Meloni: “No dimissioni o rimpasto. Non condividiamo la guerra in Iran come dimostrato con Sigonella”
A cura di Agenzia Nova
Il governo ha preso l’impegno di governare questa nazione per cinque anni, ed è esattamente quello che faremo.
Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo alla Camera dei deputati per l’informativa sull’azione del governo.
“Non importa quanto sarà difficile, siamo persone troppo responsabili per far ripiombare l’Italia nell’incertezza nel bel mezzo del peggiore scenario possibile”, ha aggiunto.
“Certo, probabilmente sarebbe convenuto sul piano tattico. Invocare le elezioni per giocare sull’effetto sorpresa, sulla divisione delle forze di opposizione, e nella peggiore delle ipotesi lasciare a qualcun altro il compito di mettere la faccia sui difficili mesi che arriveranno”, ha detto ancora la premier che ha poi attaccato l’opposizione.
“Cioè esattamente lo scenario che l’opposizione teme di più, tanto che definisce questo governo un ‘pericolo per l’Umanità’ ma non ne invoca le dimissioni. Posizione bizzarra, di chi evidentemente ostenta una sicurezza che non ha”, ha aggiunto.
“Dopo il voto sul referendum sulla giustizia si continua a parlare di dimissioni imminenti del governo, di rimpasti, di fase 2, 3 o quattro del governo: alchimie di palazzo di un mondo caro ad altre maggioranze, ad altri partiti, ad altri presidenti del Consiglio. Un mondo distante anni luce da noi, nel quale non intendiamo far ripiombare l’Italia. Non c’è alcuna ripartenza da fare, posto che il governo non si è mai fermato e da giorni lavora, come si è visto, per scongiurare le conseguenze della crisi internazionale e per mettere a terra altri provvedimenti. E non servono nuove linee programmatiche, perché le nostre linee programmatiche sono da sempre scritte nel programma di governo”, ha aggiunto.
La guerra in Iran e la crisi di Hormuz
“L’Italia condanna con fermezza qualsiasi forma di violazione del cessate il fuoco. Cessazione permanente delle ostilità, cessazione degli attacchi verso i Paesi del Golfo, cessazione delle operazioni militari in Libano; rinuncia dell’Iran al proprio programma nucleare e alla costante minaccia nei confronti dei vicini regionali e oltre; pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz, che non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione, come invece sembra essere accaduto nelle ultime ore”, ha aggiunto.
“Se l’Iran dovesse riuscire a ottenere la facoltà di applicare extra-dazi ai transiti nello Stretto di Hormuz, questo potrebbe ancora portare a conseguenze economiche e di orientamento dei flussi commerciali, al momento, imponderabili.
È quindi interesse prioritario dell’Italia, e dei suoi partner europei e occidentali, che la libertà di navigazione venga pienamente ripristinata alle condizioni precedenti al 28 febbraio, in modo da poter normalizzare la situazione di tensione sui mercati energetici, delle materie prime critiche, dei fertilizzanti e di altri prodotti essenziali per la nostra economia”, ha aggiunto la premier.
“L’Italia è al lavoro con la coalizione per lo Stretto di Hormuz promossa dal Regno Unito, alla quale partecipano oltre 30 Paesi, per provare a costruire condizioni di sicurezza che consentano il pieno ripristino della libertà di navigazione e di approvvigionamento. Un contributo che, crediamo, sia importante in questa fase negoziale”, ha aggiunto.
“L’Italia non ha condiviso la guerra in Iran a cui non ha partecipato: un dato emerso in tutta la sua concretezza con la vicenda di Sigonella, nella quale l’Italia si è attenuta scrupolosamente alla lettera dei trattati e degli accordi che regolano i nostri rapporti con gli Stati Uniti”.
Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo alla Camera dei deputati per l’informativa sull’azione del governo. “Circostanza che fa giustizia della solita propaganda a buon mercato ascoltata anche in queste settimane”, ha aggiunto la premier.
L’escalation in Libano
L’Italia ha “sostenuto il governo libanese, la sua sovranità territoriale, il suo impegno per disarmare le milizie terroriste di Hezbollah e per questo abbiamo a più riprese chiesto a Israele di fermare l’escalation militare, garantire la sicurezza del personale della missione UNIFIL a cui l’Italia fornisce da decenni il proprio insostituibile contributo, consentire il rientro di un numero ormai esorbitante di sfollati, anche per evitare il rischio di flussi migratori in ripresa verso l’Europa.
Con la stessa franchezza abbiamo difeso il diritto delle comunità cristiane in Terra Santa di poter celebrare i riti pasquali con il pieno accesso al Santo Sepolcro, luogo sacro della nostra civiltà e pilastro della nostra identità. Con fermezza ancora maggiore ci siamo espressi di fronte ai fatti inaccettabili accaduti ieri ai danni del nostro personale UNIFIL a cui rinnoviamo la solidarietà nostra e dell’intera nazione”, ha aggiunto la premier.
La missione nel Golfo
“La missione in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar è stata un’occasione per esprimere la solidarietà e la vicinanza dell’Italia, ma anche per assicurare gli approvvigionamenti energetici, in particolare di petrolio, indispensabili da un’area che garantisce circa il 15 per cento del nostro fabbisogno nazionale. Con lo stesso spirito, mi ero anche recata in Algeria per rafforzare con il presidente Tebboune la partnership strategica che lega le nostre Nazioni, e concordare con le autorità di Algeri l’aumento delle forniture di gas naturale verso l’Italia. E così farò recandomi, presto, anche in Azerbaigian, ma anche sostenendo lo sviluppo di risorse energetiche assieme ai partner del continente africano”, ha aggiunto la premier.
“Se la crisi in Medio Oriente dovesse conoscere una nuova recrudescenza, dovremmo porci seriamente il tema di una risposta europea, non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per rispondere alla pandemia: in quel caso non dovrebbe essere un tabù ragionare di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita. Così come l’Italia rimane pronta ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi, compresi, se necessari, ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche”, ha aggiunto la premier.
L’UE e la difesa
“L’Europa deve saper adeguare la sua strategia a un mondo che cambia alla velocità della luce, anteponendo il principio di realtà alle sovrastrutture burocratiche e ai dogmi ideologici. L’impegno del governo incessante a Bruxelles per il sostegno alla competitività, per la semplificazione burocratica, per una transizione verde che sia realistica e non ideologica, per una autonomia strategica bilanciata che riduca gradualmente le nostre dipendenze”, ha aggiunto la premier.
“L’Europa deve saper adeguare la propria capacità di difesa che non ci faccia dipendere dai nostri alleati americani, come invece, evidentemente, propongono coloro che si scagliano contro maggiori investimenti sulla sicurezza. Per rendere l’Europa più forte, più efficace, più rapida, più pragmatica, più concentrata sui problemi dei cittadini e sulle sfide reali che il mondo intorno a noi pone. Questa è la nostra parte di responsabilità. Ovvero, prima di aspettarci qualcosa dagli altri, proviamo a occuparci davvero di noi stessi”, ha aggiunto la premier.
Le relazioni con gli Stati Uniti
“L’amministrazione Trump nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa ha accelerato un percorso che era stato ampiamente preannunciato dalle amministrazioni precedenti: distogliere progressivamente lo sguardo dall’Europa per dedicarsi alla competizione globale con la Cina, scegliendo quindi l’Indo-Pacifico come quadrante geostrategico prioritario. Una traiettoria chiara che le leadership europee del recente passato hanno lungamente, e a mio avviso colpevolmente, preferito non cogliere. Comprese quelle che governavano in Italia, e che si accontentavano di una pacca sulla spalla o di un tweet di endorsement quando formavano un nuovo governo”, ha aggiunto.
“Ciò che definiamo Occidente si poggia su due gambe: la gamba europea e la gamba nordamericana. Se le due gambe non si muovono nella stessa direzione, l’Occidente è destinato alla paralisi. Continuo a credere nella necessità di lavorare per garantire l’unità dell’Occidente, argomento che sostengo con forza fin da quando alla Casa Bianca sedeva ben altra amministrazione”, ha aggiunto la premier, secondo cui solo se l’Occidente è unito può essere una forza capace di dire la propria sul palcoscenico del mondo.
“E perché senza quella unità, noi, non altri, saremmo più deboli”, ha affermato ancora Meloni.
Il referendum sulla giustizia
“Il referendum ha consegnato un’Italia che ha visto una grande partecipazione popolare al voto e una altrettanto grande polarizzazione. Un confronto serrato, ahimè non sempre sul merito, ma con un esito comunque chiaro. Noi rispettiamo sempre il giudizio degli italiani, qualunque esso sia, anche quando non coincide con le nostre opinioni e aspettative”, ha aggiunto.
“Per l’esito del referendum sulla Giustizia rimane il rammarico di aver perso un’occasione storica di modernizzare l’Italia allineandola agli standard europei. Perché la riforma della giustizia rimane una necessità. E non sono io a dirlo, ma diversi esponenti della magistratura e della politica, compresi quelli che dopo aver preconizzato ogni possibile catastrofe, a sostegno delle ragioni del No, il giorno successivo al voto hanno candidamente dichiarato che la giustizia ha bisogno di essere riformata. Che serve un cambio di passo, che la deriva correntizia è un problema, che lo strapotere di una parte della magistratura è un rischio reale”, ha aggiunto.
“L’auspicio che formulo è che il cantiere della riforma sulla giustizia non venga abbandonato, come probabilmente qualcuno si augura. Perché i problemi sul tappeto rimangono, e noi abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete, coraggiose, efficaci, possibilmente in un clima di collaborazione. Non certo contro la magistratura, come si è voluto raccontare, ma a favore di una magistratura libera dai condizionamenti politici e ideologici”, ha affermato ancora la premier che ha aggiunto: “A favore di una politica che commetterebbe un errore storico se, per ragioni tattiche, rinunciasse al proprio ruolo, che è quello di fare le leggi, modifiche costituzionali comprese”.
Energia
“L’Italia continuerà a chiedere in Europa di sospendere temporaneamente l’applicazione dell’Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico. Si tratta di un provvedimento straordinario e urgente che serve subito, e almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente”, ha spiegato Meloni.
Economia e lavoro
L’Italia “è l’unico Paese del G7 ad essere tornato in avanzo primario dopo la pandemia già nel 2024, con una crescita post-Covid robusta, il tasso di disoccupazione generale ai minimi storici, e il tasso di disoccupazione giovanile al suo livello più basso”.
“La segretaria del principale partito di opposizione Elly Schlein ripete in TV che da quando governa il centrodestra è aumentata la precarietà. Ma questa è, banalmente, una menzogna, verificabile. E quando si mente è perché si ha paura della verità. La verità è che, da quando si è insediato questo governo, è aumentato il lavoro stabile ed è diminuito il precariato. La sinistra lo rivendicava, ma la destra lo ha fatto. Non lo dico io, lo dice l’Istat, i cui numeri certificano che rispetto all’inizio della legislatura, abbiamo quasi 1,2 milioni di occupati stabili in più e oltre 550 mila precari in meno”, ha aggiunto Meloni che ha proseguito “i salari degli italiani hanno ripreso a crescere, consentendo alle famiglie italiane di recuperare, seppur lentamente, il potere d’acquisto perso negli anni precedenti. Come nel 2024, anche nel 2025, le retribuzioni contrattuali hanno avuto una crescita superiore all’andamento dell’inflazione ed è aumentato seppure non sufficientemente per noi il reddito disponibile delle famiglie. E, come ricordato pochi giorni fa dall’Istat, nel 2025, seppur di poco, è diminuita la popolazione a rischio povertà o esclusione sociale”, ha aggiunto.
Nel Consiglio dei ministri “che si terrà in vista della Festa dei Lavoratori, rispettando una tradizione che va avanti fin dal nostro insediamento, vareremo ulteriori regole per combattere il lavoro povero, rafforzando i diritti di quei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva. Vogliamo continuare a concentrarci anche sulla qualità del lavoro, in particolare dei lavoratori più fragili. Molto ci siamo occupati dei salari, in questi anni, in ultimo con la detassazione degli aumenti contrattuali, ma è evidente che esistono ancora sacche di lavoro povero che occorre affrontare”, ha aggiunto la premier.
“In questi anni il tasso di occupazione femminile è cresciuto di due punti rispetto al nostro insediamento, e abbiamo superato il tetto dei dieci milioni di donne lavoratrici. Ma l’Italia rimane ancora il fanalino di coda in Europa. Sostenere la crescita dell’occupazione femminile rimane la nostra priorità, per allineare l’Italia agli standard europei e recuperare un ritardo strutturale che pesa sulla nostra economia”, ha aggiunto la premier.
“Il governo continuerà a investire sul Sud: grazie al lavoro fatto fino ad oggi, il Sud non è più il fanalino di coda della Nazione e sta colmando quel divario che gravava sull’Italia da troppo tempo. Anche grazie alla Zona economica speciale unica, agli investimenti nelle infrastrutture, alla spinta del Pnrr, ad un miglior utilizzo delle politiche di coesione, il PIL e l’occupazione del Mezzogiorno sono cresciuti più della media nazionale. Nel secondo trimestre 2025, il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni nel Sud ha raggiunto il dato più alto dall’inizio delle serie storiche dell’Istat. Non era mai successo, e questo non può che renderci orgogliosi”, ha aggiunto la premier.
“Grazie alla forza, al protagonismo e alla diversificazione produttiva delle nostre imprese, nel 2025 l’export tricolore è cresciuto di 20 miliardi rispetto all’anno precedente, permettendo all’Italia di raggiungere il quinto posto al mondo tra le Nazioni esportatrici, superando la Corea del Sud e insidiando il quarto posto del Giappone. E, in questo scenario, il nostro export si è dimostrato anche più forte dei dazi. Come dimostra la crescita del valore delle esportazioni verso gli Stati Uniti, aumentato del 7,2 per cento nel 2025. Questo straordinario patrimonio nazionale merita di essere sostenuto, e intendiamo farlo ancora meglio”, ha aggiunto la premier.
Il fenomeno migratorio
“Grazie all’Italia è cambiato l’approccio dell’intera Europa al governo dei flussi migratori: oggi abbiamo una lista europea di Paesi sicuri di origine e una nuova definizione di Paese terzo sicuro, che consentiranno di applicare procedure di frontiera accelerate; abbiamo una copertura giuridica ancora più chiara a sostegno delle cosiddette soluzioni innovative, a partire da quegli hub per i rimpatri in Paesi extra-UE sul modello del protocollo Italia – Albania; e un nuovo regolamento europeo sui rimpatri sta per essere finalizzato proprio per renderli sempre più effettivi. Ora è necessario consolidare questo approccio, e renderlo stabile e strutturale. Anche per questo, nell’ultimo disegno di legge sulla sicurezza, abbiamo previsto la possibilità di attivare, in caso di conclamata necessità, un blocco navale temporaneo al largo delle nostre coste. Un’altra proposta che portiamo avanti da tempo, che era nei nostri programmi e che abbiamo costruito con pazienza”, ha aggiunto la premier.
Meloni ha rinnovato l’appello affinché tutti i poteri dello Stato facciano la loro parte per garantire il rispetto delle norme sui flussi migratori.
“Spetta alla politica scrivere norme chiare ed efficaci, spetta alle forze dell’ordine – a cui va il nostro plauso e il nostro ringraziamento – verificarne le eventuali violazioni, e spetta in ultimo alla magistratura assicurarne l’effettiva applicazione. È questo che fa chi rispetta la separazione tra i poteri dello Stato scritta nella nostra Costituzione”, ha aggiunto la premier. Meloni ha poi sottolineato come sull’immigrazione ci sia stato un cambio di passo.
“Abbiamo siglato accordi internazionali che prima non esistevano, abbiamo ridotto gli sbarchi, aumentato sensibilmente i rimpatri, rafforzato il controllo delle frontiere, combattuto i trafficanti di esseri umani e, soprattutto, abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo”, ha affermato ancora.
Sicurezza
“Il governo, dal giorno dell’insediamento, ha assunto oltre 42 mila operatori nelle Forze di polizia, riuscendo a garantire il turn over al 100 per cento: ed entro la fine della legislatura sono in programma altre 27 mila assunzioni. Abbiamo rinnovato i contratti scaduti da anni, potenziato mezzi e tecnologie, aggravato le pene per chi minaccia e aggredisce i nostri uomini e donne in divisa, e previsto una specifica tutela legale per chi dovesse essere indagato o imputato per fatti inerenti al servizio”, ha aggiunto la premier, che ha ricordato inoltre come il governo abbia di fatto bloccato i rave party illegali, previsto risposte più rapide contro le occupazioni abusive, misure più efficaci contro borseggi, accattonaggio minorile, truffe agli anziani e rivolte nelle carceri.
“E abbiamo aumentato i presìdi di sicurezza nelle aree più sensibili: ospedali, stazioni, scuole e periferie”, ha affermato Meloni.
“Intendiamo andare avanti anche sulla proposta di legge a prima firma della Presidente della commissione antimafia Colosimo per togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi. Tanto per rispondere ancora una volta con il sorriso e con i fatti all’ultima palata di fango infilata nel ventilatore da un’opposizione disperata, che costruisce surreali teoremi su una mia presunta vicinanza con la criminalità organizzata tirando in ballo un padre, morto peraltro, che non vedo da quando avevo undici anni”, ha aggiunto la premier.
Meloni ha anche chiesto alla commissione parlamentare antimafia di occuparsi dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nei partiti politici, Fratelli d’Italia compreso.
“Mentre alcuni usano il tema per fare propaganda contro gli avversari, a me interessa costruire gli anticorpi a un fenomeno che ci riguarda tutti. Non accetto che i miei sacrifici possano essere usati per gli interessi di quelli che combatto dal 19 luglio del 1992, e non accetto lezioni su questo tema”, ha aggiunto la premier, secondo cui sui rapporti tra questo governo e la criminalità organizzata parlano i fatti.
“Abbiamo messo in sicurezza l’ergastolo ostativo, e salvato il carcere duro per i mafiosi da chi stava per smantellarlo. Sotto questo governo, e non altri, sono stati catturati oltre 130 latitanti, sono state eseguite più di 300 maxioperazioni, migliaia di arresti, 7,2 miliardi di euro il valore dei beni sottratti alla criminalità, più di diciottomila beni confiscati restituiti alla collettività che ora ospitano presidi delle Forze dell’ordine o progetti a carattere sociale”, ha affermato ancora Meloni.
Sanità
“L’azione del governo ha portato il Fondo sanitario nazionale al livello più alto di sempre – 143 miliardi nel 2026, 17 miliardi in più rispetto all’insediamento -, e ha avuto il coraggio, per primo, di contribuire a cercare soluzioni sul tema delle liste d’attesa, invece di limitarsi a dire che la competenza era delle regioni, come avevano fatto gli altri. Ma è evidente che, per molti italiani, i tempi restano troppo lunghi, l’accesso troppo difficile, le differenze territoriali ancora troppo marcate. E questo non è accettabile, perché la sanità è uno dei pilastri della nostra Nazione. Così il nostro impegno deve essere più forte, più concreto, più visibile nella vita quotidiana delle persone”, ha aggiunto la premier.
Meloni ha poi annunciato che presto saranno disponibili i dati del sistema di monitoraggio sull’andamento delle liste d’attesa regione per regione, prestazione per prestazione.
“E questo ci consentirà, finalmente, di intervenire in modo mirato ed efficace. E servirà un impegno corale per riuscire a risolvere gli ambiti più critici, perché se lo Stato e le Regioni non lavorano insieme, fianco a fianco, il meccanismo si inceppa e a pagarne le conseguenze sono in ultima istanza i cittadini”, ha dichiarato la premier, che ha rivolto alle Regioni una disponibilità e un appello a fare squadra.
“Perché l’esito di questa sfida dipenderà dalla capacità che avremo soprattutto di lavorare insieme”, ha detto.
Il Piano Casa
“In vista della ricorrenza del primo maggio, il Consiglio dei ministri approverà, finalmente, i provvedimenti necessari alla realizzazione, in Italia, di quel vasto Piano Casa che ha come obiettivo quello di rendere disponibili, tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati, oltre 100 mila case nei prossimi 10 anni. La casa è un bene primario, il luogo dove si cresce, si studia, si sogna e si mette al mondo il futuro. Senza una casa è impossibile costruire una famiglia, garantire una vita dignitosa ai propri cari, rispondere ai bisogni fondamentali delle persone”, ha aggiunto la premier, che ha ricordato come oggi il problema dell’accesso alla casa riguardi una quantità sempre maggiore di cittadini.
“Tantissimi italiani – giovani coppie, studenti, lavoratori fuori sede, famiglie monoreddito, persone con disabilità, e molti altri -, cioè gente che lavora, si impegna e paga le tasse, si trova in una zona grigia: è troppo ‘benestante’ per accedere alle graduatorie delle case popolari, ed è troppo ‘povera’ per far fronte alle richieste, sempre più alte, del mercato immobiliare. Ecco, io penso che uno Stato giusto non debba lasciare queste persone nel limbo, e debba porsi il problema di come aiutarle a camminare da sole”, ha detto ancora Meloni.





