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La tendresse di Santa Teresina

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Santa Teresa

Racconto fantastico ispirato da C. S. Lewis

Lisieux, fine agosto, pomeriggio.

Sono al Carmelo, seduto di fronte alle reliquie di Santa Teresa del Bambin Gesù, al secolo Thérèse Françoise Marie Martin, morta a soli ventiquattro anni.

Ventiquattro anni e così tante cose importanti.

Ammiro i tantissimi mazzi di fiori colorati e fragranti dei loro profumi, che una suora aggiunge continuamente ai piedi della teca ove è riposta la Santa.

Per tutto il tempo i pellegrini si presentano con il loro omaggio e mi vergogno di non averci pensato anch’io.

Una delle cinque donne proclamate Dottore della Chiesa è davanti a me e lo stupore mi sovrasta.

Dottore della Chiesa a ventiquattro anni, un’umile ragazzina entrata nel Carmelo a quindici anni!

Che brusco risveglio dalla mia presunzione, che bagno gelato di umiltà.

Il demonio mi sussurra: “Fu solo un fenomeno mediatico di quel tempo! La Chiesa soffriva a causa di una crisi profonda ed aveva bisogno di un simbolo; lo trovò in questa ragazzina, tanto devota, ma nulla di eccezionale sul piano teologico o spirituale”.

Ma nella mia mente e nel mio cuore continuo a sentire una canzone, La Tendresse, come la canta Luc Arbogast, il menestrello che gira per la Francia con la Conchiglia di Santiago in bella vista sui suoi abiti medievali, suonando nelle cattedrali, ovvero in strada, di fronte ai portoni delle belle chiese d’Oltralpe.

Luc è un uomo di fede e la tendresse mi trabocca dal cervello al cuore e mi fa realizzare cosa non capivo prima… la grandezza enorme del messaggio della suora normanna che ti guarda con i suoi occhi enormi dalle sue foto da bambina.

Ora so cosa rispondere al demonio dello scetticismo, della critica per il gusto di farla, dell’agnosticismo, della volontà moderna di dissacrare tutto ciò che è bello, pulito, sacro appunto.

“Caro Immondo (ci diamo del tu per lunghissima frequentazione, di cognome fa “Serpente”) sono contento che tu sia sempre qui con me, ma stai attento perché di là c’è una statua della Madre di D-o e non vorrei che tu finissi con la testa schiacciata (la sua faccia si contorce per la mia facezia): inoltre anche Teresina qui davanti a noi non scherza, quindi rimani nascosto!

Adesso ti spiegherò, ma tu lo sai già benissimo e volevi solo profittare della mia ignoranza e della mia ottusità, perché la “piccola via” di Santa Teresa, nella sua apparente semplicità, tale da poter toccare i cuori anche dei più umili e dei meno sofisticati, contenga sia lo scopo della Creazione, sia il compito che D-o ci ha assegnato in essa ed infine il modo migliore per adempiere a quel compito.

Ti sembra poco? Il tutto come nei migliori trattati di Kabbalah, ma senza troppe complicazioni, o concetti difficili”!

“Impossibile!” risponde Immondo (che vorrebbe che lo chiamassi Raimondo perché suona in modo abbastanza simile, ma non è così discriminatorio e divisivo nei confronti dei “diversamente angelici” come i membri della famiglia Serpente; d’altra parte, queste sciocchezze politicamente corrette le ha inventate lui),

“È questa tendresse che ti fa parlare così, non stai ragionando con il cervello che Lui ti ha dato, ma con i sentimenti e come sai benissimo, questa non è la via della Kabbalah ma il suo contrario; quindi, ti contraddici e ti abbandoni a sentimentalismi fuorvianti”.

“Caro Immo” rispondo con un piccolo applauso “Hai assunto uno dei tuoi aspetti favoriti, quello di Padre dei Leninisti, perché cerchi di screditare le mie parole utilizzando i miei stessi principi, cui tu non aderisci assolutamente, al solo fine di destabilizzare il mio spirito ed il mio retaggio culturale, ma io non ci casco!”

“Vedi, la mia meraviglia e la mia tenerezza nascono nelle mie Chabad, come raccomanda la Kabbalah, non nelle mie middot e ciò in quanto la mia chokhmah di somaro ha appena intuito una verità, la mia binah l’ha raffinata e la mia daat me l’ha resa comprensibile e solo dopo questa luce si è propagata al mio cuore, alle mie middot.”

“E quale sarebbe questa grande verità scoperta dalla ragazzina e resa fruibile a tutti? Questo messaggio rivoluzionario consisterebbe nell’invito infantile (proprio da ragazzina!) a dedicare a D-o ogni piccolo gesto quotidiano, anche il più umile, come fare le faccende di casa?

Il mondo ha una struttura complessa, piena di sfumature, richiede pensieri profondi, decisioni complicate, soprattutto in materia etica.

Pensa all’aborto, all’eutanasia, alla fame nel mondo, ai migranti, all’energia, all’ambiente! E tu stai qui seduto sorridendo come uno scemo in ammirazione di una bambinetta che, quale soluzione, raccomanda di dedicare a Lui (i “diversamente angelici”, è risaputo, hanno un problema a pronunziare il Suo Santo Nome, ma noi dobbiamo essere inclusivi e non farglielo pesare) il pelare delle patate o lo spolverare i mobili! Ma fammi il piacere! (curioso, lo dice proprio come Totò)

Qui ci vuole una nuova religione, comune a tutta la terra e che non escluda nessuno! Basta con queste idee antiquate e divisive! Basta con i dogmi, i punti fermi! Compagni! Abbattiamo le mura dell’ingiustizia ed abbracciamoci tutti in un solo afflato mondiale! (Si arresta bruscamente, un po’ affaticato dal comizio estemporaneo)”.

“Guarda Serpy, questa tua sbobba globalista politicamente corretta con me non attacca! Capisco che ti stai prendendo tutto il pianeta con questa tua canzonetta, che i tuoi servi snocciolano quotidianamente alle masse da quasi tutti i media mondiali, ma dovresti avere capito che, alcuni di noi, ti vedono per ciò che sei e vedono dove portano le tue vie, lastricate di buone intenzioni per ingannare gli esseri umani.

Hashem (mi godo la sua smorfia di dolore nel sentire il Santo Nome) ha creato l’universo con uno scopo e quello scopo è che questa Sua creazione torni, alla fine dei tempi, a Lui quando la materia sarà stata raffinata dai nostri sforzi volti a santificarla. Tutto qui. Nulla di più e nulla di meno.”

“E questo cosa c’entrerebbe con il supposto rapporto fra la “piccola via” e la Kabbalah?”

“Ma è ovvio” rispondo “la piccola via ti insegna a santificare ogni tua azione, anche la più umile e ripetitiva, per cui anche il preparare il pranzo può diventare un atto di devozione, un pensare a D-o (sussulta), così come ogni altro gesto della vita quotidiana. Alla fine della giornata, se avrai seguito l’insegnamento della Santa, avrai raffinato, santificandola, gran parte della materia con cui avrai avuto contatto e così facendo, avrai portato il mondo un passettino avanti sulla strada della redenzione. Questo è il più grande insegnamento della Kabbalah“.

“Non mi convinci affatto! Capisco benissimo che dedicare a Lui un’azione sia, nella tua ottica, cosa buona ed importante, ma cosa questo ha a che fare con il peccato, con la vostra tendenza alla trasgressione, che mi procura così tanti adepti e sudditi.

La verità è che dopo aver dedicato il gesto di riempire la lavatrice al cielo, l’essere umano andrà a peccare come al solito, né più, né meno!”

“È qui che ti sbagli! L’uomo pecca perché non pensa al Signore!

Se pensasse alle conseguenze dei propri comportamenti in modo profondo e prima di compiere una trasgressione, il peccare gli riuscirebbe molto più difficile. E poi nessuno ha mai preteso che la piccola via portasse alla santità, quella è per pochissimi, ma solo che gli insegnamenti di Santa Teresa possono cambiare in meglio le persone ed avvicinarle al loro Creatore.

Inoltre, tu che sei così fissato con la logica, dovrai ammettere che una persona che dedichi all’Altissimo la maggior parte delle sue azioni, assuma una forma mentis, un tipo di ragionamento che aiuta moltissimo a non peccare.

Se si è abituati a seguire la piccola via, è chiaro che risulterà assai difficile, ad esempio, il dedicare l’eventuale tradimento della propria coniuge a D-o; sarà subito chiaro che trattasi di una cattiva azione e si uscirà da quella “zona grigia”, dove tu ti nascondi benissimo (sorride compiaciuto), ove le auto-giustificazioni aiutano a scivolare giù per la china del peccato, mentre pensare al Signore (il sorriso scompare subito) ti fa vergognare di ciò che stai per fare. Il problema di questa epoca è proprio che la grande maggioranza delle persone non pensa più al suo Creatore”.

“A malincuore ti concedo questo punto: la piccola via può aiutare a condurre una vita più virtuosa (fa una faccia schifata), ma risulta pressoché inutile nei rapporti interpersonali, che sono assai più complessi; nelle relazioni con gli altri spesso non esistono posizioni eticamente nette, bianco o nero.

Ognuno possiede il diritto inalienabile, a realizzarsi, a cercare la felicità, come afferma anche la Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776”.

“Caro Serpy, come al solito mischi le carte per confondermi. Prima di tutto il pensare quasi continuamente al Creatore ci rammenta, anche nelle relazioni interpersonali, che siamo tenuti a viverle con onestà e verità.

Pensi che ciò non abbia alcuna rilevanza? Pensi che se, davvero, gli esseri umani si comportassero sempre con onestà e verità l’uno nei confronti dell’altro, il mondo non cambierebbe in meglio? Ma è il secondo punto che qualifica l’intera questione.

A parte che la Dichiarazione in questione deve essere storicamente contestualizzata, come una risposta all’oppressione, in primo luogo religiosa, credo proprio che, chi allora la formò e la sottoscrisse, rimarrebbe disgustato dal vedere interpretato quel documento come una sorta di lasciapassare agli happy hours, ovvero al libertinismo sessuale, ovvero alla mancanza di onestà in materia economica.

La libertà e la ricerca della felicità devono sempre essere poste in relazione con il contenuto di questi concetti.

Libertà, allora come oggi, non significa libertinismo e la vera felicità, per un credente, non può non essere che quella di adempiere alla volontà del Signore.

Se si mantiene costantemente il Creatore nella propria mente, ciò risulta assiomatico e lampante. Se, come avviene oggidì, si pone l’uomo al centro di tutto, ovviamente la realizzazione di sé stessi e la ricerca della felicità, si spostano unicamente al piano materiale, come si rileva dalla mancanza di spiritualità che correntemente ci affligge”.

“Ah! Qui ti ho preso in castagna!” sorride compiaciuto. “Questa tua vita con il Sommo Giudice che ti sorveglia costantemente rappresenta una vita da schiavo, non da uomo libero! E non solo.

Essa contrasta con il Libero Arbitrio che proprio Lui vi ha concesso! Come puoi esercitare questa fondamentale facoltà, ciò che vi distingue, sia dalle bestie, che dai Messaggeri (non gli piace usare la parola angeli, perché gli ricorda la sua triste condizione) quando la decisione è sempre condizionata dalla Sua presenza?”

“Perché, o principe delle menzogne, il contenuto del libero arbitrio non è di fare tutto ciò che si voglia, come tu suggerisci continuamente, ma il diritto a fare delle scelte, giuste o sbagliate che siano.

Orbene un fanciullo può scegliere di seguire le sagge raccomandazioni ricevute dai propri genitori, ovvero disattenderle e, magari, procurarsi un danno a causa di ciò. Quando, in ipotesi, giaccia malato a letto con il mal di pancia per aver esagerato con il cibo, trasgredendo così ai consigli ricevuti dalla sua mamma, ciò non fa di lui un uomo libero, ma un bambino sciocco e si spera che possa trovare insegnamento da questa sua scelta sbagliata.

Questo esempio si può applicare ad ogni nostra scelta. Il Signore ci lascia liberi di scegliere liberamente, ma noi abbiamo il dovere di fare le scelte giuste, per rimanere in relazione con Lui, in quanto tale relazione è la cosa più importante della nostra vita, più degli affetti familiari, più di qualsiasi altra cosa”.

“Vedo che questa ragazzina ha una pessima influenza su di te!” risponde stizzito “In altri momenti della tua vita ti ho trovato molto più ricettivo ai miei insegnamenti. Ma spiegami perché attribuisci tanta importanza alla tenerezza, a questa tendresse, sentimento da deboli, da perdenti, che mal si addice al tuo temperamento fiero ed orgoglioso!”

“Troppo fiero ed orgoglioso!” rispondo “Ma anche un testone come me può cercare di imparare dai propri errori e di migliorarsi.

La tenerezza non è propriamente un sentimento. Essa nasce dalla consapevolezza, dall’essere consci di qualcosa ed è assai diversa dall’amore. L’amore per le cose materiali nasce dalle middot, non nelle ChaBaD.

L’amore materiale presuppone il desiderio per un oggetto terreno e vi è, spesso, assai poco di santo in ciò. La tenerezza, quasi infallibilmente, nasce da un’idea presupposta legata al concetto di umiltà.

Si è teneri, spesso, quando si è consci in modo positivo della propria fragilità, del proprio bisogno; questa consapevolezza ci rende aperti alla tenerezza verso chi, come noi, condivida la condizione delle creature, granelli di sabbia rispetto alla vastità della Creazione ed all’immensità di D-o.

Si potrebbe affermare che la tenerezza rappresenti la parte più nobile dell’amore, quella legata al sé, non all’ego.

Santa Teresa non visse solo una vita d’amore, ma e soprattutto, una vita di tenerezza. Uno dei suoi più grandi insegnamenti è rappresentato dal fatto che ciascuno di noi (anche una ragazzina normanna chiusa in un Carmelo) sia in grado di comprendere la Verità ed agire di conseguenza, il tutto con grande tenerezza”.

“Ma…” tenta di rispondere, ma lo interrompo: “Attento! La Santa ci guarda e non è compiaciuta dalla tua presenza! Vattene subito prima che ti distrugga!”

Con un grido, il demonio svanisce dalla mia mente.

Grazie Santa Teresina per i tuoi preziosi insegnamenti! Grazie per avermi aiutato a sconfiggere i miei demoni per oggi! Domani la battaglia ricomincia.

La Santa non dice nulla, ma mi guarda con infinita tenerezza.

Testo in francese e italiano La tendresse – La tenerezza 

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