Perché usare il caso del nucleare per promuovere il fotovoltaico è una semplificazione fuorviante
Negli ultimi giorni il dibattito sul caldo estremo ha riportato al centro dell’attenzione il rapporto tra cambiamento climatico e produzione di energia.
Alcuni commentatori hanno sostenuto che le recenti riduzioni di potenza di alcune centrali nucleari dimostrerebbero la superiorità del fotovoltaico, in realtà non è così.
Alcune centrali nucleari possono essere costrette a ridurre temporaneamente la produzione quando la temperatura dell’acqua dei fiumi supera i limiti ambientali previsti dalle autorizzazioni.
Il problema non riguarda la sicurezza del reattore, bensì la necessità di non aumentare ulteriormente la temperatura dei corsi d’acqua utilizzati per il raffreddamento. Episodi di questo tipo si sono verificati in Francia, Svizzera e in altri Paesi europei durante ondate di calore eccezionali.
Da questo fatto, però, non discende che il fotovoltaico sia immune agli effetti del caldo. Anzi, accade l’opposto.
I moduli fotovoltaici sono certificati in condizioni standard di prova, pari a 25 °C di temperatura della cella. Nella realtà estiva la superficie del pannello può facilmente raggiungere 60 – 70 °C.
Ogni grado oltre i 25 °C comporta una perdita di efficienza compresa mediamente tra lo 0,3% e lo 0,5% per i moduli in silicio cristallino.
Ciò significa che durante le giornate più torride la produzione può risultare inferiore anche del 15-20% rispetto ai valori nominali, pur in presenza di un forte irraggiamento solare.
Anche il resto della filiera risente delle alte temperature. Inverter, trasformatori, batterie e sistemi elettronici possono ridurre automaticamente la potenza per evitare il surriscaldamento, mentre le reti elettriche vedono aumentare le perdite per effetto della maggiore resistenza dei cavi.
Neppure il solare termico “funziona meglio perché fa caldo”. Le sue prestazioni dipendono principalmente dalla radiazione solare, mentre temperature esterne molto elevate possono favorire fenomeni di stagnazione e rendere più complessa la gestione dell’impianto quando il calore prodotto non viene utilizzato.
Le ondate di calore possono ridurre il rendimento del fotovoltaico, limitare alcune centrali termoelettriche, diminuire la produzione idroelettrica in caso di siccità e, in determinate condizioni meteorologiche, ridurre anche quella eolica.
Per questo motivo i sistemi elettrici più affidabili sono quelli caratterizzati da un mix diversificato di tecnologie. Nucleare, fonti rinnovabili, sistemi di accumulo, reti intelligenti, interconnessioni internazionali e tecnologie di raffreddamento più efficienti rappresentano elementi complementari di una stessa strategia.





