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Anche sull’energia qualcuno dice le solite panzane

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Il mito dei 14 euro: le solite panzane di Sanchez “importate” in Italia senza fare verifiche…

C’è un numero nei titoli e nei post social: 14 euro al megawattora. La Spagna che vola, l’Italia (con Berlino e Parigi) che arranca. Una storia semplice, quasi perfetta. Peccato che non racconti il quadro completo.

Quel 14 non è il prezzo dell’energia in Spagna.

È un valore spot registrato in alcune ore particolari, quando le rinnovabili producono molto e la domanda scende, quindi non durante il picco di consumo.

Se si guarda il mercato nel suo insieme, i prezzi spagnoli si muovono tra 40 e 70 euro al megawattora, mentre l’Italia resta più alta (è vero), tra 120 e 150. C’è un divario, ma non quello raccontato.

Le famiglie non pagano il prezzo all’ingrosso. In bolletta entrano rete, oneri, tasse e servizi. Alla fine, le famiglie italiane pagano circa 30 – 33 centesimi per kWh, quelle spagnole tra 20 e 25. Esiste una differenza, lontana dalla narrazione estrema, inoltre la vita in Spagna costa meno.

Madrid ha messo sul tavolo oltre 5 miliardi di euro per contenere i prezzi tra riduzioni fiscali e sostegni diretti. Non è un dettaglio, è una parte della spiegazione.

Cinque miliardi su circa 48 milioni di abitanti significano poco più di 100 euro a persona. Se si guarda alle famiglie, siamo intorno ai 250–260 euro per nucleo. In altre parole, una quota non marginale del “risparmio” energetico spagnolo è finanziata con risorse pubbliche.

Questo cambia completamente la lettura. Non è solo un sistema energetico più efficiente, è una scelta politica che sposta il costo dalla bolletta al bilancio dello Stato.

Nel breve periodo la Spagna può permetterselo.

Nel medio periodo, però, il quadro cambia.

Cinque miliardi l’anno, replicati nel tempo, significano:

• aumento del deficit;
• pressione sul debito;
• necessità futura di coperture.

Oltre a pagare semplicemente “dopo”, la Spagna oggi ha un’economia meno energivora. Meno industria pesante, meno consumo continuo. L’Italia, invece, è una grande piattaforma manifatturiera europea. Acciaio, meccanica, ceramica, chimica. Un sistema che consuma energia ogni giorno, senza pause.

Questo significa che il confronto non è solo energetico, è strutturale. Un Paese meno industriale può gestire più facilmente un sistema basato su rinnovabili intermittenti. Un paese industriale ha bisogno di continuità energetica.

Infatti, anche con oltre il 55% di produzione da rinnovabili, la Spagna non è immune. Quando le condizioni cambiano, i prezzi risalgono. E lo Stato interviene.

La Spagna oggi paga mediamente un po’ meno, ma una parte di quel vantaggio è sostenuta dalla spesa pubblica.

L’Italia paga di più perché ha un sistema produttivo più energivoro e più esposto al gas. Non è una condanna, è una struttura industriale.

Chi paragona economie del G7 a Spagna, Grecia, Svezia o Vanuatu o è in malafede (politica) o ignora come funzioni il sistema.

Autore

  • Marco Pugliese

    Marco Pugliese, docente di ruolo area STEAM, giornalista economico scientifico, analista per il CISINT, cura corsi di geopolitica, geoeconomia, politica energetica. Docente di coding, ambito didattico, e nuove tecnologie, IA applicata alla didattica. Presidente di OpenIndustria.

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