Home Opinioni NONOSTANTE TUTTO DOBBIAMO ESSERE OTTIMISTI

NONOSTANTE TUTTO DOBBIAMO ESSERE OTTIMISTI

0

di Antonio Foccillo
Un mio fraterno amico mi consiglia di essere ottimista in quanto i miei scritti sono troppo pessimisti. Ebbene io ci provo! Ma è difficile trovare il buono in società che si sono avviluppate intorno a disvalori, rinnegando tutto quello che di buono si era costruito nel passato,
Questi anni di crisi ci hanno mostrato come l’incessante ricerca della sostenibilità finanziaria di un’economia “immateriale” e lontana dai bisogni collettivi, si sia tradotta materialmente nel taglio sistematico dei servizi, non facendo altro che allontanare, l’una dall’altra, le persone, impegnate in una primordiale lotta tra nuovi poveri.
La coesione e la socialità si sono smarriti in questo neo modello liberista calatoci dall’alto, perché considerate vere e proprie palle al piede che frenano l’incidere delle scelte di pochi che non hanno alcuna legittimazione democratica.
Tutto questo ha dimostrato che vi sono, allarmanti sintomi che preconizzano una vera e propria crisi della democrazia.
La stessa opinione pubblica, e quindi la coscienza civile, presa da problemi quotidiani e da interessi individuali, succube del particolare, guarda con indifferenza e insofferenza verso questi problemi, considerati generali, estranei dalla loro sfera di interessi.
Così si è trasformata anche la cultura dominante, non più interessata a battaglie per rendere la società più giusta, più coesa e solidale.
In Italia, un Paese in cui le disuguaglianze sono divenute ormai insopportabili, abbiamo vissuto una regressione politica e culturale molto forte in materia di diritti e il dilatarsi della distanza tra ceto politico e società.
Stiamo vivendo una rivoluzione dall’alto che mira a delineare un nuovo assetto istituzionale con la democrazia, relegando l’alternativa ai margini dell’agire politico.
È più che lecito chiedersi come si possa parlare in queste condizioni di sovranità dello Stato. La risposta è evidente. Non possono coesistere globalizzazione, democrazia e sovranità nazionale allo stesso tempo.
Si tratta di scegliere tra l’unione politica e la disintegrazione economica: rinunciare in modo esplicito alla sovranità economica oppure indirizzarla, in modo attivo, a servizio dei cittadini affinché ne traggano beneficio.
Bisogna individuare un percorso alternativo, dopo che per un più di un trentennio si è imposta la rivincita conservatrice sulla solidarietà e sulla coesione.
Non è semplice ma rinunciare significherebbe accettare l’ineluttabilità di un possibile declino dell’uomo e dei suoi diritti.
Per questo dobbiamo fare lo sforzo di riportare i valori nella società, in modo da recuperare il senso della vita e ridare centralità alla solidarietà, alla coesione.
Oggi viviamo, invece, in una società in cui esistono troppe apatie, troppe deleghe, fino all’abbandono della militanza politica che rende insufficiente la partecipazione democratica.
In questa nuova realtà che si è determinata rischia proprio la democrazia.
Bisogna ridare alle istituzioni la loro autorevolezza in modo che, ancor prima che con le norme, possano divulgare la cultura della legalità, della partecipazione, dell’emancipazione civile, democratica e sociale.
È necessario un grande impegno, anche culturale, per rigenerare una politica democratica, nella quale antichi valori possono essere riaffermati.
Allora, per ripristinare la comunità che avevamo accettato, partiamo dal rimettere in discussione quel modello di sviluppo che ritiene che i costi sociali ed ambientali siano solo sperperi.
Per ricostruire un modo di far politica di nuovo democratica e rappresentativa il presupposto è una ricostruzione culturale e sociale della qualità della politica.
La democrazia non sopravvisse alla città antica, potrebbe non sopravvivere alla nazione moderna.
Bisogna, ancora di più, oggi, cercare di far ragionare le persone responsabili che pur ci sono all’interno della politica, dei movimenti e nella società, facendo appello alla loro responsabilità. Sfasciare ci vuole un attimo, costruire poi ci vogliono decenni.
Nessuno si può chiamare fuori di fronte alla barbarie che sta aggredendo molte parti del mondo per effetto delle guerre.
Purtroppo anche nel nostro Paese oggi vengono fuori le magagne di un assurdo attacco a tutto quello che aveva garantito democrazia, sviluppo, benessere e partecipazione.
Ai valori delle singole ideologie si sono sostituiti gli interessi di una personalità, al posto di un simbolo quindi un nome e cognome.
Ma se la Politica ha fallito, anche i corpi intermedi, non vivono del loro antico  splendore.
E mi viene da pensare che, proprio quando si sono rinnegati questi metodi e strumenti democratici, che reggevano fin dal primo novecento, si è dichiarata la propria sconfitta.
La società che ci stanno imponendo potrà esser pur veloce ma demolisce non costruisce, separa non include, impaurisce non rassicura.
L’esserci chiusi in noi stessi ci ha portato ad avere paura di chiunque sia minimamente diverso dal nostro bagaglio di esperienze acquisito e non a vedere più la diversità in un valore di crescita e arricchimento di quel bagaglio che ci portiamo dietro.
Sì paura di esser soli, lasciati al proprio destino. Cosa che non apparteneva in alcun modo a tutte quelle strutture associazioniste che fanno del senso di comunione, solidarietà e inclusione nel rispetto dell’altro un loro punto di forza.
Questo testimonia che quel modello, forse per alcuni arcaico, che riunisce organismi, che indice assemblee, che chiama a raccolta le persone, che impregna le sue azioni di valori in cui la persona, ridiventa centrale.
Quel modello laico, tollerante, pluralista e del rispetto di tutti e dei ruoli di tutti deve essere rilanciato!
Proprio in quei sentimenti di passione, di coesione e solidarietà che esso sprigionava le persone sentivano la voglia di riconoscerci per sentirsi parte di un qualcosa di più grande e che si possa porre all’orizzonte del benessere comune, da raggiungere insieme.
Lo può continuare a fare per ricreare condizioni in cui si potrà di nuovo sperare in un domani migliore e in cui i cittadini, attraverso la partecipazione democratica, si riapproprino della politica.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui