Una demenziale propaganda bipartisan impesta il Referendum sulla Giustizia… anzi sulla magistratura
Nel disperato ed arduo tentativo di interloquire sui contenuti inizierò ad analizzare la separazione delle carriere.
Lo farò per chi ne avrà tempo e voglia… già sapendo che verrò più volte interrotto…
Iniziamo col dire che la Riforma mira a separare la figura del Pubblico Minister, colui che formula l’accusa, da quella del Giudice, colui che valuta se quell’accusa è fondata o meno.
«Non serve! È inutile!», mi stoppano subito i meno informati, «la separazione esiste già!».
Ma non è così.
Esiste la separazione delle funzioni non delle carriere!
È vero che oggi, dopo la riforma Cartabia, chi fa il Pubblico Ministero può passare a fare il
Giudice solo una volta, e viceversa.
Ma non è questo il problema!
Il vero problema sono le carriere, e cioè le promozioni, i trasferimenti, le assegnazioni degli incarichi, i procedimenti disciplinari.
Provvedimenti che vengono decisi da un unico CSM, Consiglio Superiore della Magistratura, composto sia da PM che da Giudici.
Sono quindi anche i PM che, in quella sede, decidono le sorti dei Giudici.
A questo punto, mi spiegate come può essere “terzo ed imparziale” un Giudice la cui carriera è affidata a collegi di cui fanno parte i PM?
Proprio per evitare tale assurdità, ci si prefigge di creare due CSM differenti: uno per i PM, l’altro per i Giudici.
In tal modo i Giudici avranno il loro organo di autogoverno e saranno del tutto indipendenti dai PM.
I due CSM saranno entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica e nulla intaccherà l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura, le cui prerogative rimarranno invariate.
«È un falso problema!», mi interrompono nuovamente, «Le tante assoluzioni dei giudici dimostrano che non c’é contiguità con i PM».
Ma questa è un’argomentazione ingannevole in quanto salta un passaggio.
Le due figure, quella del PM e del Giudice, non compaiono solo nel processo finale, ma anche nel corso delle indagini.
Se, per esempio, il PM vuole intercettare un indagato deve chiedere il decreto al Giudice delle Indagini Preliminari, GIP.
Se vuole che l’indagato sia arrestato deve inoltrargli una richiesta di ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Se i termini delle indagini sono scaduti e vuole continuarle, deve proporgli una proroga.
A conclusione delle indagini chiederà al Giudice dell’Udienza Preliminare di processarlo.
Ebbene, un Giudice imparziale non dovrebbe avallare ciecamente qualsiasi richiesta del PM, bensì vagliare obiettivamente le fonti di prova raccolte, comprese quelle individuate nel corso delle indagini difensive, e prendere le sue decisioni.
Ma è veramente così?
Per rispondere alla domanda basta analizzare i dati rilevati dall’Unione Camere Penali dai quali si rileva che i GIP accolgono le richieste di intercettazione telefoniche richieste dai PM nel 94% dei casi.
Accolgono le richieste di proroga delle intercettazioni richieste dai PM nel 99% dei casi.
Malgrado i tempi delle indagini preliminari scadono, accolgono le richieste dei PM di prorogarle nel 85% dei casi.
I GUP (Giudici dell’udienza preliminare) accolgono le richieste di rinvio a giudizio dei PM nel 90% dei casi!
Per cui è vero che moltissime volte, quando finalmente si arriva al processo, l’imputato viene assolto (spesso in appello, se non in Cassazione).
Ma non significa che questa è la prova che tra Giudice e PM non c’è contiguità.
Significa che, se non ci fosse stata, quei casi a processo non ci sarebbero neanche arrivati!
«Eh sì… e allora la Santanchè?»
… oddio, qui si si va nel patologico.
Ed ecco infatti che mi sciorinano l’elenco dei politici indagati o condannati, sostenendo che i criminali sarebbero agevolati dalla Riforma.
Ma, di grazia, quale agevolazione avrebbe un imputato o un indagato dalla separazione delle carriere?
Se l’impianto accusatorio è consistente non dovrebbe cambiare niente.
… o no?
A meno che, chi sostiene tale teoria bislacca pensi che per ottenere un’ordinanza di custodia cautelare, un rinvio a giudizio, una condanna, sia indispensabile l’affinità, se non la complicità, tra inquirenti e giudicanti!
È questa la loro idea di giustizia?
E poi alla fine arrivano quelli che:
«Non mi interessa! Mai con Gioggia, Nordio & Co!»
E con questi è inutile sprecare parole.
Qui non esiste antidoto di pensiero.
Tali tristi figure rifiutano la separazione delle carriere per avversità al Governo che l’ha proposta.
Sono prigionieri dell’ideologia.
Del tutto incapaci di comprendere che le persone intellettualmente indipendenti sposano le idee… non chi le sostiene.





