
di Paolo Raffone
La tremenda dottrina strategica e geopolitica elaborata nel 1997 da Zbigniew Brzezinski nel suo The Grand Chessbord, prevedeva anche la possibile nascita di un’alleanza “anti-egemonica” (ossia anti-angloamericana) tra Russia, Cina e Iran. Il risultato potrebbe, almeno in teoria, riunire la prima potenza slava del mondo, la potenza islamica più militante del mondo e la potenza asiatica più popolosa e potente del mondo, creando così una potente coalizione (“The result could, at least theoretically, bring together the world’s lead-ing Slavic power, the world’s most militant Islamic power, and the world’s most populated and powerful Asian power, thereby creating a potent coalition”)[“Il risultato potrebbe, almeno in teoria, riunire la principale potenza slava del mondo, la potenza islamica più militante del mondo e la potenza asiatica più popolata e potente del mondo, creando così una potente coalizione”, ndr] è ciò che il cardinale Zuppi, presidente della CEI, nella 78° Assemblea Generale Straordinaria ha evocato. “Dio non voglia”, ha detto esorcizzandola, che “la Terza Guerra mondiale a pezzi – come ripete da anni Papa Francesco – possa diventare un’unica guerra”.
L’alleanza anti-egemonica era in nuce durante la pandemia Covid-19 quando i Paesi non-occidentali – la maggioranza dei membri dell’ONU e i due terzi della popolazione mondiale – denunciarono le politiche discriminatorie occidentali sulla distribuzione dei vaccini e il razzismo finanziario che impediva loro di poterli acquistare sul mercato (mentre l’UE di Ursula von der Leyen faceva aumentare i prezzi del 25% con procedure opache e tutt’ora secretate). Due anni dopo, la guerra di resistenza dell’Ucraina sostenuta dal blocco occidentale, primariamente angloamericano, contro l’invasione della Russia aveva come obiettivo – secondo la strategia di Brzezinski – di far crollare uno dei tre pilastri del “triangolo eurasiatico”, la Russia.
Da allora, i colpi di Stato in tutti gli Stati del Sahel (ad eccezione di Djibouti) hanno cancellato la presenza francese (Francafrique) ma, più concretamente, hanno espulso quell’Europa “Euroafricana” che nelle mappe ufficiali della CEE del 1961 intendeva integrare il continente nero all’Europa e al suo mercato. Al posto di “Eurafrica” si è consolidata la “Sinafrica” e in più è tornata anche la Russia che, richiamando il sostegno anti-coloniale dell’URSS, ha recuperato varie presenze nel continente. Le ripetute votazioni dell’Assemblea generale dell’ONU sulla guerra in Ucraina hanno plasticamente confermato che la previsione anti-angloamericana di Brzezinski si stava materializzando. L’allargamento dei BRICS a 11 Paesi – tra i quali Egitto, Arabia Saudita e Iran – lo ha rappresentato in modo inequivocabile.
Nell’inizio di ottobre 2023, un’azione paramilitare palestinese – Hamas di Gaza che dal 2007 ha beneficiato di trasferimenti finanziari attraverso Israele e che godeva di una “relazione speciale” con i servizi di Tel Aviv – ha fatto una profonda incursione nel territorio di Israele causando molti morti e prendendo molti ostaggi. Mentre le circostanze che hanno provocato circa 1200 morti israeliani non sono ancora chiarite, il blocco angloamericano, seguito dai Paesi occidentali, si è schierato “senza limiti” con Israele che aveva la legittimità per reagire con vendetta. Avendo totalizzato oltre 10.000 morti, la metà bambini, in un solo mese di bombardamenti della striscia di Gaza, il sostegno internazionale a Israele non si è materializzato oltre la quarantina di Paesi occidentali. Gli schieramenti militari nell’area sono imponenti, ad iniziare da quelli angloamericani ma anche russi e cinesi. Gli americani che dal 1948 sanno – parole di Roosevelt – che “Israele può esistere solo difendendolo con la forza” – stanno tentando di contenere la reazione di Netanyahu – ispirato da ossessioni bibliche di costruire il “grande Israele” – che allargherebbe il conflitto ad altri stati-nazione della regione. La deterrenza americana ha avuto tenui effetti. L’attuale governo di Israele, da un lato, sta insistendo nel provocare il “partito di Dio” libanese (Hezbollah) con l’obiettivo di farli reagire per poter avere la giustificazione per invadere l’intero sud del Libano, dall’altro, insiste sulla necessità di abbattere “il male assoluto” che è impersonato nell’Iran. Allo stesso tempo, gli americani rinnovano i bombardamenti di postazioni Hezbollah e iraniane in Siria. Nonostante le parole apparentemente ragionevoli del presidente Biden e della sua amministrazione, sembra che si stia facendo di tutto per spingere verso la guerra il membro più debole del “blocco continentale” che Brzezinski aveva identificato nell’Iran. Ma quel piano strategico di Brzezinski, sposato totalmente dal gruppo neoconservatore degli apparati americani, non poteva prevedere che oggi Cina e Russia non staranno sicuramente a guardare.
Confrontato a tanta idiozia e irragionevolezza, il cardinale Zuppi ha esortato tutti con grande preoccupazione: “La pace è il problema dei problemi, perché la guerra genera ogni male e versa ovunque i suoi veleni di odio e violenza, che raggiungono tutti, pandemia di morte che minaccia il mondo. Tutto è perduto con la guerra: lo sappiamo, ma non impariamo! Addirittura tanta cultura diventa cedevole nell’accettazione della guerra come fosse una compagna naturale, se non dolorosamente benefica, della storia dei popoli. L’alternativa alla guerra è riprendere a trattare con buona volontà e rispetto dei vicendevoli diritti. Non bisogna smettere di credere che si può arrivare a comprendersi! Non è ingenuità, ma responsabilità”.
Invece di perdersi in faziose diatribe da bar dello sport o stracciarsi le vesti per il ritorno dell’antisemitismo in Europa – una particolare forma di razzismo che non ha mai abbandonato le culture europee continentali – sarebbe più urgente e utile capire che gli eventi sopracitati sono collegati da un filo rosso. La vera drammaticità degli eventi mediorientali non sta solo negli obiettivi “localistici” di Israele ma nel fatto che la reazione dell’attuale governo di Israele si inserisce in quel quadro geopolitico iniziato nel 1914 a Sarajevo e che negli ultimi due decenni mostra evidenti difficoltà. D’altra parte, l’avvento del “mondo a guida americana” e la nascita di Israele “focolare nazionale ebraico” ebbero origine sulle ceneri dell’Europa distrutta e si sono rafforzate a conclusione della guerra civile europea dopo il 1945. Gli obiettivi israeliani si intersecano con quelli anglosassoni ed agli interessi israeliani sui ristretti spazi di Gaza fanno da contraltare gli interessi anglosassoni che abbracciano l’Isola Mondo nel suo complesso. La chiave di lettura di questi eventi è eminentemente anti-europea (come avevano già capito i britannici Halford Mackinder e Wiston Churchill, convinti fautori dell’alleanza anglo-americana in chiave anti-europea ed anti-asiatica, ma anche altrettanto ferventi sionisti.
Un’Europa già marginalizzata dal Quad per il Medio Oriente si è trovata spiazzata con gli eventi dell’ultimo triennio. Non è un caso che l’amministrazione Biden inizierà dei colloqui con la Cina – il 15 novembre a San Francisco nella cornice dell’APEC – e che sottobanco stia dialogando con la Russia. L’Unione europea e gli Stati membri saranno forse informati a tempo debito.





