La presunzione dell’ignoranza che si erge a cultura
Semplici considerazioni sul voto dei poco istruiti e dei poveri.
Non credo di essere poco istruito, credo di essere normalmente “colto”.
Ma comprendo quelli che vengono offesi dai presuntuosi “democratici” dell’oggi.
Denigrati e villaneggiati da chi ha una presunzione talmente esagerata da non voler conoscere e ricordare nemmeno la storia, la cronaca e i fatti.
Partiamo dal primo decennio del ‘900.
Quando centinaia, migliaia di persone, di poveri, di bisognosi sbarcavano a Ellis Island a New York.
Tanti erano italiani.
Erano migranti.
Certo.
Dopo una cinquantina di anni abbiamo assistito a nuove migrazioni, al di là dell’Atlantico, al nord Europa… potremmo aggiungere anche una migrazione, diversa, dal sud al nord del nostro Paese.
Furono eventi epocali che nessuno pensa di definire oggi in modo critico e che allora praticamente nessuno immaginava di contestare.
È un ricordo che spesso viene rinfacciato da chi oggi si scandalizza per una sensazione sempre più maggioritaria che l’attuale migrazione sia insopportabile.
È un ricordo che spesso viene utilizzato per denunciare il perverso egoismo di molti politici e la perdita di quella carità cristiana perno della nostra cultura.
Brevissimo inciso: pare essere l’unico caso in cui, per i “democratici progressisti”, sia da ricordarsi la nostra civiltà nata dalla tradizione giudaico cristiana.
Ma tornando al punto forse sarebbe utile una considerazione assolutamente semplice.
Un dato di fatto evidente e dirimente.
Quelle migrazioni epocali erano migrazioni dove esisteva lavoro, erano causa e risultato del lavoro.
Servivano per produrre, ricchezza per chi il lavoro lo offriva e per chi il lavoro lo riceveva.
Un semplice meccanismo economico che giustificava i fatti.
Oggi assistiamo non a quel modello.
Oggi assistiamo a un dispendio di welfare enorme.
Assistiamo ad un costo esorbitante per poter rispondere alla necessità “dell’accoglienza”.
Proprio quest’ultimo termine è l’evidenza della differenza.
Non reciprocità negli interessi, ma univoco dispendio delle risorse.
Certo alcuni dei migranti odierni trovano lavoro, spesso poco retribuito, spesso con una insopportabile alienazione dei diritti del lavoro.
Ed è pure una modesta parte.
Ed ancor più, a differenza di quello che allora accadde, questa parte non ha alcuna o pochissima intenzione di integrarsi realmente, di acquisire le regole ed i comportamenti, di reinvestire in luogo quello che percepisce.
Lasciando perdere la parte maggioritaria acquisita dalla delinquenza o coinvolta nella personale violenza perché sopraffatta dalla disperazione.
Appare di una evidenza semplice e limpida come questa situazione metta sempre più in difficoltà chi, da “locale”, vive nel bisogno o è prossimo al bisogno.
Chi vede erodersi le sue stesse tutele nella ricerca di un lavoro dignitoso.
Chi vede erodersi le sue stesse tutele nell’aiuto di fronte alle necessità.
Vogliamo aggiungere la sanità… o nessuno ha mai la ventura di affacciarsi a un pronto soccorso?
È evidente che soprattutto i più deboli vedano nell’accoglienza incontrollata non solo un pericolo, ma una reale e quotidiana limitazione alle proprie possibilità.
Se si vivesse con la percezione dei fatti piuttosto che con il benessere della propria ideologia forse non ci si stupirebbe.
Mi è capitato qualche tempo fa di ricordare l’uomo di Worthington, piccola cittadina inglese.
Tradizionalmente di sinistra, deluso e preoccupato nell’aver visto la certezza dell’industria che spariva, nello sperimentare il rischio del futuro, nel comprendere l’abbandono delle istituzioni che pensano ad altro.
Questo è il voto che i ricchi democratici considerano con disprezzo a favore della destra.
Allora per non sentire ancora reprimende sulla perdita della bontà e sul trionfo dell’egoismo.
Quella immigrazione viveva sul lavoro questa vive sull’assistenza.
È una cosa insensata pensare di difendere a prescindere un principio dimenticando i lavoratori, peggio ancora diminuendo le loro già contenute possibilità in un periodo complicatissimo.
Non mi pare così difficile da capire.
- ex parlamentare e segretario della Commissione Stragi


Eugenio Baresu, ex parlamentare, già Segretario della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi. Autore, antiquario.


