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UN MONDO SENZA LOGICA

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di Giuseppe Augieri

Sarò stupido, ma ancora trasecolo quando cose assolutamente logiche accadono, e ce se ne meraviglia.
Succede sul clima quando bombe d’acqua e venti di tempesta sembrano sorprendere tutti.
Succede sui conflitti in corso: quelli non distrattamente trattati (di guerre in giro ce ne sono 59: alzi la mano chi ne conosce più di 5) si condiscono di una sequela di stupori popolari sulle crudeltà, sui soprusi, sulle vittime civili, sui bombardamenti. Stupore?
Succede sui conflitti che potenzialmente potrebbero deflagrare: non c’è azione internazionale che si stia compiendo in questi ultimi 10 anni e che non sia impegnato alla concentrazione in blocchi contrapposti di interessi, di tentativi di egemonia mondiale, conditi con una corsa ad armi sempre più sofisticate. Se succedesse qualcosa, Dio non voglia, grande stupore?
Succede in economia: le avvisaglie di un cataclisma economico vi sono tutte: e come per i casi precedenti sono visibili, misurabili, prevedibili nella loro quasi inevitabile conclusione. Le formule adottate per affrontarle sono desuete, dettate da un egoismo – cultuale e politico – ed impediscono di discutere le soluzioni “collettive”: che sono le uniche in grado di realizzare una qualche diga. Occhi puntati verso orizzonti che non ci sono e contro nemici che non sono quelli veri. Da decenni. Poi arriva la crisi dei subprimes del 2008, che viene dopo la crisi internet del 2001 e di altre precedenti; e che da luogo alla crisi del 2012: di crisi in crisi, ed ogni volta stupendoci di ciò che accade e che era invece noto. Non a tutti: ma a quelli che devono operare, si. E la lotta politica, alimentandosi su questo silenzio, si fa squallore.
Ripropongo una domanda a me cara. Perché non dare, anzi non sollecitare, informazioni? E voglio fermarmi ad uno solo degli aspetti economici assolutamente sotto silenzio.
La crisi della Lheman Brothers fu dovuta a un uso distorto dei titoli subprimes. Qualcuno sa a quanto ammonta l’importo dei derivati oggi in circolazione, compreso quelli del mercato non regolamentato? Se dico che nel 2018 era 33 volte il PIL mondiale, se dico che la sola J.P.Morgan ne “possedeva” oltre 40.000 miliardi, se ricordo che questi titoli sostanzialmente sono una “scommessa” su quello che succederà e che dunque per guadagnarci sopra occorre che le cose vadano esattamente secondo quando si è “scommesso”, (sono tutti dati ufficiali, per niente segreti); se dico questo si può sospettare che ciò che accade in economia, lo stesso destino economico di interi Paesi – i più deboli e con minori difese per primi – dipende ed è pesantemente fagocitato da questo? Illazione, la mia? I numeri sono là: accetto qualsiasi dibattito.
Tutta colpa dei capitalisti americani? No. Il totale dei derivati nella “pancia” delle Banche Europee supera quella delle banche americane. E cosa si faccia per evitare perdite su questo strumento speculativo (non è mio l’aggettivo) non è solo fantasia. Molte vicende si spiegherebbero con più aderenza alla realtà se si sapesse e si seguisse cosa fa la grande finanza e dunque la politica. Perché il legame c’è. Per esempio a proposito della “crisi italiana” del maxi spread del 2012, inviterei a leggere pagina 87 della trimestrale 2012 della Deutsche Banke in particolare la voce riguardante l’esposizione agli strumenti derivati. Stiamo parlando di $72.842.601.090.000, (due mila miliardi di dollari in piu’ di JP Morgan; quasi 35 anni di PIL italiano). L’alleggerimento di questa situazione creò alcuni problemi: “solo per caso” essi coincisero con alcune vicende nostrane. Ma questo è stato già confessato dai diretti interessati. Nel nostro disinteresse generale.
Nel terzo trimestre 2022, la corsa ai derivati in Europa è ripresa. Sui solo mercati regolamentati in un anno 1.760 miliardi in più. Ma l’esplosione si è avuta soprattutto sui titoli su mercati non regolamentati (otc). Ancora una volta sono le banche tedesche e francesi a possederne la stragrande maggioranza. I rischi sono altissimi: perciò, please, non date fastidio al conducente.
Ed ora si va a discutere delle nuove regole del Patto di stabilità: l’Italia tra i Paesi nel mirino perché le nostre esigenze non sono comprese tra quelle “dei derivati”. E noi a contare le stelle… e pronti a stupirci di possibili risultati non eccezionali.
Mi è stata lanciata una velata accusa, ma non me ne voglio, di avere atteggiamenti da “complottista”. Rispondo con numeri, certificati. E guardo a cosa sta facendo Meloni, e cosa riuscirà a portare a casa: senza scusanti ma senza alcun velo di passione politica pro o contro: quel velo che spesso offusca.

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  • Redazione

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