Home Politica estera USA-CINA: PROVE DI DISTENSIONE TRA BIDEN E XI

USA-CINA: PROVE DI DISTENSIONE TRA BIDEN E XI

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Ci sarà oggi l’atteso incontro tra il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e quello della Cina, Xi Jinping.

Un incontro la cui posta in palio è tanto alta quanto basse sono le aspettative sui possibili risultati. I leader delle due superpotenze si vedranno a San Francisco, in California, a margine del vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec), a un anno e un giorno di distanza dal loro primo e ultimo confronto dal vivo, quello a Bali, in Indonesia, durante i lavori del summit G20.

Biden e Xi cercheranno di riprendere il filo lasciato interrotto nell’ultimo anno, ripristinando quelle linee di comunicazione militari considerate da Washington cruciali per ridurre il rischio di un conflitto in uno dei diversi fronti caldi dell’Indo-Pacifico, in particolare lo Stretto di Taiwan e il Mar Cinese Meridionale.

Biden e Xi erano già d’accordo lo scorso anno per l’attivazione di una linea diretta simile a quella che il Pentagono aveva con il Cremlino ai tempi della Guerra fredda, ma poi una serie d’incidenti – fra tutti l’abbattimento di un aerostato-spia cinese sui cieli degli Stati Uniti lo scorso gennaio e il conseguente rinvio di un’attesa visita a Pechino del segretario di Stato Antony Blinken – ha congelato l’attuazione del piano dei due presidenti. Fonti statunitensi ritengono che un simile accordo verrà annunciato al termine dell’incontro di domani: si tratta del più importante tra i tre punti di convergenza raggiungibili dai due leader.

Un’altra possibile intesa, come riporta stamane la rivista “Time”, è quella sul contrasto al traffico di fentanyl da parte delle autorità cinesi. Si tratta di un tema di grande importanza per la Casa Bianca, perché le morti per overdose da fentanyl sono in aumento esponenziale negli Stati Uniti (secondo i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie, si registrano 140 decessi ogni giorno) e la gestione della crisi sta diventando un’arma a disposizione del Partito repubblicano in vista delle elezioni presidenziali del 2024, alle quali Biden si ripresenta come candidato del Partito democratico.

Washington considera i cartelli della droga messicani responsabili dell’introduzione dell’oppioide sintetico negli Usa, ma sostiene che gli elementi per la produzione della droga provengano dalla Cina. In base all’accordo, che va ancora finalizzato, Pechino perseguirebbe le industrie chimiche all’origine del traffico di fentanyl.

In cambio, l’amministrazione Biden rimuoverebbe le sanzioni nei confronti dell’istituto cinese di polizia forense, entità che gli Usa ritengono responsabile di abusi dei diritti umani. La questione era stata sollevata lo scorso ottobre anche dal leader della maggioranza democratica al Senato, Chuck Schumer, in occasione di un incontro con Xi a Pechino. Nella circostanza, Schumer aveva sottolineato come il presidente cinese si fosse dimostrato “recettivo” a fronte delle preoccupazioni degli Stati Uniti. L’ultima potenziale area di convergenza tra Usa e Cina è il clima. La scorsa settimana l’inviato speciale di Biden, John Kerry, ha avuto cinque giorni di confronto in California con l’omologo cinese Xie Zhenhua in California, al termine dei quali ha detto di aver trovato “terreno comune” in vista della conferenza Cop28 che si terrà a partire dal 30 novembre negli Emirati Arabi Uniti.

Su tutti gli altri dossier, alcuni dei quali molto delicati, le posizioni di Stati Uniti e Cina restano agli antipodi. Tanto che la stessa Casa Bianca ha invitato i giornalisti a moderare le aspettative in vista dell’incontro, al termine del quale non è neanche prevista una dichiarazione congiunta.

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  • Redazione

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