Roma fa bene a non cedere
Lo scontro tra Italia e Spagna non riguarda più soltanto Schengen. Riguarda un problema molto più grande: quanto l’Europa sia vulnerabile all’utilizzo dei flussi migratori come strumento di pressione geopolitica.
Dopo l’ingresso eccezionale di circa 72.000 persone a Ceuta, Roma ha deciso di mantenere controlli temporanei sui collegamenti provenienti dalla Spagna.
Madrid ha reagito introducendo controlli sui passeggeri in arrivo dall’Italia fino al 7 settembre, trasformare una precauzione italiana in una guerra politica tra due Paesi europei rischia di essere un errore strategico.
L’Italia fa bene a chiedere garanzie prima di tornare alla normalità. In una crisi di queste dimensioni non basta sapere quante persone siano state rimpatriate.
Occorre capire quante siano state identificate, quali movimenti secondari possano verificarsi e soprattutto se esistano ulteriori rischi segnalati dagli apparati di sicurezza.
Le valutazioni di intelligence, per loro natura, non possono essere interamente trasferite sui giornali. Ed è proprio per questo che un governo responsabile deve poter adottare temporaneamente misure preventive quando ritiene esistente una minaccia credibile.
Ceuta ha dimostrato quanto rapidamente la pressione migratoria possa trasformarsi in una leva nei rapporti tra uno Stato europeo e un Paese terzo.
Non sarebbe nemmeno una novità: il possibile utilizzo dei migranti come strumento di pressione è già entrato nel dibattito europeo e la stessa crisi spagnola ha riaperto il tema dell’instrumentalizzazione delle migrazioni.
È precisamente questa vulnerabilità che dovrebbe preoccupare l’UE. La risposta di Sánchez rischia di spostare il bersaglio dal problema esterno al partner europeo.
Se Italia e Spagna cominciano a rispondersi con misure reciproche invece di costruire una posizione comune sulla frontiera meridionale, a guadagnarci saranno soprattutto gli attori esterni.
Il precedente sarebbe pericolosissimo: esercitare pressione su una frontiera europea potrebbe significare produrre divisioni politiche all’interno dell’Unione.
Roma, quindi, non dovrebbe accettare ultimatum. Deve mantenere i controlli per il tempo strettamente necessario, proporzionandoli alle valutazioni di sicurezza e revocandoli quando il rischio sarà effettivamente rientrato.
Essere europeisti non significa rinunciare all’interesse nazionale. Significa comprendere che proteggere una frontiera italiana, spagnola, greca o polacca significa proteggere la stessa frontiera europea.
Sánchez dovrebbe avere l’Italia al proprio fianco nel confronto con chi può esercitare pressione sulla Spagna. Trasformarla invece nell’avversario significa dividere il fronte europeo proprio quando servirebbe renderlo più compatto.
E in geopolitica c’è una regola elementare: quando due alleati litigano sulla risposta, chi esercita la pressione ha già ottenuto una parte del risultato.





