Home editoriali La guerra è mondiale, ma non è la Terza

La guerra è mondiale, ma non è la Terza

0
guerra mondiale

L’Italia apra al gas russo e faccia i suoi interessi

La guerra in atto è mondiale, ma non è la Terza, se per Terza guerra mondiale si intende un conflitto come quello della seconda.

In gioco c’è il nuovo assetto del mondo in aree di influenza tra grandi potenze e in questa partita, in pieno svolgimento, l’Europa è inesistente, mentre un ruolo lo possono giocare gli Stati europei.

La guerra mondiale in atto è ibrida e senza limiti, come hanno teorizzato, in un libro scritto nel 1996 e edito in Cina nel 1999, due alti ufficiali cinesi: Quiao Liang e Wang Xiangsui.

Il titolo è chiaro: “Guerra senza limiti – L’arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione”.

Nella prefazione al libro il generale Fabio Mini scrive: “La Guerra del Golfo dimostra al mondo e soprattutto ai cinesi le capacità degli strumenti militari occidentali: il valore delle campagne aeree, della tecnologia, del professionismo militare e l’ambiguità e la forza dell’opzione “zero morti”. Da quel momento la tecnologia diventa una chiave fondamentale della strategia cinese e il rovello dei dirigenti. È appunto a partire dal 1991 che la dottrina cinese, pur dichiarandosi sempre difensiva, rilancia con rinnovato vigore i tre imperativi; ammodernare, professionalizzare e regolarizzare ordinamento, addestramento e pianificazione operativa delle unità”.

Ovviamente la Guerra del Golfo non è quella di oggi, ma quanto afferma Mini vale anche per quanto sta avvenendo nella guerra iraniana.

Qualunque fosse stato l’avversario si trattava di capire, per i due ufficiali cinesi, se occorreva avviare una corsa contro il tempo, contro le risorse, ma anche contro le capacità oggettive, oppure cercare un nuovo approccio globale.

Il nuovo approccio è la guerra senza limiti, che significa superare i confini, le restrizioni e perfino i tabù che separano il militare dal non militare, le armi dalle non-armi e il personale militare dai civili.

Significa vedere che la combinazione dei soli mezzi militari è troppo ristretta. Per vincere le guerre di oggi – dicono i due ufficiali cinesi – bisogna impiegare tutte le risorse disponibili. Inoltre occorre individuare l’andamento degli eventi per determinare la combinazione di mezzi e strategie più efficace.

Commenta il generale Mini: “Anche gli aspetti dell’information warfare [guerra dell’informazione, ndr ] non erano trascurati e il 7 marzo “Hu Xiuzhi, direttore della fabbrica militare 7425 di Nanjing, metteva in evidenza che la seconda rivoluzione dell’informazione, che ora sta avvenendo in tutto il mondo (la “superstrada dell’informazione”), è destinata ad influenzare lo sviluppo della difesa nazionale e cambiare le caratteristiche delle operazioni e l’organizzazione delle Forze Armate. A fronte di questa rivoluzione la Cina deve prestare grande attenzione alla ricerca teoretica se vuole vincere una guerra futura. Dopo la Guerra del Golfo una rivoluzione globale militare è diventata l’argomento centrale della discussione fra gli strateghi militari. Questa rivoluzione ha la propria punta di lancia nella tecnologia dell’informazione, nella tecnologia stealth e negli attacchi di precisione a lunga distanza. È stato perciò apportato un altro storico cambiamento alla guerra convenzionale”.

Quando affrontiamo il tema dell’informazione, dobbiamo distinguere la parte in entrata, ossia l’acquisizione e l’analisi dei dati al fine di prendere decisioni, dall’informazione in uscita, che è propaganda, manipolazione delle masse intesa come uno dei componenti fondamentali della guerra senza limiti.

Quando si parla di informazione in entrata la mente corre verso Palantir Technologies, azienda statunitense leader nell’analisi dei big data e intelligenza artificiale, fondata nel 2003 (anche da Peter Thiel) per scopi di intelligence e sicurezza nazionale. Crea software (Gotham, Foundry, Apollo) che integrano database sparsi per supportare decisioni strategiche, usati da governi (CIA, FBI, difesa) e grandi aziende.

Nelle saghe di Tolkien i Palantir sono Pietre Veggenti e Pietre Vedenti. Informazione in entrata e capacità di analisi della stessa significa “vedere”.

Informazione in uscita significa narrazione atta a indurre nelle masse favore o contrarietà alla guerra, prese di posizione a favore o contro questo o quel soggetto in azione.

La propaganda è definita soft power, potere dolce, capace di incidere sull’immaginario collettivo e sulla seduzione visiva.

Gran parte della propaganda si basa sulla paura.

Quando è iniziata la guerra in Ucraina, la propaganda affermò che la Russia avrebbe invaso l’Europa e che avrebbe lanciato la bomba atomica sulle città europee. Ci furono fenomeni come l’acquisizione di bunker anti atomici, incetta di pastigli iodate, isterismi vari.

La paura è servita a sborsare miliardi a favore di Kiev con il consenso delle masse europee.

Oggi la propaganda tende a convincere le masse che la guerra in Iran si trasformerà nella Terza guerra mondiale, impaurendo con scenari del tipo Seconda guerra mondiale: attacchi alle nostre città, nostri giovani chiamati alle armi e via discorrendo.

Il tutto per semplificare e mascherare quanto sta avvenendo nella guerra mondiale in atto, che applica le logiche della guerra ibrida e senza confini e non ha bisogno di un conflitto armato diffuso ovunque.

Nella guerra iraniana, da quando è cominciata, sono passati di mano, nelle borse del mondo, miglia di miliardi, grazie a insider trading, gioco sui future e via elencando. C’è chi ha vinto e c’è chi ha perso. Anche questa è guerra, che sposta alleanze e interessi.

Una delle regole della geopolitica era che chi comanda i mari comanda la terra. Oggi si deve aggiungere che chi comanda il cielo e non solo il mare comanda la terra.

Gli ucraini, nei giorni scorsi, hanno attaccato il territorio russo sul Mar Baltico (raffinerie e cantiere navale) con droni guidati da remoto (centinaia di chilometri) grazie alla copertura di Starlink, altro colosso Usa che, se decidesse di farlo, potrebbe accecare gli ucraini così come ha fatto con i russi, ai quali è negato l’utilizzo dei satelliti di Elon Musk. I russi, ovviamente, non sono stati a guardare e stanno costruendo un loro sistema satellitare.

Zelensky ha concluso un accordo con l’Arabia Saudita con particolare focus sui sistemi di difesa antiaerea, la qual cosa pone oggettivamente Kiev come alleato attivo nella guerra all’Iran.

“Abbiamo raggiunto – ha scritto Zelensky su X – un importante accordo tra il Ministero della Difesa dell’Ucraina e il Ministero della Difesa del Regno dell’Arabia Saudita in materia di cooperazione nel settore della difesa. Il documento è stato firmato prima del nostro incontro con il Principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman Al Saud”.

“Siamo pronti – ha aggiunto – a condividere le nostre competenze e i nostri sistemi con l’Arabia Saudita e a collaborare per rafforzare la protezione delle vite umane – ha aggiunto Zelensky su X -. Ormai da cinque anni, gli ucraini resistono allo stesso tipo di attacchi terroristici – missili balistici e droni – che il regime iraniano sta attualmente perpetrando in Medio Oriente e nella regione del Golfo. Anche l’Arabia Saudita possiede capacità di interesse per l’Ucraina e questa cooperazione può essere reciprocamente vantaggiosa. Abbiamo inoltre discusso della situazione in Medioriente e nella regione del Golfo nel suo complesso, dell’assistenza russa al regime iraniano, degli sviluppi nei mercati dei carburanti e della potenziale cooperazione energetica”.

Pechino, pur rimanendo in disparte, invia tecnologia all’Iran e blocca l’esportazione di benzina, soprattutto avio, e di fertilizzanti, dei quali detiene il monopolio insieme alla Russia.

Russia e Vietnam hanno ulteriormente rafforzato i loro legami firmando un accordo intergovernativo che consentirà ad Hanoi di ottenere la sua prima centrale nucleare. Penserà a tutto, o quasi, la società statale russa Rosatom che costruirà il sito Ninh Thuan 1 nell’omonima provincia vietnamita.

Il progetto completo prevede la costruzione di due impianti, ciascuno composto da due reattori – il Ninh Thuan 1, appunto, che sorgerà nella comune di Phuoc Dinh, distretto di Thuan Nam, e il Ninh Thuan 2, che vedrà luce nella comune di Vinh Hai, distretto di Ninh Hai – in linea con l’obiettivo di Hanoi di completare la costruzione delle suddette strutture entro la fine del 2030.

L’intesa è stata firmata in concomitanza con la visita a Mosca dei giorni scorsi del primo ministro vietnamita, Pham Minh Chinh.

Oltre all’energia nucleare, la visita a Mosca di Pham Minh Chinh ha incluso anche discussioni sull’ampliamento della cooperazione nei settori del petrolio e del gas, della tecnologia e delle infrastrutture.

Il Vietnam e la Russia mantengono legami dal 1950, ma va ricordato che Hanoi intrattiene una partnership strategica sempre più stretta con Washington, motivata in gran parte dalla necessità di contrastare le pressioni cinesi nel Mar Cinese Meridionale.

Nel 2023 i due paesi hanno elevato le loro relazioni a Comprehensive Strategic Partnership (la stessa categoria diplomatica che il Vietnam ha con Cina e Russia).

Il doppio gioco del Vietnam vede Hanoi attuare una cooperazione crescente in difesa e sicurezza, attrazione di investimenti americani (semiconduttori, diversificazione delle catene di fornitura lontano dalla Cina) e mantenere forti legami economici (Cina è il principale partner commerciale), relazioni partito-partito (entrambi regimi comunisti) e cooperazione di confine.

Come si può ben vedere, affrontare l’attuale trasformazione degli equilibri nel mondo con una chiave manichea o, peggio, moralistica, serve a non capire.

Prendiamo un altro dossier aperto: il Libano.

Dopo anni nei quali il Libano è stato devastato dalla presenza degli Hezbollah, longa manus dell’Iran, che ne hanno di fatto occupato una parte del territorio e condizionato i governi, ora l’esercito libanese, armato e finanziato dagli Usa, ha chiaramente ammesso di non essere in grado di eliminare gli Hebollah e ha, di fatto, dato il via libera a Israele per liberare il territorio fino al fiume Litani.

L’eliminazione di Hebollah dal territorio libanse è resa possibile anche dalla chiusura dei confini siriani, che con il passato regime erano aperti in quanto Assad era alleato di Teheran.

Il Libano ha espulso l’ambasciatore iraniano e Israele ha fatto saltare i ponti sul fiume Litani, con la possibilità che lo scambio sia l’eliminazione di Hezbollah dietro cessione territoriale.

Se veniamo alla guerra in Iran, la narrazione corrente in Europa è che Trump sia matto e che si sia infilato in una storia dalla quale non sa come uscire.

Guardando le analisi offerte da Parabellum, ci si rende conto che gli israeliani si stanno occupando della parte nord est dell’Iran, mentre gli americani della parte sud est (quella dove c’è lo Stretto di Hormuz). Gli analisti affermano che le due azioni sono perfettamente coordinate e che la loro preparazione è in atto da lungo tempo.

 

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato venerdì che gli Stati Uniti prevedono la fine della campagna di bombardamenti entro poche settimane, non mesi, e Washington potrà raggiungere tutti i suoi obiettivi senza ricorrere a truppe di terra.

Rubio ha inoltre affermato, riferendosi all’Iran, che “quando avremo finito con loro qui nelle prossime due settimane, saranno più deboli di quanto non lo siano stati nella storia recente”.

In seguito all’annuncio di Trump sull’avvio di colloqui di pace, Washington ha inviato nella regione due contingenti di migliaia di Marines, il primo dei quali dovrebbe arrivare verso la fine del mese a bordo di un’enorme nave d’assalto anfibio. Il Pentagono dovrebbe inoltre schierare migliaia di soldati paracadutisti d’élite. Secondo Rubio, sebbene Washington possa raggiungere i suoi obiettivi senza truppe di terra, alcune vengono dispiegate nella regione per dare a Trump “la massima flessibilità e la massima opportunità di adattarsi alle eventuali necessità”.

Vedremo.

L’inesistenza dell’Unione Europea

Nel frattempo si registra la totale assenza strategica dell’Unione Europea, divisa da posizioni diversissime degli Stati che la compongono.

Mentre il socialista Pedro Sanchez si pone come protagonista del no alla guerra Usa e di Israele, la Germania di Merz ha concluso a gennaio 2026 un accordo di cooperazione sulla sicurezza che, nelle formule ufficiali, punta a contenere “la minaccia rappresentata dall’Iran e dai suoi alleati”.

L’intesa, sottoscritta dal primo ministro Benjamin Netanyahu e dal ministro degli Interni tedesco Alexander Dobrindt, include cooperazione su sicurezza interna, sicurezza informatica e contrasto all’antisemitismo.

Il messaggio è politico: la Germania ribadisce che la sicurezza di Israele resta un pilastro della sua azione.

Come si può ben vedere, ci sono in azione vari soggetti i quali badano ai loro interessi muovendosi in uno scenario in continuo cambiamento.

In questo contesto l’Unione Europea non conta assolutamente nulla, in quanto, non essendo uno Stato non ha un esercito e, a dimostrazione che conta come il due di coppe quando il gioco è a bastoni, c’è sempre il fatto che la Francia, unico Paese europeo dotato di arma atomica propria, siede nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel quale 5 membri permanenti (detti P5) hanno diritto di veto su tutte le decisioni non procedurali: Cina, Francia, Federazione Russa, Regno Unito e Stati Uniti.

Alla Francia non è mai venuto in mente, nemmeno per un attimo, di far entrare al suo posto l’Unione Europea.

E, a questo punto, arriviamo ai fatti nostri.

Lo scontro mondiale fondamentale di potere dei prossimi anni riguarderà, in modo particolare, energia e materie prime.

Preso atto della crisi petrolifera conseguente alla guerra in Iran, Bruxelles ha rinviato lo stop al greggio di Mosca.

Al fine di fare i nostri interessi, come gli altri fanno i loro, l’Italia dovrebbe riaprire i rapporti con la Russia riaprendo così anche i rubinetti del gas russo.

Inoltre, visto che ormai sembra che i veti al nucleare stiano cadendo, l’Italia dovrebbe accelerare la costruzione di nuove centrali nucleari con un’azione forte del Governo e della maggioranza che lo sostiene in Parlamento.

Difficile, inoltre, continuare a tenere fermi i nostri giacimenti di gas nell’Adriatico o quelli di petrolio in Piemonte.

Il prossimo anno e mezzo del Governo Meloni dovrebbe essere volto, in primis, al guardare allao sviluppo del Paese, ai suoi interessi energetici e alle tasche degli italiani.

Importante riprendere con forza la ricostruzione del welfare e attuare una svolta decisa nella comunicazione.

In una guerra ibrida e senza esclusione di colpi, ogni ingenuità si paga con prezzi altissimi.

 

 

 

 

 

 

 

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui