La realtà oltre l’immaginazione
Alle tante disquisizioni che si fanno sulla guerra ne vorrei aggiungere una poco affrontata.
Le potenze militari, di intelligence e tecnologiche, come gli Stati Uniti e Israele, o come la Russia, si sono imbarcate in conflitti contro Stati, che, in teoria, hanno molti meno mezzi per difendersi e, nonostante ciò, non sono riuscite a raggiungere velocemente gli obiettivi prefissati.
Le analogie su come sono state iniziate queste guerre e come si sono evolute sono molto evidenti.
Nel Medio Oriente si è avviato un conflitto che doveva concludersi immediatamente, viste le forze in campo e l’aspettative di una ribellione del popolo stanco del regime. Passano i giorni e non è ancora successo.
La verità che non sono state previste le reazioni e, addirittura, inattesa è stata la risposta dell’Iran, che è stata più dura di quello che si pensasse.
È riuscita a colpire Haifa con un suo missile procurando 40 morti e 200 feriti, nonostante la tecnologia ultra avanzata della difesa israeliana. Inoltre, sta tentando di allargare il conflitto in modo esponenziale.
Lo stesso è successo nel conflitto Russia/Ucraina.
Si era immaginato di fare in un solo boccone l’Ucraina, perché evidenti erano le sproporzione degli armamenti e invece dopo quattro anni siamo ancora in attesa della fine della guerra.
Allora senza scomodare lo scontro fra David e Golia, perché quelli si battevano a mani nude e con l’astuzia contro la forza, mentre qui le guerre sono sempre più svolte con una super tecnologia e sistemi avanzatissimi di attacco.
Una domanda nasce spontanea: chi ha consigliato i leader ha saputo leggere la reale situazione in campo?
Oppure è stata la frenesia e l’arroganza dei leader, convinti di passare alla storia e appropriarsi di territori e ricchezze a fare la scelta di invadere?
Ma allora tutti questi apparati, tutto questi armamenti a cosa servono?
Se non sono capaci di prevedere quello che può realmente succedere, nel primo caso e nel secondo non sono capaci di sconfiggere forze molto meno imponenti?
Qualcuno pagherà per tutti questi morti, distruzioni di ricchezze e infrastrutture?
E questi calcoli sbagliati faranno riflettere sul fatto che il mondo non può essere comandato semplicemente da scelte di singoli leader e da professionisti che li aiutino a sbagliare le scelte.
Questi eventi catastrofici dimostrano che i destini dell’umanità non possono essere lasciati senza nessuna alternativa a questa metodologia. Si sa benissimo che avendo imboccata questa strada non sarà facile lasciarla.
Non può essere questo il destino dell’umanità. Vanno, invece, trovati sistemi e metodi del passato, anche se non sempre hanno funzionato in modo perfetto,
Il presidente, più amato agli italiani, Sandro Pertini, era solito dire che la democrazia non è un sistema perfetto ma e senza dubbio meglio di altri.
La democrazia è fatta di regole, di confronto, di rispetto degli altri, di pluralismo di idee e non certamente di armi per questo se non vogliamo imboccare la fine della storia si debbono individuare nuove regole e nuovi organismi internazionali in grado di opporsi a questi eccessi e garantire le convivenze fra i popoli.
Questi due conflitti non solo hanno distrutto enormi infrastrutture, procurato tantissimi morti ma soprattutto hanno scaricato di conseguenza enormi costi sui cittadini, anche in Europa.
Prezzi altissimi dell’energia, aumenti di prezzi delle materie prime e una insicurezza perenne con blocchi anche di attività importanti per l’economia e per i lavoratori. Gli unici che ci stanno guadagnando sono gli Stati che hanno iniziato le guerre.
Purtroppo l’Europa, come l’avevano sognata i nostri padri, non esiste più. È stata distrutta da politiche economiche sbagliate e da tecnici arroganti e privi di legittimità democratica.
L’unico modo per sperare di darle un ruolo autonomo di interposizione fra le grandi potenze è di rifarla.
Anche l’informazione fa la sua parte nel raccontare questi eventi quasi come se fossero un semplice fatto di cronaca, spesso facendo propaganda o dando motivazioni a questi misfatti.
La distorsione sistematica dei fatti e dei loro significati ad opera della demagogia e della propaganda e la verità celata dalla ragione di Stato o il perseguimento di soli interessi economici, inducono una violenza psicologica nei cittadini, con l’effetto di limitarne la libera determinazione dei comportamenti nell’esercizio dei diritti individuali e collettivi.
Il racconto dei mass media sono improntati solo a informare sugli eventi del giorno, ritenuti eclatanti, senza, a volte, nessun approfondimento di come sono nati e cosa realmente c’è dietro o perché si sono scatenati.
Oggi il loro interesse è tutto spostato sulla guerra, dopo che per quasi tre anni è stato il Covid, e prima ancora la crisi economica, dovuta alla finanziarizzazione dell’economia, con la conseguenza che i cittadini vengono permeati alla paura.
Ma anche la guerra viene trattata come una notizia eclatante del giorno, addirittura spostando l’attenzione verso l’ultima, come si evince dalla guerra in Ucraina che non fa più notizia.
Così, oggi, l’opinione pubblica e, quindi la coscienza civile è presa dai problemi quotidiani e da interessi individuali, è succube del particolare, guarda con indifferenza e insofferenza a queste grandi problematiche, considerate estranee alla sua sfera d’influenza e non svolge la funzione di controllo e di critica.
Il processo di autodeterminazione e di partecipazione democratica è sempre così disatteso e così si generano ingiustizie e violazioni delle libertà.
Ignazio Silone sosteneva: “La libertà […] è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di sperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria, artistica, filosofica, religiosa, sociale e anche politica”.
Oggi, nell’era moderna, la libertà è sempre più messa in discussione per le mille costrizioni che vengono imposte all’uomo moderno, sul piano economico, sociale, politico democratico e diventa difficile che nasca una ribellione.
Kelsen, nella Metamorfosi dell’idea di libertà, sostenne che poiché la libertà insieme all’uguaglianza sono ‘i due istinti primitivi dell’uomo come essere sociale’, il desiderio della libertà e il senso di uguaglianza convivono all’interno della società per diventare infine, ‘le idee fondamentali’ della democrazia. Naturalmente, riguarda la necessità di stabilire un ordinamento della vita sociale e politica. La libertà diventa fonte di ogni diritto.
Bisogna, quindi, cambiare registro! Bisogna ritornare alla Politica, quella con la P maiuscola, per quanto di sua competenza, dovrà contribuire a una rinascita dei valori di solidarietà, coesione, cooperazione e pace fra gli Stati, soprattutto del rispetto degli altri, senza egoismi, ne sopraffazioni.
Ricreare sedi di discussione e di decisione condivisa. Ridare spazio a nuovi dirigenti politici, qualificati e capaci, in grado di rappresentare realmente le diverse esigenze dei cittadini.
Non è facile, perché troppo avanti sono andate le violenze al diritto internazionale, troppo deboli se non inesistenti sono stati gli organismi, come l’ONU, tra l’altro bloccato anche dai veti di chi non è d’accordo su qualsiasi risoluzione.
Questi atti d’imperio delle guerre e la mancanza di un opposizione hanno contribuito ad aumentare la carenza di credibilità della classe politica, fondata sulla diffusa avversione che oggi sta riscuotendo, ma soprattutto per la mancanza di capacità di decidere per il bene comune.
Tutto questo è accentuato dall’assenza di una programmazione politica che possa favorire progetti per migliorare le condizioni dei cittadini e ciò non ha dato altro che la stura ad una profonda mancanza di senso civico, che ha aperto e continua ad aprire la strada a tentativi di esautoramento degli stessi meccanismi di funzionamento della democrazia.
Ma tutto non nasce per caso!
Sono state approvate misure che hanno assicurato, a chi dispone di risorse, forme di arricchimento senza passare attraverso il sistema produttivo e hanno permesso alle banche nuove e più estese, forme di speculazione.
La cosiddetta finanziarizzazione dell’economia ha creato un aggravio enorme delle disuguaglianze del profitto, con la conseguenza di un arretramento delle stesse forme e tutele politiche ed economiche che erano tipiche delle democrazie occidentali.
La “dittatura” del liberismo senza limiti si è esplicata nella capacità concessa ai mercati di poter influire nella democrazia degli Stati, arrivando a deporre governi legittimi che non hanno attuato in pieno le politiche neoliberiste, per sostituirli con tecnici rispondenti alle loro necessità.
La scommessa dei prossimi anni sarà quella di ricreare condizioni diverse dalle attuali, dove ognuno si possa sentire sicuro e vivere in pace nel proprio Paese.
Questi precetti possono essere condivisi e attuati da nuovi principi nei rapporti fra gli Stati per difendere e costruire legami che siano rivolti ad atti di coesione, solidarietà e soprattutto di Pace.
Bisogna crederci e operare perché accada!





