
Dal settimanale l’Espresso è stato scritto che il ministro Crosetto, l’unico tra i triumviri di Fratelli d’Italia che non è cresciuto alla scuola del Msi, con il provvedimento di rimozione del generale Vannacci ai nostalgici e ai compagni di partito gli ha dato una lezione sul Senso dello Stato. Ha definito “drammatico” che chi si definisce di destra e si riempie la bocca dei concetti di patria, onore, tradizione e orgoglio nazionale, dimostri di non conoscere cosa vuol dire “Senso dello Stato”. Sicuramente l’accusa può riguardare con ragione i “nostalgici”, ma non personaggi espressione di una cultura di una destra conservatrice. IL 16 dicembre del 1997 nella sala Borromini, il direttore della rivista “Stato”, Marcello Veneziani, organizzava un convegno con venti intellettuali, giornalisti e politici affrontando il tema di come rigenerare in Italia il Senso dello Stato.
Lo stesso Veneziani, evidenziava che il convegno nasceva in un periodo “di totale pigrizia, disattenzione, sfiducia e disillusione pubblica” e che si trattava di un tema difficile. Perché è un tema difficile? Perché, sosteneva Veneziani, “che più che di Senso dello Stato si parla dello Stato che fa senso, cioè si parla di una sensazione sgradevole, cattiva, appena si sente citare la parola Stato”; perché, sostiene Veneziani, “la parola Stato è stata coniugata con statalismo, un’espressione che è stata giustamente criticata e giustamente condannata dall’opinione pubblica: per i suoi eccessi e per le sfasature”. La nostra iniziativa, affermava Veneziani, “nasce proprio da questa idea, dalla convinzione che oggi ci siano nel nostro Paese spinte che non possono essere fronteggiate se non attraverso un sistema Paese solido. Se noi pensiamo alla criminalità, se noi pensiamo al problema della integrazione degli immigrati, se pensiamo alla difesa dei beni culturali e ambientali, non possiamo pensare a questi problemi senza una istituzione che si chiama Stato e che deve fronteggiare e governare questi processi”, conclude Veneziani.
A distanza di 25 anni la situazione non appare profondamente cambiata. Anzi, pare ancora più grave. L’espressione “Senso dello Stato” sta a significare la consapevolezza di operare nell’interesse superiore della comunità organizzata, che il cittadino suo membro sente e percepisce e al quale ispira il suo comportamento. Avere Senso dello Stato significa porsi a presidio del proprio impegno politico con un interesse superiore, quello di tutta la res pubblica e non l’interesse particolare o singolare. Nella scienza politica si parla di “Senso dello Stato” già con Giovanni Botero (1544-1617), il gesuita scrittore e filosofo, autore della Ragion di Stato. Come pure con il filosofo e giurista francese Jean Bodin (1529- 1596) e del nostro Niccolò Machiavelli. E ancor prima con Cicerone e, come ci ricorda Luciano Canfora, anche con Polibio. Hanno avuto sicuramente Senso dello Stato i nostri padri costituenti, che pur provenendo e rappresentando esperienze politiche diverse sono riusciti armoniosamente a redigere e approvare la nostra Carta Costituzionale. Infatti, uomini politici come Moro, De Gasperi, Nenni, Saragat, Togliatti , De Nicola, Einaudi avevano elevato il Senso dello Stato, quando hanno fatto nascere i governi Parri e De Gasperi. Ma il Senso dello Stato riguarda anche il dirigente e funzionario pubblico, che deve servire la politica con l’orgoglio della sua autonomia, senza cedere ai compromessi e alle promesse di carriera, ma dotato dalla competenza straordinaria e vasta da spendere per la collettività e non per il solito politico di parte.
Sono sempre vivaci i confronti sui concetti di Stato e di Nazione. La definizione più rispondente per Stato è quella di organizzazione politica di una comunità, dedita alla cura dei bisogni della popolazione. Con il concetto di Nazione si intende “più come appartenenza comune di un gruppo di persone a un insieme di radici storiche, culturali, a tradizioni, valori, lingua, religione, usi e costumi”. In parole semplici la Nazione indica la “identità di uno Stato”. Secondo il sociologo tedesco Theodor Geiger, “la Nazione sarebbe quindi una unità sociale che trascende i vincoli puramente giuridici dello Stato”.
La situazione attuale registra un affievolimento del “Senso dello Stato” in gran parte della classe politica e burocratica. Un esempio di Senso dello Stato è stato individuato nel rapporto instaurato tra la Meloni, presidente del Consiglio, e Bonaccini, presidente della regione Emilia Romagna. Infatti, aveva destato stupore il rapporto cordiale, sereno e a tratti affettuoso tra i due rappresentanti istituzionali, non solo sui luoghi della tragedia ma anche nelle sedi istituzionali.
La cosa ha destato stupore perché da troppo tempo la politica è percepita come una sorta di wrestling ( lotta libera) che quando vediamo la normalità ci meravigliamo. E’ stata sicuramente una lezione in tempi di settarismo dilagante, quando l’avversario politico viene descritto e trattato come un nemico. Ma pare che tale armonico rapporto tra la Meloni e Bonaccini si è notevolmente raffreddato se non proprio evaporato. Quindi, di Senso dello Stato è argomento che va affrontato e oprattutto per farlo rinascere.





