
“Negoziare con Putin? Chiedete a Prigozhin”.
Così il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha commentato la possibilità di aprire un dialogo con Mosca, durante una conferenza stampa con il suo collega francese a Parigi.
“Per quanto riguarda le richieste di negoziati con Putin – ha aggiunto Kuleba – chiunque chieda questo dovrebbe chiedere al signor Prigozhin, non a noi. Ha avuto un conflitto con Putin. Ha negoziato con successo con Putin, ha posto fine al conflitto, ha concordato garanzie di sicurezza e poi Putin lo ha ucciso”. “Non c’è motivo di credere che Putin si comporterà diversamente in qualsiasi altro negoziato”, ha aggiunto Kuleba, escludendo qualsiasi dialogo col Cremlino.
Se non siamo entrati direttamente in un teatro dadaista, le parole di Kuleba suonano a sconfessione delle affermazioni di Zelenski di qualche giorno fa, quando il presidente dell’Ucraina ha aperto alla possibilità di sedersi ad un tavolo per far finire la guerra.
Se Kiev aderisce all’idea di trattare è ovvio che si deve trattare con Putin, salvo che qualcuno non coltivi ancora la pazza idea di vedere il leader del Cremlino deposto da oligarchi filo occidentali.
Dando al ministro Kuleba il beneficio della salute mentale e dell’intelligenza, è chiaro che la sua sortita rivela uno scontro interno al potere ucraino che corrisponde, probabilmente, ad uno scontro ancora in atto anche in Occidente.
Non a caso Zelenski sembra navigare producendo fumo.
Durante un’intervista all’emittente statale portoghese Rtp, il presidente dell’Ucraina non ha escluso che la Nato inviti il suo Paese ad aderirvi prima della fine della guerra.
“L’invito alla Nato può essere fatto prima della fine della guerra. È difficile, ma penso che potrà avvicinare la fine della guerra”, ha detto Zelenski, anche se ha riconosciuto che non tutti hanno la “stessa opinione” e quindi ciò potrà avvenire solo dopo il conflitto.
Dire che siamo in presenza di uno stato confusionale è dir poco.
Per quanto riguarda l’adesione all’Ue, Zelenski ha detto che ci sono “tutte le possibilità” per avviare un dialogo sul futuro dell’Ucraina all’interno del blocco e per prendere una decisione entro l’anno. “A partire dal prossimo anno inizieremo questo processo e tutto dipenderà dalla buona volontà o dalla volontà politica dei partner europei, dalla nostra volontà e dalle nostre possibilità”.
Il percorso per entrare nell’Unione Europea è stabilito con un termine: il 2030.
L’Unione Europea ha posto all’Ucraina una serie di condizioni non ancora soddisfatte, tra le quali quella della corruzione e su questo fronte si evidenzia un altro aspetto della lotta di potere in atto a Kiev.
Zelenski vuole equiparare la corruzione all’alto tradimento, idea che potrebbe, secondo alcune interpretazioni, servire solo a traferire allo Sbu (servizi segreti) il potere di controllare i casi di corruzione consentendo, di fatto, a Zelenski, di decidere chi è corrotto e chi no, in un Paese dove il 77 per cento degli ucraini vede proprio nel presidente il primo responsabile della corruzione.
L’ingresso dell’Ucraina nell’Unione creerebbe enormi problemi per le economie dei Paesi attualmente partecipanti, a cominciare da quelli relativi alla Pac, la politica agricola comunitaria.
Toccherebbe, inoltre, all’Unione Europea sostenere in grande parte, se non in toto, i costi della ricostruzione dell’Ucraina, creando un’ulteriore penalizzazione che avvantaggerebbe gli Stati Uniti.
La Germania è in crisi. La Francia, che vede crollare il suo sistema africano, sembra essere fuori gioco. L’asse franco tedesco è ridotto ad uno spaghetto cotto.
Accelerando l’ingresso dell’Ucraina, l’Unione Europea rischia di pagare la ricostruzione per garantire l’esigibilità del debito pubblico ucraino che è in pancia ai colossi della finanza Usa.
In ogni caso, tutti i possibili ragionamenti sul dopo guerra fanno i conti con il fatto che se si vuole una trattativa per chiudere in qualche modo il conflitto questa la si dovrà fare con Putin.
In questi giorni l’Ucraina sta facendo di tutto per cercare di propagandare l’idea di un successo bellico: pianta bandiere sulla riva sinistra del Dnper, manda commandos in Crimea, invia droni sul territorio russo, ma la verità del fronte rimane quella di un sostanziale stallo.
Al fronte l’Ucraina sta mandando uomini di 40-50 anni.
La BBC ha rivelato che l’Ucraina ha avuto 70 mila vittime e 120 mila feriti. Cifre di fonte Usa, forse al ribasso.
Se Zelenski intende tenere le elezioni a marzo 2024 è chiaro che il conflitto deve essere finito, ma per far finire il conflitto è necessario trattare con Putin.
Risulta, pertanto, chiaro che le affermazioni di Kuleba, che con Putin non si tratta, suonano a smentita del comico presidente che rischia di diventare un presidente comico.
Rimane aperta la domanda: chi comanda a Kiev?
Nella fotografia il ministro Kuleba al World Economic Forum





