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Iran, una manfrina inutile?

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Proseguono i colloqui, ma sono deludenti

Sembra di assistere ad una commedia dell’assurdo, con dichiarazioni contrastanti e fuorvianti.

Il ministro esteri Oman, che fa da mediatore tra Usa e Iran parla di “buoni progressi” e annuncia “colloqui tecnici a Vienna”. Il tour delle capitali europee sembra più una gita scolastica che una trattativa, dopo che si è concluso il terzo round di negoziati tra l’Iran e gli Stati Uniti a Ginevra.

Gli inviati della Casa Bianca, Jared Jushner e Steve Witkoff, sarebbero rimasti delusi dalle proposte avanzate dalle controparti iraniane nel corso della sessione mattutina del terzo round di negoziati sul nucleare a Ginevra, ma i colloqui continuano.

Nel corso dei negoziati gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’Iran di smantellare i suoi tre principali siti nucleari e consegnare tutto l’uranio arricchito. Secondo quanto riporta il Wall Steet Journal citando fonti vicine ai colloqui di Ginevra, Washington insiste sul fatto che qualsiasi tipo di accordo duri per sempre. Teheran si dice disposto a trattare sul nucleare ma avrebbe chiuso ad un negoziato sui missili.

Secondo il “Wall Street Journal” gli Stati Uniti hanno chiesto all’Iran di distruggere i tre principali siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan e di consegnare a Washington tutto l’uranio arricchito ancora in suo possesso. La delegazione statunitense ha inoltre escluso la possibilità di clausole di scadenza in un eventuale accordo, chiedendo che le restrizioni siano permanenti, a differenza di quanto previsto dal Piano d’azione congiunto globale del 2015, abbandonato dagli Stati Uniti durante il primo mandato del presidente Donald Trump.

Washington insiste su un principio di arricchimento zero da parte dell’Iran, pur lasciando aperta – secondo le fonti – la possibilità che Teheran mantenga il reattore di ricerca della capitale per scopi medici, con livelli molto bassi di arricchimento.

Sul piano economico, l’offerta statunitense prevedrebbe solo un alleggerimento minimo e iniziale delle sanzioni, con eventuali ulteriori benefici subordinati a una verifica prolungata del rispetto degli impegni da parte iraniana.

I colloqui si svolgono mentre l’amministrazione Trump affronta pressioni interne per evitare un’intesa percepita come troppo permissiva e mentre resta sullo sfondo la minaccia di un’opzione militare in caso di fallimento del negoziato.

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  • Redazione

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