Il perché della nascita di una nuova era
E nel nome del progresso
il dibattito sia aperto…
Era il 1977, quando Edoardo Bennato, pochi giorni fa divenuto ottantenne, musicò l’inizio di una poesia in versi dal titolo Dotti, medici e sapienti.
L’Unione Sovietica sembrava ancora salda sul ring della sfida con gli USA, ma non sarebbero che passati appena dodici anni per un suo completo tracollo. Così che, in prosa, un nuovo cantastorie decretò la fine della storia e l’ultimo uomo.
L’avvento, cioè, di una nuova era, che, se non l’ultima, si sarebbe pertanto manifestata e quindi rivelata come l’era dell’intelligenza artificiale e l’avvento dell’ultimo uomo.
A differenza degli dèi romani, gli dèi greci – scriveva Martin Heidegger nell’inverno del 1942 – non comandano, bensì mostrano e indicano. Il numen romano, con cui vengono contrassegnati gli dèi romani significa ingiunzione e volontà, e ha carattere imperativo.
Così che, ciclicamente, alla morte di Dio nietzscheana subentra il nuovo avvento di Dike, che mostra e indica a Parmenide l’Essere, che è senza nascita e senza morte. Dato che: che bisogno l’avrebbe mai spinto a nascere dopo piuttosto che prima, se fosse nato dal nulla?
Un mondo eterno e ingenerato non ha bisogno di alcun principio; al contrario è un bisogno, quale che sia, che crea un mondo e un mondo nuovo.
E questo dice ancora, a noi comuni mortali, il racconto dell’Odissea di Omero, oggi rappresentato nella numenica versione di Christopher Nolan.
Un mondo nuovo e, quindi, un mondo che, etimologicamente, fa passi avanti. Tutt’altro che l’idea di progresso così come interpretata e trasmessa dai cantori del fato moderno di Giorgio de Santillana nel corso della fine degli anni Settanta del secolo scorso.
Odisseo combatte una guerra, in nome di un principio, un vero e proprio inizio. Vinta la guerra, con l’inganno, dubita consapevolmente di ciò che ha fatto e parte per un lungo viaggio, che finirà per ricondurlo a Itaca:
… è per me indifferente il punto da dove comincio, tanto là ti ritorno di nuovo (Parmenide, frammento 5).
E allora a Odisseo (=Nessuno) non resterà che completare l’opera iniziata, sterminare i Proci, e, secondo Nolan, ripartire ma stavolta insieme a Penelope per l’esilio definitivo, per quella che, inizialmente, era viceversa la meta da lei prescelta e da lui rigettata.
Ogni inizio nasce da un bisogno, vero o falso che sia.


Angelo Giubileo, filosofo, giurista, giornalista e scrittore. Si è occupato e si occupa principalmente della divulgazione e comprensione del pensiero di Parmenide.


