
di Raffaele Vairo
Spesso quando si parla di “condizioni” delle banche, si sente nominare il CET1 (Common Equity Tier Equity 1) ratio. Che cos’è questo indicatore? E’ un indice patrimoniale, il parametro principale (dopo l’introduzione nel nostro ordinamento dell’istituto del bail-in) cui investitori e risparmiatori fanno riferimento per valutare la solidità di una banca. Un’impresa è considerata solida quando è sufficientemente capitalizzata, presenta un equilibrato rapporto fondi-impieghi di capitale, mostra attitudini alla solvibilità e a perdurare nel tempo. Secondo gli analisti finanziari un’impresa bancaria solida dovrebbe avere un CET1 superiore all’11%.
Questo indice, espresso in percentuale, è calcolato rapportando il capitale (c.d. di proprietà) ordinario versato (Equity Tier 1) con le attività ponderate per il rischio; il CET1 ratio mostra le risorse con le quali la banca riesce a garantire i prestiti concessi ai clienti e i rischi rappresentati dai crediti deteriorati (NPL – non performing loans). Ogni banca nel proprio bilancio di esercizio, così come nei report finanziari infrannuali, pubblica il CET1 ratio rilevato in un certo periodo.
La BCE – tramite il meccanismo unico di vigilanza – istituisce valori soglia di CET1 per ogni banca e per ogni Paese anche se, in linea generale, il valore minimo indicato – segnatamente per le banche – si aggira intorno al 10%. Con un indice inferiore a tale valore minimo la banca è commissariata. La BCE periodicamente svolge gli Srep test (acronimo di Supervisor Review and Evaluation Process) che le banche devono superare. Dopo il superamento della fase di test, la BCE indica all’istituto di credito interessato il target di CET1 ratio da raggiungere.
Il Common Equity Tier 1, tuttavia non va letto da solo ma inserito in un “sistema” valutativo che tenga conto sia della dinamica della gestione interna dell’istituto di credito sia dell’ambiente e della situazione generale in cui opera.
In altri termini, per valutare la solidità di un istituto di credito è necessario leggere sempre con attenzione le relazioni finanziarie infrannuali e il bilancio d’esercizio. In particolare, si devono controllare:
- la qualità degli impieghi;
- la redditività;
- il valore del capitale di proprietà;
- la liquidità;
- le notizie riguardanti la banca, l’ambiente nel quale opera e le prospettive generali del mercato dei capitali.
La qualità degli impieghi è inversamente proporzionale all’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei crediti.
La redditività invece suggerisce la capacità della banca di creare valore sia per gli azionisti sia per i risparmiatori.
Un capitale di proprietà più alto indica la capacità della banca di concedere prestiti e mutui e, anche, di porsi a garanzia dei depositanti.
La liquidità indica l’attitudine della banca di far fronte prontamente ed economicamente ai suoi impegni.
Infine, le notizie vanno monitorate costantemente per valutatare sempre la capacità del management e il “sentiment” del mercato verso l’istituto di credito oggetto di analisi.





