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SCHLEIN E CONTE, PAROLE CONTRO LA REALTA’

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di Giuseppe Augieri
Elly Schlein e Giuseppe Conte, nella foga di raccontare a noi ed al mondo un Paese lontano dalla realtà, finiscono per non prendere atto del fatto che gli italiani continuano a premiare il centrodestra e a bocciare le opposizioni. E, distratti da questa foga, non si domandano neanche il perché.
Certo non depone a favore di questo “duo” il no a tutto, un no oltretutto spesso poco motivato; integrato dall’insistenza su proposte più che discutibili come il salario minimo per legge, bocciato per ultimo anche dalla Associazione Nazionale dei Consulenti del Lavoro.
La constatazione che, CGIL in testa, si siano rinnovati ben 22 contratti nazionali, tutti con paghe inferiori ai 9 euro, alcuni addirittura di 5 euro l’ora, dovrebbe far riflettere che un intervento legislativo – se mai dovesse essere sollecitato – dovrebbe riguardare il rafforzamento del ruolo sindacale di contrattazione e la messa in un canto dei sindacati aziendali, quasi sempre di comodo. E per i Sindacati dovrebbe suonare la sveglia per decidersi all’applicazione dell’articolo 39. Perché essi stessi confessano di essere “inefficaci” nel loro mestiere: lo dice per primo Landini.
Il continuo teatrino in atto – che arriva sino alla bagarre in Senato sulla presenza del numero legale con “richiesta del VAR” (per verificare quante persone della maggioranza sono rientrate in aula dopo la richiesta di verifica del numero legale) – dice che la testa è altrove rispetto a quello che si prospetta nel prossimo futuro per l’economia e per il welfare. Argomenti questi sui quali si prospettano “barricate” (così le hanno chiamate), per contrastare la legge di bilancio: il che sarebbe anche opportuno, ma non sull’unico punto sul quale dar torto a Meloni & Co è estremamente difficile, e cioè l’equilibrio tra provvedimenti deflattivi e quelli per la crescita, che è stata ritenuta “sufficiente” dall’unico giudice in materia: i mercati finanziari. Incrociando le dita per il prossimo giudizio CEE. Ed una riflessione su cosa bolle in pentola su questi mercati la farò a parte.
Incalzare il Governo perché i provvedimenti assunti sono a scadenza di un solo anno (e dunque sarà complicatissimo riconfermarli per il 2025) è iniziativa che non sembra trovare udienza. Lo capisco. Affrontare questa argomento significherebbe proporre di diluire nel tempo, per esempio, il taglio dell’IRPEF o del cuneo fiscale. Magari per dare più certezze alle imprese e favorire un loro azione per una occupazione stabile.
Apriti cielo. Fare qualcosa “non popolare”, anche se fosse giusta, è lontana mille miglia dai due. La loro leadership di oppositori vacilla. Ma Conte ha i suoi aficionados “a prescindere” e dunque non ritiene di aver problemi. Schlein, alla quale Sansonetti contesta che “l’unica battaglia che ha combattuto, oltretutto copiata dai 5Stelle, l’ha anche persa” (quella per il salario minimo) non vede, e perciò non teme, di essere stata mollata anche dal sindacato.
Landini fa sapere che non scenderà in piazza insieme a lei l’11 novembre. Ma lo farà il 17. Tanto per far capire chi è il vero capo dell’opposizione.
 

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  • Redazione

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