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Destra e Sinistra: genealogia di una falsa contrapposizione

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Destra e Sinistra

La grande illusione politica dell’età moderna

Poche categorie hanno esercitato un’influenza tanto profonda sull’immaginario politico contemporaneo quanto la distinzione fra Destra e Sinistra.

Da oltre due secoli essa organizza il linguaggio pubblico, orienta le appartenenze collettive e definisce il modo stesso in cui milioni di individui interpretano la realtà politica.

Eppure, proprio la straordinaria longevità di tale distinzione dovrebbe indurre a interrogarsi sulla sua effettiva consistenza teorica.

Che cosa accomuna realmente il liberalismo anticlericale dell’Ottocento, il socialismo marxista, il progressismo culturale contemporaneo e le odierne élites tecnocratiche globalizzate, tutti fenomeni storicamente classificati come “Sinistra”?

E, simmetricamente, che cosa accomuna l’aristocrazia legittimista dell’Ancien Régime, il conservatorismo liberale ottocentesco, il nazionalismo del Novecento e le attuali formazioni identitarie generalmente definite “Destra”?

La risposta più rigorosa sembra essere: assai poco. Ciò che la Storia mostra non è l’esistenza di due principi permanenti, infatti, bensì la continua metamorfosi dei contenuti associati alle due etichette.

La dicotomia sopravvive mentre cambiano radicalmente le idee che essa dovrebbe rappresentare. Da questo punto di vista, la contrapposizione Destra/Sinistra appare sempre più come una forma simbolica destinata ad organizzare il conflitto politico senza spiegare realmente la natura dei processi storici sottostanti.

La relatività storica delle appartenenze

Uno degli aspetti più sorprendenti della Storia moderna consiste nella continua migrazione delle idee da uno schieramento all’altro. Nella prima fase della modernità europea, il liberalismo rappresentò la forza rivoluzionaria per eccellenza.

Esso si pose contro le monarchie tradizionali, contro le corporazioni medioevali, contro le autonomie comunitarie, contro il primato religioso e contro l’ordine organico che aveva caratterizzato la civiltà europea per secoli.

Coloro che allora venivano definiti progressisti combattevano precisamente ciò che oggi molti considererebbero elementi fondamentali della tradizione. La Sinistra, storicamente, nacque, dunque, come forza di dissoluzione dell’ordine tradizionale.

Una volta realizzata tale trasformazione, tuttavia, il liberalismo cessò di essere rivoluzionario e divenne il nuovo ordine costituito.

Fu allora che il socialismo assunse il ruolo di forza contestatrice. Ma ciò che viene troppo spesso dimenticato è che ampie componenti del primo socialismo contenevano elementi di critica radicale alla modernizzazione industriale.

Molte rivendicazioni operaie e contadine non miravano semplicemente a una diversa distribuzione della ricchezza; esse esprimevano la difesa di forme di vita comunitarie minacciate dalla logica impersonale della produzione industriale.

Il conflitto non opponeva soltanto capitale e lavoro. Opponeva anche radicamento e sradicamento, comunità e mercato, tradizione e innovazione. Paradossalmente, numerose battaglie della Sinistra ottocentesca finirono per assumere una funzione conservativa rispetto a patrimoni sociali che il liberalismo e capitalismo avevano contribuito a distruggere.

Il movimento operaio, in effetti, era sorto all’interno di comunità ancora caratterizzate da forti legami familiari, religiosi e territoriali. La Sinistra ottocentesca non era dunque “progressista” nel senso contemporaneo del termine. Essa cercava piuttosto di difendere l’uomo concreto contro le conseguenze disumanizzanti del moderno processo d’industrializzazione.

La mobilità delle etichette e l’assenza di essenze politiche

La riflessione teorica degli ultimi decenni ha progressivamente demolito l’idea che Destra e Sinistra posseggano contenuti essenziali. Le categorie sopravvivono, ma il loro significato cambia incessantemente.

Ciò che ieri appariva rivoluzionario diviene conservatore; ciò che oggi viene difeso come tradizione era spesso considerato innovazione solo qualche generazione prima.

La distinzione non descrive quindi due sostanze politiche, ma una posizione relativa all’interno di un processo storico in movimento. In termini sociologici, Destra e Sinistra si definiscono reciprocamente. Non esistono in sé. Esistono esclusivamente come poli di una relazione conflittuale.

La loro funzione principale consiste nel fornire identità collettive stabili in un contesto caratterizzato da continui mutamenti. L’individuo viene in tal modo indotto a identificarsi in maniera permanente con una delle due appartenenze, anche quando quest’ultima muta radicalmente programma, valori e finalità.

Dalla lotta di classe alla rivoluzione antropologica

La trasformazione più significativa si è verificata nella seconda metà del Novecento. Una volta consolidata la società industriale, il terreno principale del conflitto è progressivamente slittato dall’economia all’antropologia.

Le grandi questioni sociali che avevano caratterizzato l’età delle fabbriche sono state sostituite da problematiche riguardanti l’identità individuale, i modelli familiari, la sessualità, la bioetica, la ridefinizione dei legami comunitari e la ristrutturazione simbolica della società.

In questo passaggio la Sinistra occidentale ha progressivamente abbandonato gran parte delle proprie radici popolari. La difesa delle comunità operaie ha lasciato il posto alla promozione di un individualismo sempre più radicale e dei diritti soggettivi, una volta baluardo del pensiero liberale. L’antica critica del capitalismo industriale è stata sostituita dalla richiesta di un ampliamento dei diritti individuali all’interno dello stesso sistema economico e tecnologico.

La riflessione di autori come Christopher Lasch o Jean-Claude Michéa ha ben mostrato come la Sinistra occidentale abbia progressivamente abbandonato la propria originaria base popolare finendo paradossalmente per identificarsi proprio con quelle élites culturali e tecnocratiche una volta esplicito bersaglio dell’ideologia marxista.

Ne è derivata una convergenza crescente fra progressismo culturale e sviluppo tecnocratico, per cui le medesime forze che un tempo si opponevano all’industrializzazione si sono progressivamente trasformate nei principali vettori culturali dell’innovazione permanente con buona pace dei loro militanti e sostenitori.

Il recupero selettivo della tradizione

Parallelamente, numerosi elementi tradizionali hanno trovato spazio nelle nuove formazioni conservatrici. La difesa della famiglia (un tempo patrimonio del proletarismo e della civiltà rurale), dell’identità storica, della continuità culturale, della sovranità politica e del radicamento territoriale è divenuta patrimonio prevalente delle destre contemporanee.

Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di un fenomeno storicamente contingente. Non esiste alcun rapporto necessario fra Destra e tradizione. La storia dimostra piuttosto come i contenuti tradizionali tendano a collocarsi nel campo che, in un determinato momento storico, si oppone alle trasformazioni in corso.

La tradizione non coincide con una parte politica. Essa rappresenta piuttosto il principio di continuità che resiste alla dinamica della mutazione permanente.

La funzione sistemica della polarizzazione

A questo punto emerge una questione decisiva. Se i contenuti cambiano continuamente, perché l’artificiosa dicotomia Destra/Sinistra continua a sopravvivere? La risposta potrebbe annidarsi nella funzione che essa svolge all’interno delle società moderne.

La polarizzazione, infatti, consente di trasformare ogni problema contingente in un conflitto binario. Le energie politiche vengono canalizzate verso una contrapposizione permanente che impedisce di mettere in discussione il quadro generale entro cui entrambi gli schieramenti operano.

L’attenzione si concentra sulle differenze immediate mentre passa inosservata la continuità profonda dei processi storici. L’alternanza delle élites viene percepita come cambiamento radicale, mentre il paradigma generale continua a evolversi nella medesima direzione. Ecco così che, in tale prospettiva, la contrapposizione Destra/Sinistra funziona come uno strumento di integrazione del dissenso all’interno del sistema politico stesso.

Il vero conflitto: tradizione e innovazione

Osservata in una prospettiva di lungo termine, la Storia moderna pare dunque essere attraversata da una linea di frattura assai diversa da quella comunemente evocata. Non quella fra Destra e Sinistra, ma quella fra continuità e rottura.

Fra civiltà fondate sulla trasmissione di patrimoni culturali accumulati nel tempo e civiltà fondate sull’innovazione permanente. Tra una concezione organica della società e una concezione che ritiene ogni legame modificabile, negoziabile e ricostruibile.

In simile prospettiva, le categorie tradizionali della politica moderna appaiono sempre più come involucri mutevoli che occultano il conflitto reale. Le etichette cambiano, migrano e si trasformano. Ciò che rimane costante è il confronto fra coloro che considerano il passato una preziosa risorsa da custodire e coloro i quali lo vedono unicamente come un limite da superare.

Conclusioni

L’intera vicenda della modernità suggerisce che Destra e Sinistra non siano realtà sostanziali, bensì configurazioni storiche contingenti. La loro apparente permanenza cela, in realtà, un’incessante sostituzione dei contenuti. Le idee migrano da uno schieramento all’altro; le parole rimangono, i significati mutano.

Per tale ragione, la fedeltà incrollabile a una delle due etichette rischia sovente di trasformarsi in una sorta di gabbia psicologica più che di coerenza ideale. Il problema decisivo, pertanto, non consiste nello scegliere una parte in cui collocarsi in modo permanente, ma nell’individuare i principi costanti sulla base dei quali giudicare le continue trasformazioni storiche.

Soltanto da siffatta prospettiva diviene possibile sottrarsi alla falsa dicotomia priva di reale alternativa che domina la politica moderna per interrogarsi sul significato ultimo del progresso, sul valore della tradizione e sulla forma di civiltà che s’intende trasmettere alle generazioni future.

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