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Le isole chiave per il controllo di Hormuz

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Potrebbero essere l’obiettivo di un’invasione di terra

Ieri le forze statunitensi hanno lanciato attacchi mirati contro installazioni difensive e militari sull’isola strategica di Kharg, in Iran, un centro critico per le esportazioni petrolifere del paese, secondo diversi rapporti.

Filmati video che circolano online sembrano mostrare le squadre di emergenza evacuare i lavoratori feriti dall’isola di Kharg dopo che molteplici esplosioni hanno scosso l’area. I rapporti indicano che gli attacchi hanno causato danni significativi.

Allo stesso tempo, Israele ha iniziato a colpire infrastrutture chiave in tutto l’Iran, incluse linee ferroviarie e ponti, dopo aver ricevuto preventivi avvertimenti ai civili di evitare i sistemi di trasporto pubblico in mezzo all’escalation degli attacchi.

I bombardamenti aerei di ieri in diverse regioni del paese segnalano una grande escalation coordinata tra le forze statunitensi e israeliane.

Per il controllo di Hormuz sono ben 400 le isole iraniane, alcune delle quali contese, che potrebbero essere chiave nell’offensiva americana per riaprire il vitale Stretto di Hormuz. Sebbene la maggior parte sia piccola e disabitata, alcune rivestono un’importanza strategica fondamentale.

Le più rilevanti si trovano nel Golfo, di fronte ai vicini della penisola arabica, proprio nello Stretto che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e quindi all’Oceano Indiano. Per questo è cruciale per il commercio globale: attraverso le sue acque transita circa un quinto del petrolio mondiale e del gas liquido, LNG.

L’isola di Kharg, ieri bombardata, rappresenta il cuore pulsante dell’infrastruttura petrolifera iraniana.

Situata nel nord del Golfo, a circa 30 chilometri dalla terraferma, dall’isola passa il 90% delle esportazioni di greggio del Paese. Il petrolio proveniente dai giacimenti iraniani viene stoccato e caricato su petroliere dirette ai mercati internazionali.

Kharg ha capacità di stoccaggio fino a 30 milioni di barili e, secondo fonti recenti, ne conteneva circa 18 milioni il mese scorso. Una vasta rete di oleodotti collega i principali giacimenti ai terminal dell’isola.

La maggior parte degli 8.000 abitanti è impiegata nel settore petrolifero.

L’isola di Larak, utilizzata in questi giorni come una sorta di “casello” nello Stretto, è un altro snodo cruciale per il controllo di Hormuz ed è già nel mirino degli americani, che prendendone il controllo assesterebbero all’Iran un durissimo colpo.

Situata a est di Qeshm e a sud di Hormuz, è stata fortificata con bunker e mezzi d’attacco che consentono a Teheran di monitorare il traffico marittimo e minacciare le navi commerciali.

Con una superficie di oltre 1.400 chilometri quadrati, Qeshm è la più grande isola del Golfo. Fa parte della provincia di Hormozgan e si trova nello Stretto di Hormuz, vicino alla città portuale di Bandar Abbas. Ospita circa 150.000 abitanti, in maggioranza sunniti e non sciiti, come il regime di Teheran.

L’isola è anche un nodo centrale per le capacità navali iraniane di guerra asimmetrica. Si ritiene che i Guardiani della Rivoluzione vi abbiano costruito una “città missilistica” sotterranea, dotata di sottomarini, motoscafi d’attacco e batterie costiere.

L’isola di Hengam si trova a soli due chilometri da Qeshm. Con una superficie di 36 chilometri quadrati ospita alcune centinaia di famiglie distribuite in tre villaggi. In passato fu utilizzata come base militare da portoghesi e britannici. È nota per la sua comunità di pescatrici velate, principali fonti di reddito per le loro famiglie.

Abu Musa è la più grande delle tre isole amministrate dall’Iran ma rivendicate dagli Emirati Arabi Uniti. Ha una superficie di appena cinque chilometri quadrati e circa 2.000 abitanti. La disputa sulla sovranità risale all’inizio del XX secolo.

Sotto il protettorato britannico, l’emirato di Sharjah amministrava l’isola, ma l’Iran ne contestava il controllo. Nel 1971, alla vigilia dell’indipendenza degli Emirati, fu raggiunto un accordo per una gestione congiunta, ma alla fine dello stesso anno l’Iran ne assunse il controllo.

Da allora, gli Emirati hanno cercato una soluzione diplomatica, portando la questione anche al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Oggi Abu Musa rappresenta una prima linea difensiva iraniana nello Stretto di Hormuz. Secondo indiscrezioni, il Pentagono starebbe valutando un’eventuale operazione militare sull’isola.

Le isole Tunb maggiore e minore, anch’esse contese con gli Emirati, in particolare con Ras al-Khaima, si trovano vicino allo Stretto di Hormuz. Nel novembre 1971, truppe iraniane sbarcarono sulla Tunb maggiore, dando luogo a uno scontro a fuoco con la polizia locale che causò vittime da entrambe le parti.

La Tunb maggiore misura quattro chilometri quadrati, mentre la minore meno di uno. Si ritiene che l’Iran abbia dispiegato su entrambe sistemi missilistici, droni e capacità di posa di mine.

Kish è l’isola iraniana più visitata, con milioni di turisti ogni anno. Famosa per le sue spiagge, gli hotel e i centri commerciali, è una delle principali zone franche del Paese.

È, inoltre, l’unico territorio iraniano accessibile senza visto per gli stranieri. All’inizio del conflitto, immagini diffuse mostravano colonne di fumo sull’isola in seguito a un attacco attribuito a forze statunitensi e israeliane.

Famosa per le sue straordinarie caratteristiche geologiche, Hormuz deve il suo nome all’omonimo regno, una potenza marittima che tra l’XI e il XVII secolo controllava parti degli attuali Iran, Oman e Bahrein.

L’isola fu capitale del regno e importante centro commerciale tra il Golfo e l’Oceano Indiano, prima di essere conquistata dai portoghesi e successivamente passare sotto controllo persiano e britannico.

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