La creazione di un euro digitale è la vera priorità dei cittadini?
La strategia della BCE e della Commissione europea, esplicitata nella volontà di avanzare e addirittura accelerare la creazione di un euro digitale, suscita dei legittimi dubbi, se non altro in relazione alle priorità che dovrebbero invece determinare l’azione politica ed istituzionale dei due istituti europei.
Si dimostra veramente paradossale, come di fronte a una crisi industriale nel continente europeo senza precedenti, che interessa tanto l’industria pesante quanto l’automotive e la sua intera filiera, sono già stati azzerati oltre 50.000 posti di lavoro, l’istituzione europea continui a operare per la creazione dell’Euro digitale e persegua l’obiettivo dichiarato di ‘rafforzare l’euro’ anche con una sua transizione verso il digitale.
Non viene adottata, quindi, una politica che abbia come come obiettivo quello di tutelare i lavoratori attraverso l’adozione di una politica energetica, la prima vera forma di politica industriale, che abbassi i costi, specialmente in Italia assolutamente insostenibili, tanto per le imprese quanto per le famiglie: dando quindi una nuova competitività alle imprese e un minimo di serenità alle famiglie.
Le priorità dimostrate, e confermate dal vertice europeo, continuano a dimostrarsi così di natura finanziaria e decisamente autoreferenziale.
Anche strategicamente parlando, una scelta di questo genere, la quale quindi portasse ad un reale rafforzamento della valuta europea, come inevitabile conseguenza, tenderebbe a favorire i flussi di importazioni tanto di beni intermedi quanto di prodotti finiti e penalizzerebbe l’export.
In più verrebbe appesantito il costo del servizio ad ogni forma di debito espresso in euro, anche se europeo, viceversa, ridando valore alla tesi di una crescita basata sulla semplice svalutazione competitiva.
Esiste, poi, una profonda analogia tra l’attuale motivazione ispiratrice della transizione verso l’euro digitale, cioè il ‘rafforzamento dell’Euro per un nuovo ruolo nell’economia finanziaria internazionale’.
La medesima motivazione, infatti, rappresentò la volontà politica dei vertici europei e determinò la scelta scellerata della quotazione del gas alla borsa di Amsterdam, offrendo quindi un ulteriore strumento finanziario speculativo al mercato, la cui azione riesce addirittura ad incidere notevolmente nelle quotazioni della materia prima attraverso i futures.
Molto probabilmente anche gli esiti determinati da una simile strategia di politica monetaria si dimostreranno per aziende e famiglie ancora una volta disastrosi.
Da europeista emerge evidente come questa classe dirigente in perfetta sintonia con chi rappresenta l’istituzione europea, si dimostri, proprio in rapporto alle priorità espresse, ampiamente compromessa con gli interessi finanziari speculativi, che nulla hanno a che fare con la crescita economica e occupazionale dell’Unione europea.





