Tra convenienze e stranezza
In effetti è strano. La visione del mondo, delle relazioni sociali e in, particolare, di quelle uomo – donna, della famiglia, delle istituzioni statali di un musulmano è più vicina alla destra che alla sinistra.
Negli Stati Uniti si stanno affermando quarantenni musulmani, molto determinati, che ci tengono a sottolineare di avere innanzitutto questa identità.
Ovviamente, fanno della contrapposizione a Israele un asse portante e quando, come fa El Sayed, si afferma l’importanza del dialogo con la comunità ebraica, ma si vuole tagliare ogni sostegno a Israele, la scelta di campo è fatta, non occorre altro.
La via d’accesso alla politica negli USA è il Partito Democratico che, solo pochi anni fa, si distingueva per l’avallo della cultura woke che si fondava sulla riscrittura del passato – e qui ai musulmani può convenire -, ma, soprattutto, sul protagonismo di tutte le minoranze etniche – anche qui ai musulmani conviene – e di genere.
Qui c’è la stranezza più grande. Quale musulmano può accettare le molteplici identità di genere del mondo LGBTQ+ e la connessa idea di famiglia?
Probabilmente nessuno e non si tratta della fine che fanno gli omosessuali nei Paesi islamici. No, si tratta di una visione del mondo che è molto tradizionalista, quasi reazionaria.
In sintesi: i sessi sono due e non si può passare dall’uno all’altro; l’uomo ha una posizione preminente e di guida; la donna deve fare figli e allevarli.
Che c’entra questo con i democratici americani, che hanno santificato i generi sessuali autodeterminati? Nulla e solo la dissimulazione che è uno degli strumenti di ogni musulmano può spiegarlo.
In Europa sono le sinistre a fare da tramite per l’ingresso in politica dei musulmani. Anche in questo caso le comunità islamiche sono tenacemente vincolate alla tradizione, anche perchè più legate di quelle americane ai Paesi di origine. Possiamo immaginare un arabo che inneggia al mondo trans? Difficile.
Un comune terreno di incontro sono le rivendicazioni di prestazioni sociali per la gente comune. Qui c’è una tradizione che risale addirittura alla Fratellanza musulmana ed è una delle ragioni del radicamento sociale di gruppi come Hamas.
Anche se la sinistra italiana ha quasi abbandonato quest’ambito per concentrarsi sui diritti civili c’è una sensibilità comune.
Il vero incontro, però, c’è nello schierarsi a favore del diritto all’autodeterminazione dei palestinesi. Questo mette insieme i finanziamenti alle università americane, l’acquisto di TV e giornali, la creazione di movimenti propal e la dura contrapposizione a Israele.
Non sottovalutiamo questo aspetto, perchè a ogni lettore di storia dovrebbe essere noto che i palestinesi sono la massa di manovra prima degli arabi e poi degli islamisti per costringere Israele allo scontro più duro e per mettere in piedi nel mondo una narrazione a senso unico: le vittime e i carnefici.
È un teatro costruito in laboratorio, dove le vittime, come è stato a Gaza, sono il prezzo da pagare per distruggere la reputazione di Israele, farvi emergere le parti più estremiste e suscitare una ribellione del mondo occidentale a favore di quelli che appaiono vittime ma che, in realtà, sono il potere più feroce e oscurantista che ci sia nel mondo islamico.
Così si realizza il paradosso di gran parte dell’opinione pubblica che inneggia alla resistenza di gruppi fascisti e totalitari spacciati come liberatori con i partiti progressisti, con gli intellettuali, il mondo della scuola, i giornalisti uniti a loro difesa.
Infine, non bisogna dimenticare che gli islamici sono fedeli innanzitutto alla Umma, ovvero alla comunità globale dei fedeli musulmani. Questo è un collante speciale, che supera le rivalità di fazione e se bisogna farsi trasportare in alto dai democratici americani o dalle sinistre europee lo si fa a cuor leggero, perchè è un legame transitorio che non può prevalere su quello di base.





