La diplomazia unica strada percorribile per evitare un bagno di sangue
I marines sono nel Golfo Persico. Il numero dei soldati ammassati dagli USA comincia a diventare troppo grande per pensare ad un bluff.
Per come si sono messe le cose, noi tutti possiamo fare ben poco. Se si parte con operazioni belliche che riguardano le milizie di terra non ci sarà più nulla da fare: è la guerra più crudele ed inumana e la guerra segue le logiche della guerra.
Inutile poi scandalizzarsi. Se è possibile, qualcosa va fatta ora.
Premere su Trump – e Netanyahu – affinché si chiuda un accordo di pace che dia garanzie vere di sopravvivenza a Israele? Che definisca un “accordo di gestione” del nodo gordiano dei transiti di materie prime e di petrolio?
Che metta i paletti per una intesa mondiale – che dunque coinvolga anche Cina e Russia – sul “padronato” dell’intera area del Medio Oriente e sullo sviluppo del potere islamico?
Perché questi, senza infingimenti ipocriti, sono i nodi sul tappeto. Questo è ciò che è sul campo. Inutile semplificare attribuendo il tutto ad una azione di due pazzi omicidi.
Dietro c’è il grande potere, il commercio e la ricchezza, un capitolo della storia della divisione di un mondo che si vuole bipolare, un confronto – che non deve diventare scontro – di civiltà.
Tutto, io penso, potrà trovare un compromesso. Tutto tranne la questione israeliana: quella è questione di vita o di morte in senso letterale. Israele non permetterà mai che si passi sopra la sua sopravvivenza e neanche che si mettano le premesse perché venga messa in discussione. Ha la potenza per farlo e la convinzione di farlo senza guardare in faccia a nessuno.
La Torà comanda di non uccidere ma mette un limite ed il Talmùd insegna: “Se qualcuno viene ad ucciderti, alzati e uccidilo prima”.
Duro da accettare, ma questa è cultura millenaria nel DNA di Israele: e contiene una verità di base che riguarda la sopravvivenza alla quale nessuno può opporsi. Può solo aiutare ad evitarlo. Non so se tutto questo è giusto: so che è così.
Premere, dunque, utilizzando ogni possibile attrezzatura diplomatica. La strada della diplomazia è l’unica possibile: fare le pernacchie – che pure meriterebbe – a Trump per la sconsideratezza di una azione dalla quale, dopo essere entrato, ora deve uscire e che sta mettendo in ginocchio l’Europa non serve.
E forse anche alzare ed esasperare i toni per condannare qualcosa – e anche dei leader – che sono certamente condannabili, in questo momento non serve.
Se si fallisce sarà un bagno di sangue. Ma davvero di proporzioni bibliche.





