti della politica italiana degli anni ottanta.
E’ anche vero che da tempo assistiamo alla pubblicazione di libri e alla organizzazione di convegni che cercano di elaborare un giudizio storico equilibrato sul leader socialista. Si tratta della esigenza di comprendere e non di beatificare. Di riconoscere all’azione politica di Craxi , il merito di aver determinato la rottura della egemonia comunista e della fine della continuità democristiana e del Craxi uomo di governo di aver vinto la battaglia dell’inflazione, dell’aver assicurato al Paese una crescita economica tumultuosa, mai vista in precedenza, e di aver portato a termine la revisione del Concordato.
Ci si dimentica che quando Craxi giunse a Palazzo Chigi l’Italia era in una situazione economica economica allarmante se non proprio drammatica. Era un periodo che nessuno voleva avere la responsabilità di tenere il timore del Paese. Nello stesso PSI – come ricorda Renato Brunetta – “vi era più di un sospetto: Bettino premier? Attenzione ci vogliono fregare. Ma Bettino Craxi non si fece turlupinare e prese di petto la situazione e riuscì a dare un impulso innovativo senza precedenti”. A cominciare – come sottolinea sempre Brunetta – “dalla squadra di governo, un mix di genio, competenza, qualità, rappresentatività: Visentini, Andreotti, Spadolini, Amato, Scalfaro, Martinazzoli, Forlani, Fortuna, De Michelis, Pandolfi, Zanone, Signorile e Zamberletti”.
Si tratta di un esecutivo protagonista di un significativo pezzo della storia del nostro Paese. Infatti, Craxi governò in tutto circa 4 anni, il governo più duraturo della Prima Repubblica. Nel 1987, quando Craxi lasciò la guida del Governo, il Paese era in piena riscossa economica, come testimoniato dai seguenti dati : l’inflazione che scende dal 17,7% al 4,6%; il rapporto deficit/Pil dal 16,7% al 12,6%; la pressione fiscale dal 37,5% al 35% e la crescita del Pil da 765 miliardi  a 890 miliardi.
E a proposito di debito pubblico, assisteremo alla diffusione di vere e proprie fake news, come quella di Salvatore Bragantini  sul “Corriere della Sera” in cui Craxi veniva accusato di aver raddoppiato il rapporto debito/Pil dal 60 al 120%, affermazione subito rilanciata da Barbaceto sul “Fatto Quotidiano”. Assisteremo alla sortita di Corrado Augias, che imputava a Craxi di aver aumentato pesantemente il debito pubblico. Come pure il professor Mauro Magatti, che sul “Corriere della Sera” del 25/10/2018 sosteneva che “la lotta politica fu fatta dentro il governo a colpi di spesa pubblica, per battere il proprio alleato competitor”.
Invece, il rigore e la durezza con cui il Governo Craxi affrontò il dilagare della spesa pubblica e gli stessi dati di finanza pubblica raccontano una storia ben diversa. Infatti, il rapporto debito/Pil passò dal 70% al 89%, il debito ammontava a 417 miliardi, nel mentre oggi siamo a quota di 2.843 miliardi e un rapporto debito/Pil del 145%.
Un aspro nemico come Eugenio Scalfari, scriveva nel 1987 quanto segue: “La legislatura volge al termine ed è possibile tentarne un primo consuntivo. L’inflazione è discesa dal 16% al 4% e questo è stato il risultato più apprezzabile e vistoso. Il livello della spesa pubblica non solo non è aumentato, ma anzi è lievemente diminuito rispetto al Prodotto Interno. Di questi risultati va dato atto alle autorità monetarie, ai titolari del Tesoro e delle Finanze e al Governo nel suo complesso. Il favorevole andamento dei prezzi internazionali  ha liberato risorse che sono state in discreta parte utilizzate per non far peggiorare i conti dello Stato. Questo il merito che va riconosciuto al Governo per questo merita la lode. Le imprese sono tornate al profitto…il costo del lavoro a livelli accettabili ha preservato la nostra competitività”.
Craxi ha davvero lavorato per il bene del suo Paese. Come ha detto un poeta, Josip Brodshij: “La storia di una nazione, come la storia degli individui, consiste più in ciò che si è dimenticato che in ciò che si ricorda”.    

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  • Redazione

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