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La riforma della giustizia e le giravolta dei grillini

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La riforma della giustizia

La distorsione politica dei 5 Stelle

Tutti ricordiamo la travolgente avanzata elettorale dei 5 Stelle, avutasi nel recente passato, basata sui ‘vaffa’, apertura del Parlamento come una scatoletta di tonno, uno vale uno, rigore totale anche verso le strutture statuali e la loro efficienza.

Insomma, una promessa complessiva volta a rimuovere tutte criticità strutturali di uno Stato al servizio della partitocrazia.

Allora, come non mettersi nei panni di chi ha guardato con attenzione a questo movimento, che prometteva un cambio radicale su tutto, compreso, ovviamente, ciò che riguarda una funzione dello Stato, quale quella concernente la giustizia, allorché i 5 Stelle sono per il No?

Eppure, compreso il caso Palamara, che ha consentito a tutti di venire a conoscenza di cose inaccettabili, come pure l’oggettiva inefficienza del sistema circa la durata dei processi, le fughe di notizie, un protagonismo mediatico del tutto fuori luogo, riguardo al quale si dovrebbe parlare anche della legittimità, l’atteggiamento politico dei 5 Stelle sulla giustizia appare del tutto incoerente rispetto a quanto ci si poteva aspettare da chi ha promesso sfracelli rivoluzionari.

E allora, nonostante la loro incoerenza e il loro sostanziale silenzio in materia, al di là di qualche pigolio, com’è possibile che il Movimento 5 Stelle sia arrivato a porsi tra i paladini del No al referendum, osteggiando, quindi, anche il sorteggio del CSM, che ovviemente farebbe scomparire l’esondazione delle correnti (vedi il caso Palamara)?

Il vero ‘problema’ dei sostenitori del No – uno vale uno dove sei? -, nei fatti, è quello di  continuare a ‘tollerare’ che taluni magistrati seguitino con comportamenti tipici di chi svolge funzioni correlate a un potere dello Stato e non a quelle di un Ordine, come peraltro sancito dalla Costituzione.

Come è possibile che autoproclamati salvatori del mondo non sappiano quanto accade nella realtà, che l’avvocato Caiazza ha ben descritto?

Caiazza, infatti, ha asserito:

“La magistratura italiana è politicizzata in un modo che è ignoto nel mondo. Vi invito a farmi un solo esempio di un Paese in cui la magistratura interloquisce col legislatore, dice cosa le piace e cosa non le piace, contesta il ministro, manifesta contro il governo. Queste cose non esistono in nessun’altra parte del mondo.

Questa soggettività politica ha modificato le convinzioni dei magistrati e di tutti noi: siamo stati coinvolti nell’idea che il CSM fosse diventato il parlamento delle toghe, dove vengono rappresentati i partiti dei magistrati. Ma il CSM non è un organo di rappresentanza politica: è un organo di alta amministrazione, che fa promozioni, valutazioni e trasferimenti”.

Non basta tutto questo per avvertire la necessità di introdurre il sorteggio per l’elezione del CSM?

Per un inguaribile ottimista l’aspettativa di un voto a favore del Si sarebbe stata  naturale e concorde con le promesse fatte a suo tempo, ma, con amarezza, bisogna chiedersi, in realtà, cosa ci si potesse aspettare da chi ha dato lezioni di incongruenza e ipocrisia – politica beninteso – che ha esultato dal balcone di Palazzo Chigi tuonando di aver cancellato la povertà, che ha introdotto il Superbonus per le ristrutturazioni edilizie, costato ai contribuenti oltre 200 miliardi di euro, mettendo, peraltro, in moto un esercito di truffatori. Per non parlare, infine, del reddito di cittadinanza, da subito mostratosi un comodo divano per i fannulloni, nei fatti, altri miliardi a carico dei contribuenti e ‘genesi’ di ulteriori truffe.

Purtroppo, siamo stati gabbati da gente che ha superato tutti i record dell’incoerenza e appreso magistralmente l’arte della giravolta; in realtà, si tratta di “scappati di casa”, che, sotto sotto, sono pronti a schierarsi… con Francia o Spagna purché se magna… che ora hanno anche l’ardire di attaccare chi usa prudenza e giudizio nel gestire i conti dello Stato e, per non farsi mancare nulla, reclamano una carente gestione dell’immigrazione e della sicurezza!

Amen awomen!

Autore

  • Marforius

    MarforiusMarforius, il Marforio del XXI secolo, in omaggio alla celebre statua "parlante" di Roma. Proclama la verità senza filtri ed esprime, in modo sferzante, il malcontento popolare e le proteste politiche e sociali degli italiani verso chi, fingendo di fare gli interessi del Belpaese, fa i propri.

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