
Nel suo testo dal titolo: “Lo scontro delle civiltà”, Samuel P. Huntington scrive: “L’Occidente era Occidente molto prima di essere moderno. Le caratteristiche peculiari dell’Occidente, quelle che lo distinguono da altre civiltà, sono antecedenti alla sua modernizzazione”.
Huntington traccia poi alcune delle caratteristiche che distinguono l’Occidente: l’eredità classica, il cattolicesimo e il protestantesimo, la pluralità delle lingue, la separazione tra autorità temporale e spirituale, lo stato di diritto, il pluralismo sociale, l’individualismo e sottolinea: “L’individualismo rimane una caratteristica assolutamente peculiare dell’Occidente rispetto alle altre civiltà del XX secolo”.
Nell’Occidente, infatti, è stato rilevato da vari autori “il predominio dell’individualismo in Occidente di contro al prevalere altrove del collettivismo, concludendone che «i valori ritenuti più importanti in Occidente sono quelli meno importanti su scala mondiale». Tanto gli occidentali quanto i non occidentali indicano dunque nell’individualismo la caratteristica maggiormente peculiare dell’Occidente”.
La prima considerazione da fare, al fine di proseguire, è che non è sensato considerare sovrapponibili il concetto di Occidente con quello di modernizzazione.
La seconda considerazione da fare è che l’Occidente si percepisce ed è percepito non per la modernizzazione, ma per le sue caratteristiche peculiari, riconosciute anche se non necessariamente condivise.
Vediamo ora il comportamento degli altri, ossia dei non occidentali, nei confronti dell’Occidente.
Uno dei comportamenti è il rifiuto totale.
“Una seconda possibile risposta all’Occidente – scrive Huntington – è quello che Toynbee definisce «Erodianesimo», vale a dire l’apertura sia alla modernizzazione sia all’occidentalizzazione, e si basa sul presupposto che la modernizzazione sia desiderabile e necessaria, che la cultura autoctona sia incompatibile con la modernizzazione e vada dunque abbandonata o abolita, e che per potersi modernizzare con successo la società debba occidentalizzarsi in toto”. E’ il caso del kemalismo turco. Questo atteggiamento considera Occidente e modernizzazione completamente sovrapponibili.
Una terza posizione è quella riformista
“Una terza strada – scrive sempre Huntington – consiste nel tentare di unire modernizzazione e preservazione dei valori, costumi e istituzioni autoctoni di una data società. Tale soluzione è stata, comprensibilmente, la più popolare tra le élite non occidentali. In Cina, nelle ultime fasi della dinastia Ching lo slogan fu Ti-Yong , «Cultura cinese per i principî di fondo, cultura occidentale per i fini pratici». In Giappone fu Wakon, Yosei, «Spirito giapponese, tecnica occidentale»”.
Qui siamo arrivati alla questione di fondo, che potrebbe anche riguardare lo stesso Occidente, in quanto lo spirito occidentale è nato ben prima della tecnica occidentale, non si identifica con essa e ha caratteristiche storiche che non possono essere compresse e ridotte nella tecnica.
La civiltà dell’Occidente non è la civiltà della tecnica. La civiltà della tecnica è, se proprio vogliamo, una componente, non la più importante, della civiltà occidentale.
L’Occidente è di gran lunga più Eraclito, Platone, Aristotele, Spinoza, Musil, Mann, Goethe, Picasso, Beato Angelico, Giotto, Mozart, Verdi, Dante Alighieri e via discorrendo che la domotica, il cellulare, l’intelligenza artificiale, la macchina a vapore o l’ultimo drone.
Qui impattiamo con il concetto, introdotto da Frobenius, di paideuma, che si può anche definire il principio genetico metafisico di ogni civiltà, più manifesto ai suoi albori, attraverso l’arte, meno espressivo nelle fasi successive, fino all’oscuramento dell’utilizzazione materialistica e razionalistica.
Il paideuma è la capacità di apprendere, sia da parte di un individuo, come di un gruppo omogeneo, che vengono presi, determinati e caratterizzati da un insieme di valori in quanto linee direttive di una civiltà della quale essi sono prodotti e portatori. Esiste un paideuma infantile nel quale domina l’elemento istintivo-fantastico, che si sviluppa nell’età adulta nella forma ideale, per assopirsi, insterilirsi, meccanizzarsi nella fase finale, in quella che Spengler vede come trionfo dell’inorganico, della quantità, dei residui. Si tratta dunque di un ciclo vitale che, al di là della sua validità, soprattutto per quel che si riferisce al carattere terminale delle civiltà e nello specifico di quella occidentale, esprime con forza il senso di sé di un Occidente che osservava con giustificato timore i segni di una accelerazione dei tempi che lo rendeva irriconoscibile a se stesso.
È questa la questione decisiva di tutto il ragionamento. Se l’Occidente si identifica con la modernizzazione e con la tecnica si rende irriconoscibile a se stesso.
“Le civiltà destinatarie – scrive sempre Huntington – acquisiscono in modo selettivo determinati aspetti di altre società e li adattano, li trasformano e li assimilano in modo da preservare e rafforzare la sopravvivenza dei valori di fondo, o paideuma, della propria cultura. Quasi tutte le civiltà non occidentali del mondo esistono da almeno un millennio – in alcuni casi da diversi millenni – e tutte vantano un più o meno lungo elenco di acquisizioni, mutuate da altre civiltà e finalizzate alla sopravvivenza della propria. L’importazione cinese del buddismo dall’India, concordano gli studiosi, fu ben lungi dal causare l’«indianizzazione» della Cina. I cinesi adattarono il buddismo ai propri fini e alle proprie necessità; la cultura cinese rimase tipicamente cinese. Fino a oggi i cinesi hanno costantemente sconfitto i reiterati tentativi occidentali di convertirli al cristianesimo. Se a un certo punto dovessero importare il cristianesimo, c’è da attendersi che verrà anch’esso assorbito e adattato in modo da rafforzare il sempiterno paideuma cinese”.
“Modernizzazione, in definitiva, – asserisce sempre Huntington – non significa necessariamente occidentalizzazione. Le società non occidentali possono modernizzarsi, e l’hanno fatto, senza abbandonare la propria cultura e senza adottare in blocco valori, istituzioni e costumi occidentali. Il che, peraltro, sarebbe pressoché impossibile: qualunque ostacolo posto dalle culture non occidentali alla modernizzazione impallidirebbe dinanzi a quelli posti all’occidentalizzazione. Come osserva Braudel, sarebbe quasi «fanciullesco» pensare che la modernizzazione o «il trionfo della civiltà al singolare» metterebbe fine della pluralità di culture storiche incarnate per secoli nelle grandi civiltà del pianeta. Al contrario, la modernizzazione rafforza tali culture e riduce il potere relativo dell’Occidente. Sotto molti importanti aspetti, il mondo sta diventando più moderno e meno occidentale”.
Tutto questo ragionamento, sin qui condotto, dove ci porta?
Ci porta a dire che le leadership occidentali, le quali stanno identificando l’Occidente con la tecnologia, assurta a paradigma essenziale al quale piegare qualsiasi altro paradigma, stanno semplicemente uccidendo l’Occidente, in quanto riducono una grande civiltà, una delle grandi civiltà presenti sul pianeta (non l’unica), alla tecnica, facendo di una parte, peraltro non caratterizzante, il tutto.
Non solo, l’ideologia woke, green, cancel culture, distruggono il retaggio culturale che ha fatto dell’Occidente quello che è.
Tagliare le radici significa uccidere l’albero, per sostituirlo con un albero finto tecnologicamente avanzato.
La stessa Chiesa cattolica è stata ridotta ad una impresa di solidarietà sociale, perdendo il suo significato originario, che riguarda non solo il corpo, ma l’anima e lo spirito.
Nel 1969, Joseph Ratzinger concluse un ciclo di cinque lezioni radiofoniche dicendo profeticamente: “ Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare molti degli edifici che aveva costruito nella prosperità. Poiché il numero dei suoi fedeli diminuirà, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. In contrasto con un periodo precedente, verrà vista molto di più come una società volontaria, in cui si entra solo per libera decisione. In quanto piccola società, avanzerà richieste molto superiori su iniziativa dei suoi membri individuali. […]. Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la sinistra e ora con la destra. Essa farà questo con fatica. Il processo infatti della cristallizzazione e della chiarificazione la renderà povera, la farà diventare una Chiesa dei piccoli, il processo sarà lungo e faticoso, perché dovranno essere eliminate la ristrettezza di vedute settaria e la caparbietà pomposa. Si potrebbe predire che tutto questo richiederà tempo”.
La Chiesa cattolica è stata una delle radici dell’Occidente, considerando che l’intera Europa è stata per secoli segnata dalla presenza della cristianità.
Trasformare la Chiesa che guarda allo spirito in una sorta di associazione che si occupa di clima, di ecologia e di migranti, è semplicemente ridurre la Chiesa ad una Ong, ad una sorta di grande cooperativa sociale e niente più. Non è un caso che le chiese sono deserte.
Nel 2002 quasi 4 italiani su 10 si recavano in un luogo di culto almeno una volta in settimana, mentre uno solo su 10 non ci andava mai.
Oggi la situazione è cambiata e a non andare mai in chiesa sono 3 persone su 10.
Molti ci vanno saltuariamente, nelle grandi festività o in qualche occasione particolare. Sono finiti anche i tempi di un Mezzogiorno più assiduo in chiesa rispetto al Centro-Nord. Allo stesso modo la frequenza femminile non sovrasta più quella maschile.
In generale tutto il Paese si è mosso verso una crescente disaffezione e con tanta maggior intensità proprio là dove vent’anni fa era maggiore la partecipazione alla vita religiosa, come i giovanissimi, le donne e il Mezzogiorno.
Veniamo alla questione dei migranti. L’esperienza francese della banlieu ormai in mano agli islamici dimostra abbondantemente che gli immigrati accettano la modernizzazione che fa loro comodo, ma non si “occidentalizzano”.
Non si sta realizzando per nulla l’idea di alcuni che partecipare alle conquiste tecnologiche occidentali significhi accettarne anche la Weltanschauung.
Weltanschauung, peraltro, attaccata dall’interno da una oicofobia indotta da una logica del capitalismo finanziario che vorrebbe che l’Occidente diventasse una terra orwelliana, dove una ristretta cerchia di privilegiati, arroccati nei loro castelli green, avessero come novelli servi della gleba le masse informi dei consumatori a basso reddito, demotivati, privi di radici, decontestualizzati e, pertanto, preda di tutte le insulsaggini che vengono loro propinate.
Di fronte a questo Occidente si ergono le società islamiche, la Russia ortodossa, la Cina confuciana, ossia realtà che non vogliono spezzare le radici per consegnarsi alla tecnica.
Un Occidente che si identifica nella tecnica è un Occidente morente.
Un Occidente che si illude di poter governare l’intero mondo grazie alla tecnica è solamente un Occidente preda di paranoici.
Se l’Occidente vuole salvare se stesso deve anzitutto riconoscersi come tale e riconoscere gli altri con la stessa dignità.
Solo un mondo multipolare può consentire al pianeta una convivenza nell’equilibrio delle diversità.





