E Meloni tutta la vita
Avevo scritto, lo scorso settembre, una pubblica “lettera” a Giorgia Meloni. Le dicevo che stava sbagliando.
Suggerivo: «Cara Giorgia. È tempo di andare via. Restare è ingiusto e sarebbe anche sciocco». «Fatti da parte e lascia che il mondo che ti dice che “non hai fatto” dica ora agli italiani “come fare” quello che ti chiede. E lo faccia: a tuo scorno.».
Oggi, dopo l’ennesima prova che “Giorgia venga a riferire” non serve per il legittimo controllo politico, non serve per criticare una qualsiasi azione governativa e riproporne una diversa, ma solo come occasione per dileggio e tante, tante frasi ingiuriose e basta, oggi dunque confermo: Meloni ha sbagliato. E ancora sbaglia.
Fosse andata via, i 6 partiti oggi all’opposizione avrebbero trovata la quadra delle loro 8 diverse posizioni sulla politica internazionale.
Fosse andata via, forse non ci sarebbe stata neanche una Sigonella 2.0.
Fosse andata via non ci sarebbe state le angosciose domande su quello che ha fatto un Ministro sotto le lenzuola, con richiesta di riferire in aula; ed avremmo assistito a meno foto con mafiosi.
Fosse andata via, il referendum sarebbe stato probabilmente vinto dai Sì.
Fosse andata via non si sarebbe creato, almeno così sfacciatamente come è oggi, il partito dei giudici in stile Gratteri e quello ecclesiale in stile Zuppi.
E alla Presidenza della Repubblica si sarebbe avuta la tranquillità che dà l’elezione ancora una volta di un magistrato, Scalfaro e Mattarella docens.
Fosse andata via, si sarebbe risolto sul nascere il dilemma che se fai qualcosa che l’Europa ha apparecchiato “non fai gli interessi dell’Italia”; e se fai questi ultimi sei una che “ci condanni ad essere isolati” perché operi da “sovranista”. Con un’Europa che esiste o scompare a seconda delle convenienza: ma “c’est la vie”.
Non ci sarebbe la contestazione che si sta avendo sulla dipendenza energetica e sul costo dell’energia, prendendo ad esempio la Spagna e dimenticando le sue 6 centrali nucleari.
Si sarebbe risolto il come conciliare la richiesta di investimenti sulle energie rinnovabili e sul green con le richieste di aumento del welfare e di aiuti economici oggi rivendicate.
Danesi ricorda sul Nuovo Giornale Nazionale come la Commissione europea riconosca che la transizione energetica incide sui conti pubblici dell’Unione, e propone – come soluzione – di tagliare risorse al sociale cioè scuola, pensioni, sanità, infrastrutture.
Noi no, si sarebbe trovata una strada diversa: quale io non lo so, ma io sono ignorante e così avrei imparato un qualcosa in più.
Sarebbe stato di nessuna rilevanza che gli aiuti intanto deliberati, ma dichiarati insufficienti, già prospettano – a detta dell’ISTAT – un superamento del limite del 3% del deficit, con connesso probabile rinvio di uscita dalla procedura di infrazione europea.
Dombrovskis: non siamo in scenario da sospensione del Patto di stabilità, ma la sinistra italiana…
Fosse andata via… ma qualche mese prima, in onore del “costi quel che costi” di draghiana memoria, se è questo ciò che il popolo vuole, avrebbe potuto procedere a una rettifica della politica economica fin qui seguita.
E, dunque, una larga elargizione del tipo “bonus 110%”, anzi più consistente; qualche provvedimento sul mondo del lavoro del tipo Reddito di Cittadinanza e salario minimo: ma non a 9 Euro, di più; un’assunzione straordinaria di medici, infermieri, insegnanti, ATA, poliziotti, giudici, personale amministrativo dei tribunali, agenti del fisco, assieme ad un impegno a contratti con minimi ben più “incentivanti” di quelli attuali; qualche provvedimento di maxi prelievo alle banche per i loro extra-profitti e, perché no, pure alle assicurazioni e anche da qualche ex ente pubblico di servizi che Prodi ha a suo tempo privatizzato, lasciando ai “successori” il compito di definire cos’è un extra-profitto (sempre che si voglia essere fuori dalla logica comunisto-sovietica).
Infine, per quadrare il cerchio, deliberare un impegno di spesa per il risanamento del territorio e rilancio delle infrastrutture.
Tutto questo per rispetto del “paese reale e delle sue esigenze” così come oggi individuate e rivendicate, da chi si oppone alle “politiche di destra”.
Fosse andata via, oggi, Meloni in formato opposizione, avrebbe potuto contestare l’aumento dello spread e degli interessi che pagano lo Stato e gli Italiani; un nuovo declassamento del rating con relativo spostamento dei capitali di investimento verso Paesi più “sicuri”; il mantenimento di aree di sottosalario ampie appena meno di quelle attuali e, con molta probabilità, l’aumento della disoccupazione; la permanenza di un cappio al collo per la dipendenza energetica; la continuazione dell’ inefficienza dell’intero welfare; l’opposizione del territorio costretto a scegliere tra investimenti produttivi e quelli sulla sicurezza.
Insomma, quello che oggi chiedono le opposizioni. Non una cosa alla volta: tutto assieme.
Sarebbe da folli, da non statista? Scusate, ma “il mondo di sinistra” dichiara che Meloni non lo è. È una pescivendola ecc, ecc… fascista. Che gliene frega.
Se questa è la Repubblica che disegnano i partiti che oggi si fanno avanti, per un’alternanza che considero – se su questa basi – una iattura, se questo è quello che si apparecchia, preferisco farmi attribuire ogni possibile patente di destra. E Meloni tutta la vita.





