La più squallida delle iniziative. La più necessaria
Modi riceve Putin, alla vigilia dell’incontro a Nuova Delhi dei BRICS+.
Un vertice, quest’ultimo, dedicato al rafforzamento del peso delle economie emergenti nella governance mondiale, sullo sfondo delle guerre in Medio Oriente e Ucraina, delle tensioni commerciali.
E anche delle divisioni interne, con qualche episodio di scontro militare, di un blocco che riunisce ormai il 49,5% della popolazione mondiale, il 40% del Pil globale e il 26% del commercio mondiale.
E sa come uscire dagli attuali dissidi: ragionando con calma, tanto non ha oppositori.
Non è un corollario che a questa riunione sia presente l’Iran. Tanto per far capire a chi non vuol capire cosa accade nel Golfo.
Sarà importante seguire come si muoverà l’India di Modi sulle due guerre in corso. Sull’Ucraina, qualche giorno fa Modi ha detto a Putin, che pure sta fortemente sorreggendo sul piano economico, che bisogna passare «da una guerra senza fine alla fine della guerra», e ha aggiunto che l’India è pronta a contribuire agli sforzi per raggiungere la pace.
E sulle questioni del Golfo, Modi ha svolto un ruolo cruciale nel rafforzare le relazioni con i Paesi del Golfo e nel mantenere un dialogo aperto con l’Iran.
Ma vuole discutere la sicurezza delle rotte commerciali e la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Si dovesse giungere ad una intesa piena anche con la Cina, e non è escluso, l’ipotesi – solo un’ipotesi: ma dal valore deflagrante – di un incontro diretto tra Trump, Modi e Xi Jinping assumerebbe la connotazione di una Yalta 2 – o la preparazione ad essa – che è tra le cose più disgustose che si possano immaginare: il mondo diviso in influenze intoccabili, deciso a tavolino tra potenti lontano da ogni visione democratica.
Non facciamoci ingannare dalla proclamata democraticità dell’India: l’India ha subito un declino nelle credenziali democratiche. Organizzazioni come Freedom House hanno declassato il Paese da “libero” a “parzialmente libero”, mentre l’Istituto V-Dem lo ha classificato come “autocrazia elettorale.
Dunque, qualcosa di squallido ma anche, a questo punto, senza alternative.
Perché lo scontro in atto sempre più si sta spostando da una guerra commerciale, estesa a quella finanziaria, a sempre più numerose e pericolose occasioni di guerra guerreggiata.
Nella logica di von Clausewitz: “La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”.
E difatti…
Alla desaparecida Europa, che pure sarebbe stata in grado di competere con questi due blocchi, non resta altro che rimpiangere tutto quello che avrebbe potuto fare. Dal 2000 ha dimezzato il suo valore rispetto al PIL mondiale, ma mantiene il circa 16% del valore del commercio mondiale.
Che è assolutamente appetibile per chi invece il PIL lo produce.
Dunque da protagonista a preda: eppure scommetto che questi incontri – quelli certi e quello solo probabile – saranno guardati con molta sufficienza.
E il dibattito si accenderà sulla ingiustizia, sulle lesioni di diritto, dell’eticità di quanto si va preparando: su tutto e non sul come fare a salvare il salvabile.
Prosit.





