Home Opinioni Referendum, la partitocrazia non ‘perde occasione’ per le solite figure…

Referendum, la partitocrazia non ‘perde occasione’ per le solite figure…

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E torniamo alla solita lotta politica di posizione

In vista della consultazione referendaria di domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026, relativa al referendum popolare confermativo ai sensi dell’art. 138 della Costituzione, le diverse posizioni a favore o contrarie al quesito rivelano ideologie decisamente contrastanti, addirittura invertite  rispetto alla consueta collocazione politica.

Ogni posizione relativa al prossimo referendum risulta assolutamente legittima, ma, contemporaneamente, esprime due schieramenti ideologici che vanno molto al di là della classica divisione tra destra e sinistra tipica dello schema classico della politica nostrana.

Ora, pur riconoscendo che tale riforma non si possa assolutamente considerare come quella definitiva, ma, viceversa, abbia il merito di aprire un percorso che necessiterà di altre modifiche successive, tuttavia ora il pensiero Riformista (il quale erroneamente si attribuisce come una diretta e forse più tiepida discendenza di quello progressista)
prevede un aggiornamento a tappe finalizzata a migliorare una situazione insostenibile, quale è quella della Giustizia ora.

Viceversa, il nuovo conservatorismo che esprime l’opposizione a questa riforma, anche se parziale, si dimostra quello, che rimanendo fermo e granitico sulla base dei propri principi  considerati “immodificabili e progressisti”, rimane in attesa della riforma perfetta ed onnicomprensiva: nei fatti bloccando ogni possibilità, anche limitata, volta a un primo  miglioramento.

In questo modo viene espressa sostanzialmente una posizione ideologica fortemente conservatrice in forte contraddizione con l’attuale posizione nello schieramento politico

Al di là degli esiti, questo referendum ha il merito di svelare finalmente la reale natura ideologica dei diversi movimenti politici che affermano di appartenere a due schieramenti politici contrapposti dei quali si considerano legittimi interpreti ma che, nello specifico, si dimostrano espressioni di una totale inversione ideologica.

La realtà odierna certifica come la posizione nei fatti sia l’opportunismo politico che pone le due parti contrapposte rispettivamente in una posizione esattamente opposta rispetto al proprio schieramento politico.

La guerra politica in occasione di questo referendum, tra i diversi schieramenti, di fatto ha invertito i ruoli e le posizioni politiche, dimostrando, ancora una volta, come non si consideri importante il miglioramento attraverso una riforma anche parziale e assolutamente perfettibile, ma sia più determinante la solita lotta politica di posizione.

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