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Il pragmatismo di votare dall’altra parte se è l’alternativa migliore

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La difficoltà di una scelta consapevole

Non è un’accusa a nessuno e neanche una excusatio per me. È solo una riflessione.
Leggo di amici e compagni, non pochi, la cui posizione politica può riassumersi in: “questa sinistra fa letteralmente pena, ma io non voterò mai destra”.

Ovviamente una posizione che rispetto. Che, così posta, a me pone non pochi interrogativi. Sofferti.

Ho militato nella sinistra, in quel PSI che ha fatto grande l’idea stessa di sinistra democratica. Fin quando c’è stato.

Quando quella che oggi si fa chiamare sinistra l’ha affossato, e poi lavorato perché l’idea stessa sparisse, ho votato “partiti minori”: in attesa di tempi migliori. Perché per me votare è un obbligo: non condivido l’astensionismo.

Questi tempi sembravano essere arrivati con Renzi: l’ho votato, appoggiato; ho votato il suo referendum.

Contro il parere di tantissimi compagni che evidenziavano “pecche” caratteriali dell’uomo: indiscutibili, ma è stato consentito, a mio parere, un abbozzo di riformismo, unico negli ultimi 30 anni.

È durato il tempo di un cero votivo. E, dunque, mi sono ancora una volta rifugiato in un “voto disperso”. Sempre più con difficoltà.

In difficoltà perché la gestione delle criticità che si sono assommate nel dopo Renzi, con i due Governi Conte, è stata scadente in ogni campo. In alcuni tratti drammaticamente solo populista. E drammaticamente negativa per la gente, penalizzante per il futuro.

In difficoltà perché quando il centrodestra da opposizione è diventata maggioranza, ha smentito se stessa e ha iniziato a fare cose ragionevoli. Per alcune di esse, con ottima fattura.

Qualcuno vi ha visto incoerenza: io ci ho visto pragmatismo e capacità di gestione delle realtà. Adattamento alle novità. Quello di cui ha bisogno un Paese che vuole crescere.

In difficoltà perché tutte le carenze delle quali questo Governo è stato accusato dall’opposizione si sono limitate a elenchi di problemi, quasi mai in proposte alternative.

E nelle poche volte che questa alternativa è stato abbozzata, il come farlo ha ipotizzato strade per me impercorribili.

In estrema difficoltà perché non vi è neanche uno dei parametri, degli studi, delle considerazioni di istituti di indagine e analisi economica e sociale – italiani quali l’ISTAT e Banca d’Italia, internazionali quali Eurostat e BCE, di analisi di mercato quali le società di rating – che sia stato citato, dalla sinistra a sostegno delle accuse mosse alla politica di centrodestra, in modo corretto.

Si va da omissioni clamorose, a scelta di campi di indagine incompleti, fino a colossali bufale. E questo a me ha dato l’impronta dell’importanza che “i nuovi” darebbero ai fondamentali economici, usati per propaganda e non per essere la base per ogni progetto.

Perché su queste scorrette analisi, sono poggiate scorrette considerazioni e il grosso delle poche proposte avanzate che disegnano non solo un futuro economico, ma soprattutto la scelta di quale sarà la nuova società – che si interroga sui mutamenti in corso – alla quale proiettare le prossime generazioni.

In difficoltà perché le carenze, le indecisioni, gli errori fatti dal centrodestra sono stati solo elementi per polemiche: dunque sono state colte solo quelle che potevano servire allo scontro. Senza fornire così alcun aiuto al Paese. Aggravando, in molti, nel mare dell’astensione, l’idea dei giochi di palazzo.

Non mi domando solo come poter mai considerare Conte ed i 5Stelle una sinistra; come poter accettare l’assenza di un “centro” nell’aggregazione che viene proposta come centrosinistra; come accettare visioni di società e di contratto sociale della parte più radicale del “campo”: quelle stesse che, nel corso delle esperienze politiche, abbiamo in tanti considerate velleitarie, solo ideologiche, inaccettabili.

E anche come dimenticare perché, e soprattutto come e da chi, si è abbattuta la Prima Repubblica. Questi sarebbero gli interrogativi più “teorici” e più ideologici.

Ce ne sono di quelli concreti. Mi domando, soprattutto, come avere fiducia nelle alternative di Governo che si deve dare un progetto, non solo ideando obiettivi comunque fattibili, ma dovendo riguardare anche alla gestione delle modalità per arrivarci e alla trasparenza di rapporto con l’elettorato, non solo quello di parte.

Modalità che trovo “di destra” più di ogni altra cosa quando si ricorre a scorretta informazione.

Non trovo risposte, ma interrogativi.

La domanda che mi urge è: li voterei comunque? Solo perché non sono destra? E se mi si costringe a scegliere, sceglierei quello che le mie conoscenze “tecniche” mi fanno considerare il peggio?

Ecco. Non ho nessuna delle certezze che avevo accennato, all’inizio, essere proprie di tanti amici.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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